La Commissione europea ha presentato l’Industrial Accelerator Act (IAA), bozza di regolamento predisposta per rafforzare la base industriale continentale “in un contesto di crescente concorrenza globale sleale”, aumentando la domanda di tecnologie e prodotti a basse emissioni di carbonio di fabbricazione europea.
Come è stata accolta la proposta dal mondo produttivo, della politica e del mondo ambientalista? Solo poche le reazioni entusiastiche. Vediamo alcuni dei commenti, ovviamente non esaustivi.
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Urso, accettata la nostra proposta
“Finalmente la proposta che noi abbiamo sollecitato del ‘Made in Europe’ è contenuta nell’Industrial Accelerator Act presentato dal commissario Sejourné, finalmente l’Europa ci ascolta”, ha affermato il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, salutando con favore, riferisce l’ANSA, anche il fatto che nell’agenda del prossimo Consiglio europeo figuri la revisione del meccanismo del sistema di scambio delle quote di Emissione Ets.
Scuderi (AVS): reindustrializzare sì, ma in modo sostenibile e strategico
“Siamo felici che la direzione del provvedimento sia quella della transizione industriale, ora abbiamo bisogno di garantire piena sinergia tra tutte le misure, in modo da avere un piano industriale europeo realmente efficace. Competitività, decarbonizzazione e coesione sociale sono dimensioni inseparabili, che richiedono un quadro normativo chiaro e stabile, politiche energetiche coerenti, strumenti di mercato incisivi e una visione industriale di medio-lungo periodo”. Così l’europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra Benedetta Scuderi. Afferma che “sarà necessario sostenere le PMI e la loro aggregazione e costruire mercati verdi credibili. L’obiettivo è reindustrializzare i nostri territori, ma in modo sostenibile e strategico per la nostra autonomia. Deve essere chiaro, in questo senso, che le tecnologie verdi e rinnovabili, così come quelle digitali, devono essere al centro del nostro piano per sviluppare la manifattura europea”.
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Recycling Europe: non riconosciuto il ruolo strategico dell’industria del riciclo
L’associazione dei riciclatori UE, Recycling Europe, apprezza la norma nel complesso, ma avanza numerosi dubbi. Scrive in fatti che “l’introduzione dei criteri ‘Made in Europe’ è un passo positivo per rafforzare la base industriale europea. Se combinata con forti incentivi all’utilizzo di materiali riciclati nei prodotti, potrebbe diventare una potente leva per rafforzare la resilienza industriale dell’Europa”. Ma la legge “presenta delle lacune”: “Non riconosce uno degli strumenti più efficaci per la decarbonizzazione industriale in Europa: l’industria del riciclaggio”. Infatti non include il riciclaggio tra i settori industriali strategici e quindi non prevede procedure accelerate per il rilascio delle autorizzazioni relative ai progetti di riciclaggio: “Senza un’implementazione accelerata delle infrastrutture di riciclaggio, la promessa di una ‘accelerazione industriale’ rischia di rimanere in gran parte teorica”.
Pur riconoscendo il sostengo alla creazione di mercati per i prodotti a basso tenore di carbonio, come le materie riciclate, Recycling Europe critica:
- il fatto che la proposta affronti “solo marginalmente il ruolo della plastica riciclata nella decarbonizzazione industriale”,
- “rinvii in gran parte le misure relative all’economia circolare alla futura legge sull’economia circolare”,
- . Tuttavia, la sua efficacia dipenderà da solide garanzie, in particolare perché i partner dell’accordo di libero scambio (ALS) potrebbero qualificarsi come originari dell’UE in base al testo finale dell’IAA, indebolendo potenzialmente l’impatto previsto.
WindEurope: “Fondamentale un’attuazione semplice e armonizzata delle nuove norme”
“L’UE ha giustamente identificato l’energia eolica come un settore strategico: la leadership industriale nel settore eolico è nell’interesse strategico dell’Europa”, ha detto Tinne van der Straeten, CEO di WindEurope, che riunisce le imprese dell’eolico. “Accogliamo con favore questo importante segnale politico. Ora è fondamentale un’attuazione semplice e armonizzata delle nuove norme”. L’associazione chiede ai colegislatori “di adottare un testo chiaro e semplice e ai governi nazionali di garantire un’attuazione armonizzata delle nuove norme. In caso contrario, l’Europa rischia di creare un mosaico di normative nazionali che non farà altro che aumentare gli oneri amministrativi a carico delle imprese e far lievitare i costi”.
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BusinessEurope: problematiche le disposizioni relative agli investimenti diretti esteri
Per BusinessEurope, la Confindustria europea, “la proposta può portare soluzioni, ma può anche creare nuovi problemi se non è ben equilibrata e attentamente studiata”.
Ha affermato il direttore generale Markus J. Beyrer: “Le disposizioni relative alle autorizzazioni industriali e alla creazione di domanda per i prodotti a basse emissioni di carbonio attraverso gli appalti pubblici forniscono concetti e proposte interessanti, ma resta da vedere se ciò possa essere realisticamente attuato e diventare un vero punto di svolta”.
“La crescita e la prosperità dell’Europa sono intrinsecamente legate alla sua capacità di commerciare con i paesi partner, compresi quelli vicini. Esamineremo quindi con grande cautela ma con mente aperta l’introduzione della preferenza europea negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico, assicurandoci che i rischi siano adeguatamente valutati e pienamente compresi”.
Le disposizioni relative agli investimenti diretti esteri “rimangono problematiche” perché “potrebbero mettere in discussione l’attrattiva dell’Europa per gli investimenti diretti esteri”.
Federazione dell’industria tedesca: rischio ritorsioni dai mercati esteri
Afferma Peter Leibinger, presidente della Federazione dell’industria tedesca (BDI), che l’IAA si tradurrà in un aggravio burocratico significativo. “Viviamo principalmente di esportazioni. Non dovremmo accettare effetti di secondo impatto che renderanno più difficili le nostre esportazioni. E dobbiamo aspettarci queste reazioni”, ha detto, prevedendo ritorsioni dei partner commerciali.
Stellantis: proposta insufficiente
“L’obiettivo della legge sull’Industrial Accelerator Act è rafforzare la base industriale europea in un contesto caratterizzato da una crescente concorrenza sleale a livello globale e da una sempre maggiore dipendenza dai fornitori extra Ue. La proposta presentata dalla Commissione non è sufficiente a raggiungere questo obiettivo” commenta il gruppo automobilistico Stellantis. “Per proteggere e promuovere realmente l’industria automobilistica europea e i milioni di posti di lavoro che essa sostiene, la politica – aggiunge Stellantis – deve essere semplice da attuare e fornire una compensazione chiara e tempestiva all’aumento dei costi del Made in Europe.
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ECCO: passo importante ma manca un quadro chiaro
Secondo Davide Panzeri, Responsabile Politiche Italia-Europa di ECCO – il think tank italiano per il clima: “L’Industrial Accelerator Act segna un passo importante verso una politica industriale europea più integrata. L’utilizzo della domanda pubblica per creare mercati per le tecnologie pulite è fondamentale sia per la competitività europea sia per gli obiettivi di decarbonizzazione. Tuttavia, l’IAA non offre un quadro chiaro sui criteri verdi, che saranno stabiliti da legislazione separata, e su come la percentuale di appalti pubblici dedicati a beni verdi e Made in EU possa aumentare nel tempo”.
Resta poi aperta la questione della definizione operativa dei criteri climatici, in larga parte rinviata agli atti delegati della Construction Products Regulation e dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation: “Questo rinvio rischia di prolungare l’incertezza regolatoria e di imporre ulteriori oneri alle imprese, soprattutto se non si farà ricorso a metodologie già consolidate e ampiamente utilizzate, come i benchmark dell’ETS”.
Quanto al requisito di origine europea per le tecnologie pulite può “solleva dubbi su concorrenza e costi di produzione. L’efficacia, nello sviluppo di capacità industriale europea, passa da un’analisi strategica delle filiere esistenti, al fine di individuare i segmenti in cui l’Europa ha reali vantaggi”.
Infine, l’IAA introduce un sistema armonizzato di condizioni per gli investimenti diretti esteri nei settori emergenti strategici: “Si tratta di un passaggio rilevante: lo screening degli investimenti non è più solo uno strumento di sicurezza nazionale ma diventa parte integrante della politica industriale. Resta, tuttavia, il rischio che questo possa scoraggiare investimenti in settori strategici per la transizione, oltre a sollevare possibili tensioni in ambito WTO”.

European Environmental Bureau: mancano definizioni rigorose, scadenze vincolanti e restrizioni severe sulle tecnologie inquinanti
Lo European Environmental Bureau (EEB) “accoglie con favore questa norma, ma avvertono che l’allontanamento dell’industria europea dai combustibili fossili richiederà maggiore chiarezza e regole più severe, e non dovrà avvenire a scapito della natura”. Le misure positive proposte per stimolare la domanda di processi produttivi più puliti, “non sono ancora accompagnate da definizioni rigorose, scadenze vincolanti per la decarbonizzazione o restrizioni severe sulle tecnologie inquinanti”.
Secondo Riccardo Nigro, esperto di politiche per l’industria a zero emissioni presso l’EEB, la proposta “offre la carota per la decarbonizzazione industriale, ma manca il bastone. Senza un prezzo del carbonio forte e prevedibile e senza scadenze chiare e vincolanti per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, non darà i risultati sperati. Affidarsi ai combustibili fossili per le industrie ad alta intensità di carbonio è un onere costoso, come dimostra chiaramente l’impennata dei prezzi dell’energia causata dalla guerra in Medio Oriente”. Servono “regole prevedibili: prezzi del carbonio elevati, incentivi chiari, norme vincolanti e valutazioni ambientali rigorose. L’IAA integra il quadro esistente con incentivi, ma da sola non sarà sufficiente a innescare la trasformazione di cui l’Europa ha bisogno”.
WWF: Bene, ma necessario impegnarsi a rafforzare i criteri di requisiti a basse emissioni di carbonio
Il WWF considera l’IAA “un primo passo per sostenere la trasformazione industriale dell’UE”. Contiene “alcune misure positive volte a stimolare la domanda di prodotti a basse emissioni di carbonio e ad accelerare la diffusione di tecnologie pulite. Tuttavia occorre fare molto di più per plasmare realmente il futuro industriale dell’UE”.
La Commissione “dovrà intensificare i propri sforzi per attuare misure più incisive sul lato della domanda”. In che modo? “Attraverso la progettazione di etichette obbligatorie realmente ecologiche per l’acciaio e il cemento nell’ambito del regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) e del regolamento sui prodotti da costruzione (CPR)”.
Secondo Camille Maury, responsabile senior delle politiche sulla decarbonizzazione industriale del WWF UE “la Commissione ha finalmente dato una spinta all’industria pulita aprendo la strada alla creazione di domanda per prodotti puliti. Tuttavia, per vincere la corsa alla decarbonizzazione, la Commissione e i responsabili politici dovranno impegnarsi a rafforzare i criteri di requisiti a basse emissioni di carbonio e a progettare etichette veramente ecologiche per l’acciaio e il cemento che escludano la produzione basata sui combustibili fossili”.
Bene poi le semplificazioni nei processi autorizzativi, che “possono svolgere un ruolo cruciale nella trasformazione industriale” ma “non a scapito della natura”.
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