sabato 14 Marzo 2026

Australia, il tribunale respinge una causa sul greenwashing

Il tribunale australiano assolve la compagnia petrolifera Santos dalle accuse di greenwashing, ritenendo lecite le sue “intenzioni” climatiche. Restano dei dubbi: investitori non esperti potrebbero essere stati confusi su gas e idrogeno “puliti”, secondo Australasian Centre for Corporate Responsibility

Enrica Muraglie
Enrica Muraglie
Giornalista indipendente, ha scritto per il manifesto, Altreconomia, L'Espresso. Fa parte della rete FADA.

La compagnia petrolifera e del gas Santos non è colpevole di aver fuorviato gli investitori con i suoi piani climatici: lo stabilisce la corte federale australiana, non stava praticando greenwashing. Il caso, intentato nel 2021 dal gruppo no-profit di azionisti Australasian Centre for Corporate Responsibility (ACCR), contestava l’accuratezza delle dichiarazioni di Santos sull’energia pulita e il suo percorso verso il net zero.  

Secondo ACCR la società del gas ha violato il Corporations Act, la legge australiana che regola la condotta delle società nel mercato e protegge gli investitori. Santos avrebbe adottato comportamenti fuorvianti o ingannevoli nella sua relazione annuale 2020, in una presentazione agli investitori e in una relazione sul cambiamento climatico del 2021.

Al centro di queste accuse, alcune affermazioni chiave di Santos: era produttore di “energia pulita”, il gas naturale è un “combustibile pulito”, l’idrogeno prodotto con la cattura e lo stoccaggio del carbonio era “idrogeno a emissioni zero” e “idrogeno pulito”. E che aveva un percorso chiaro e credibile verso l’azzeramento delle emissioni nette entro il 2040.

Il caso è stato archiviato il 17 febbraio, con le motivazioni complete rese pubbliche dal tribunale il 23 febbraio.

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La difesa di Santos

Santos ha sostenuto che la tesi dell’ACCR ignorava anni di lavoro svolto in vista della presentazione agli investitori, della relazione annuale del 2020 e della relazione sul cambiamento climatico del 2021. Alla corte ha dichiarato che i suoi obiettivi climatici rappresentavano una dichiarazione di “intenzioni attuali” e “non una promessa o una previsione”.

La sentenza

Nella sentenza, la giudice Brigitte Markovic sostiene che l’azienda non stava inducendo in errore gli investitori, che sarebbero sempre in grado di comprendere come il gas naturale di Santos o l’idrogeno prodotto con cattura e stoccaggio di carbonio rilascerebbero comunque alcune emissioni di gas serra, durante il consumo. Ma alcuni esperti concordano che gli investitori generalisti potrebbero non avere affatto questo livello di comprensione. 

idrogeno 1

Santos ha accolto con favore la decisione della giudica Brigitte Markovic e ha affermato di essere “impegnata a fornire relazioni trasparenti, accurate e conformi”. L’azienda ha inoltre dichiarato che – dalla pubblicazione della sua roadmap per l’azzeramento delle emissioni nette – ha sviluppato un piano di transizione climatica che continua ad evolversi “con il progredire della tecnologia dei mercati e delle politiche pubbliche”.

Per ACCR, rappresentato dall’Environmental Defenders Office, la condanna corrisponde al pagamento delle spese processuali. 

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La visione di ACCR

“Sebbene il tribunale abbia ritenuto che la condotta di Santos non fosse sufficiente a violare la legge, il caso ha puntato i riflettori su come i piani di Santos sono stati sviluppati e utilizzati per assicurarsi un vantaggio sul mercato”, ha dichiarato Brynn O’Brien, co-amministratore delegato dell’ACCR. L’organizzazione detiene partecipazioni in società di combustibili fossili, come Santos, per cercare di costringerle a rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima.

cop lobbisti fossili

Per O’Brien il caso non mirava a “punire l’ambizione climatica” ma riguardava piuttosto “la difesa dell’integrità del mercato e la garanzia che agli investitori fossero fornite tutte le informazioni necessarie per valutare con sicurezza gli obiettivi di emissione e i piani di azzeramento delle emissioni nette”.

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La visione degli altri

Paul Mougeolle, consulente strategico della no-profit francese Notre Affaire à Tous, ha dichiarato a Sustainable Views che, alla luce della decisione, i tribunali australiani sembrano “piuttosto conservatori” rispetto a quelli di altri Paesi. E che devono ancora digerire l’idea che gli Stati hanno il dovere legale di mitigare il cambiamento climatico ai sensi del diritto internazionale, come stabilito nel luglio 2025 dalla Corte internazionale di giustizia.

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