Riciclo RAEE, Arienti (Erion): Quantità della raccolta senza qualità non porta a un recupero efficiente”

Intervista a Giorgio Arienti, direttore generale di Erion WEEE, sui risultati del progetto europeo FutuRaM

Alessandro Coltré
Alessandro Coltré
Giornalista, si occupa di conflitti ambientali, di inquinamento industriale e di riconversione ecologica. Socio della cooperativa Editrice Circolare e redattore di EconomiaCircolare.com. Autore insieme a Rita Cantalino di Molecole, storie di legami e di veleni, serie podcast prodotta da Fandango, A Sud e Valori.it. Per Sveja podcast, insieme a Ylenia Sina cura la rubrica Fratte - l'ambiente di Roma.

Giorgio Arienti, direttore generale di Erion WEEE, sistema italiano per la responsabilità estesa del produttore dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ci può spiegare dove si concentrano oggi le principali perdite di valore nei flussi RAEE?

Secondo i risultati del progetto FutuRaM, l’Europa produce ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di RAEE, ma solo una parte di questi viene trattata in modo da recuperare metalli critici e preziosi: solo la metà dei RAEE generati è infatti sottoposta a un trattamento adeguato, permettendo di ricavare circa 0,4 Mt di materie prime critiche (dato 2022). Le principali perdite di valore si verificano soprattutto nei flussi non selezionati o contaminati, dove i materiali critici (presenti ad esempio in batterie, circuiti stampati e componenti elettronici avanzati) finiscono per diluirsi in frazioni metalliche. In termini concreti, fino al 70% del potenziale di recupero dei metalli preziosi e critici può andare perso se non vengono adottate tecnologie e processi adeguati. Inoltre, la mancanza di dati dettagliati e di metodologie standardizzate rende difficile individuare dove intervenire: una soluzione come la Urban Mine Platform sviluppata dal progetto FutuRaM ci permette invece di identificare i cosiddetti ‘material hotspot’, cioè quei flussi ad alto contenuto di materiali critici che, se gestiti correttamente, possono generare grande valore economico e industriale.

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Conta maggiormente raccogliere più RAEE o raccoglierli meglio, e quali sono le iniziative prioritarie da mettere in campo su entrambi i fronti?

 FutuRaM evidenzia chiaramente che non basta raccogliere di più, perché la quantità senza qualità non porta a un recupero efficiente dei materiali critici. È certamente importante raccogliere di più, e per questo è necessario sia spiegare ai cittadini cosa sono i RAEE e perché è essenziale la raccolta differenziata di questi rifiuti, sia portare la raccolta dei RAEE nei luoghi ad alta e ripetuta frequentazione, come uffici, scuole, supermercati di prossimità: limitare le modalità di raccolta dei RAEE alle isole ecologiche comunali e ai negozi di apparecchiature elettriche ed elettroniche non consente di aumentare in modo considerevole le quantità inviate a un corretto trattamento. Allo stesso tempo, però, è fondamentale raccogliere meglio, selezionando i flussi, separando i materiali e riducendo le contaminazioni. In pratica, batterie, circuiti stampati e schede elettroniche devono essere trattati in modo differenziato per massimizzare il valore recuperabile. Le iniziative prioritarie devono puntare a sviluppare e implementare tecnologie avanzate di separazione che permettano di estrarre metalli critici con la massima efficienza, affiancate da processi standardizzati di classificazione e tracciamento dei RAEE, indispensabili per disporre di dati affidabili a supporto di decisioni strategiche. È altrettanto fondamentale ottimizzare la logistica, riducendo al minimo scarti e perdite lungo tutta la filiera. Solo combinando in modo efficace quantità e qualità della raccolta e del trattamento possiamo aumentare significativamente il valore recuperato dai RAEE e contribuire concretamente alla sicurezza di approvvigionamento di materie prime strategiche in Europa.

Quali categorie di prodotti o componenti meritano oggi più attenzione se si vogliono recuperare materie prime critiche?

Il progetto FutuRaM ha mostrato che i flussi più ricchi di materiali critici sono quelli dei RAEE contenenti batterie al litio e NiMH, circuiti stampati e schede elettroniche (dalle quali si possono recuperare terre rare, rame, cobalto, nichel e altri metalli preziosi), i LED e le lampade al neon, e i componenti avanzati di elettrodomestici come motori elettrici, sensori e microchip.

I dati raccolti dal progetto attraverso i campionamenti effettuati sui RAEE in diversi Stati membri indicano come circa il 10-15% del peso dei RAEE domestici e professionali sia costituito da metalli critici o preziosi concentrati principalmente in rame nei cavi, alluminio nelle scocche, terre rare nei magneti e nelle polveri fluorescenti, e metalli del gruppo del platino presenti nelle schede elettroniche e nei display. Nei flussi di lampade a LED e lampade al neon le terre rare rappresentano fino al 5% del contenuto totale, un valore significativo considerando la diffusione crescente di questi prodotti, mentre i motori elettrici e i sensori di elettrodomestici complessi contengono piccole ma concentrate quantità di rame, nichel e terre rare. Trattare adeguatamente i RAEE e recuperare le materie prime critiche presenti permette di valorizzare questi prodotti, ridurre la dipendenza dalle importazioni esterne e rafforzare la sovranità materiale dell’Europa. In questo modo, i RAEE possono essere trasformati da rifiuti a risorse industriali strategiche, contribuendo in modo significativo a un’economia più circolare e sostenibile.

Che cosa manca ancora, in Italia, per trattenere più valore industriale dai RAEE? E cosa serve a livello europeo per essere pronti alla sfida della “sovranità materiale”?

In Italia ancora oggi mancano dati completi e standardizzati, infrastrutture di riciclo avanzate e processi industriali integrati, e questo fa sì che gran parte dei materiali critici presenti nei RAEE venga esportata o persa, con conseguente perdita economica e tecnologica. A livello europeo, il progetto FutuRaM sottolinea l’importanza di adottare metodologie comuni e linee guida standardizzate per la classificazione e il recupero dei RAEE, di sviluppare scenari di previsione fino al 2050 per garantire la disponibilità di materie prime critiche e strategiche e di rafforzare il coordinamento tra Stati membri per ottimizzare la raccolta, il trattamento e il riciclo dei flussi ad alto contenuto di materiali preziosi. Solo con queste misure integrate sarà possibile affrontare con successo la sfida della sovranità materiale, trattenere valore industriale e garantire all’Europa autonomia strategica e sostenibilità economica.

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