Il boom dei data center e il lato nascosto dell’intelligenza artificiale

La crescita dell’intelligenza artificiale accelera lo sviluppo dei data center. In Italia il settore è in forte espansione, con la maggiore concentrazione attorno a Milano. Mentre si parla spesso delle opportunità economiche legate all’ia, al festival Le Parole Giuste si affronteranno i costi nascosti di questa “rivoluzione”

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Redazione EconomiaCircolare.com

L’intelligenza artificiale sta trasformando l’economia, l’industria e la società, e con essa lo sviluppo dei data center (ci torneremo). Ormai l’IA è stabilmente al centro del dibattito pubblico – italiano, europeo e globale. E le sue applicazioni sono ovunque, dalla sanità alla guerra. La mail di EconomiaCircolare.com è sommersa di ogni giorno di comunicati stampa e di notizie sull’IA, di mirabolanti innovazioni e di usi già presenti che promettono di rivoluzionare questo o quel settore. 

Ma d’altra parte si susseguono gli allarmi su quella che potrebbe essere la prossima bolla finanziaria, soprattutto negli Stati Uniti la cui economia è sempre più in mano a una manciata di tecnoligarchi che hanno tutto l’interesse a promuovere l’intelligenza artificiale per aumentare a dismisura i propri profitti. Perfino Larry Flink, amministratore delegato di BlackRock, la prima società al mondo di gestione del risparmio e degli investimenti,  cioè uno degli uomini più potenti al mondo, ha descritto i rischi dell’intelligenza artificiale anche se allo stesso tempo ha detto che “l’intelligenza artificiale “potrebbe essere in grado di disinnescare la bomba demografica dell’Europa“.

Insomma: al momento l’approccio all’intelligenza artificiale si colloca nella celebre dicotomia “apocalittici e integrati”, definita da Umberto Eco con l’omonimo saggio del 1964. I dati più recenti sull’intelligenza artificiale in Italia sono quelli presentati dal rapporto “L’Italia nell’era dell’IA. Crescita, sfide e prospettive di una rivoluzione in corso”, scritto dalla Fondazione Leonardo e presentato lo scorso 9 marzo 2026 presso la Camera dei Deputati.

intelligenza artificiale energia

Nel rapporto si ricorda che la cornice normativa sull’intelligenza artificiale resta il regolamento europeo AI Act, in vigore dal 2024. E che l’Italia in questo campo vuole dire la propria, grazie in primis alla presenza di due dei cinque supercomputer più potenti del Vecchio Continente (HPC6 di Eni, secondo in Europa e sesto al mondo, e Leonardo del CINECA, quinto in Europa e decimo al mondo). Il rapporto della Fondazione Leonardo intende essere una roadmap strategica per i decisori politici. E fissa obiettivi ambiziosi, attraverso ben 18 raccomandazioni operative, come ad esempio portare il valore del mercato nazionale dell’IA dagli attuali 1,2 miliardi di euro a 5 miliardi di euro entro il 2030, triplicando il tasso di adozione nelle imprese dal 16% a oltre il 65%. Le prospettive per l’intelligenza artificiale in Italia, secondo la Fondazione, sono floride pur riconoscendo tuttavia alcune fragilità come la dipendenza dall’hardware estero, la fuga dei cervelli e il declino demografico, insieme a un’adozione dell’IA che resta molto bassa nelle piccole e medie imprese

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I numeri dei data center

Come è noto, alla base di ogni applicazione di intelligenza artificiale ci sono i data center, infrastrutture energivore in rapida espansione anche in Italia. Secondo analisi recenti, entro il 2035 i data center potrebbero consumare oltre il 10% dell’elettricità nazionale, con stime fino al 12-13%. In Italia, secondo gli ultimi dati Terna, le richieste di connessione alla rete elettrica hanno superato gli 82 gigawatt evidenziando potenziali criticità infrastrutturali.

Attualmente l’Italia conta circa 168 data center attivi, con una potenza installata superiore a 500 megawatt. La Lombardia è il polo principale, con oltre 60 strutture e 300 megawatt di capacità. Milano concentra più di 230 MW e 330 mila metri quadrati di superficie totale, e fa registrare una crescita annua del 15%. Proprio partendo dalla Lombardia si è concentrato un recente approfondimento della sociologa Francesca Coin, pubblicato su Internazionale.

“Consumo di suolo, rumore, eccessivo uso di acqua in zone colpite dalla siccità, rischio di impatto su fiumi e falde acquifere, sovraccarico della rete elettrica, aumento delle bollette, crollo del valore immobiliare delle case e insufficiente ritorno occupazionale – scrive Coin – sono alcune delle ragioni per cui in tutto il mondo crescono le proteste contro la costruzione di data center. In Italia se ne parla ancora troppo poco, eppure da qualche mese a Milano si è aperta la caccia al terreno per trasformare il capoluogo lombardo in un hub europeo. Secondo A2A nel capoluogo lombardo ci sarà un aumento del consumo energetico dei data center pari a dieci volte in cinque anni, una crescita vertiginosa che ha ripercussioni dirette sull’infrastruttura elettrica e sulle politiche energetiche. In tutta la cintura di Milano gruppi di cittadini stanno protestando contro la creazione di data center, spesso su aree verdi. Una questione esplosiva dal punto di vista energetico e ambientale, che va monitorata attentamente”.

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Cosa sta facendo il governo sui data center

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha introdotto nel 2024 le prime linee guida per valutare l’impatto ambientale dei nuovi data center. Gli interventi includono procedure di VIA (valutazione di impatto ambientale) e screening ambientale per analizzare consumo di suolo, acqua, emissioni e biodiversità. Gli obiettivi delle linee guida sono di rendere trasparenti le autorizzazioni, Incentivare l’efficienza energetica,promuovere l’uso di fonti rinnovabili, recuperare il calore prodotto dai server.

Successivamente, cioè il 16 luglio 2025, il MASE ha lanciato la consultazione sulla “Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali esteri in data center”. A novembre, dopo la partecipazione di numerosi portatori di interesse, quella strategia è diventata un documento di 27 pagine pubblicato sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

“La necessità di espandere la copertura geografica dei data center e la rilevanza dell’economia italiana in Europa, anche per il proprio posizionamento baricentrico rispetto al Mediterraneo, quindi come punto di approdo dei cavi sottomarini in fibra ottica, hanno portato il nostro Paese ad attirare l’interesse dei principali investitori in questo settore – si legge nel documento –  L’investimento in data center è un investimento che indirettamente coinvolge vari comparti industriali (immobiliare, componenti hardware come memorie, componenti di rete, software, sistemi di raffreddamento e trattamento delle acque reflue, interfacce uomo macchina; inoltre sono spesso abbinati a sistemi di produzione locale di energia rinnovabile con tutto l’indotto che comporta)”.

mappa data center

Nel 2027 i data center avranno uno specifico Codice Ateco. Inoltre prima con il decreto legge Bollette e poi con il decreto legge Energia il governo Meloni ha ulteriormente disciplinato la normativa su data center, prevedendo un iter unico della durata di 10 mesi che condenserà valutazioni di impatto ambientale (VIA), autorizzazioni ambientali integrate (AIA) e nulla osta paesaggistici. Ma l’elemento davvero dirompente è un altro, ed è inserito nel Data Center Framework Act, cioè il disegno di legge legge attualmente in discussione al Senato dopo essere stato approvato dalla Camera il 24 febbraio. Questo disegno di legge va ben oltre la semplificazione procedurale: riclassifica i data center come infrastrutture strategiche nazionali. Si tratta di una notevole assunzione politica, perché compara i data center a ciò che già sono le reti energetiche, i porti e le autostrade. Per intenderci, in questo modo al governo verrà fornita la base giuridica per esercitare poteri speciali (la cosiddetta “golden power”), a salvaguardia della sovranità dei dati e della sicurezza nazionale. In più si sottomette la rete elettrica nazionale alle esigenze di sviluppo dei data center.

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A “Le Parole Giuste” IA e data center

Il programma di inchieste giornalistiche PresaDiretta ha dedicato l’ultima puntata all’intelligenza artificiale e ai data center. Partendo dalla Cina per raccontare come un intero Paese stia trasformando l’intelligenza artificiale nella propria infrastruttura produttiva per poi analizzare i costi nascosti di questa tecnologia: dalla già citata concentrazione nell’hinterland milanese agli interessi delle grandi compagnie digitali straniere, dai lavori  – soprattutto umanistici – che cominciano già a essere soppiantati (come ad esempio traduttrici e traduttori) alle conseguenze per intere fette di popolazione che non possono avere gli strumenti per fronteggiare una presunta rivoluzione che in realtà rischia di diventare l’ennesimo strumento che arricchisce pochi a discapito di tanti.

Di tutto questo e molto altro si parlerà al festival di giornalismo d’inchiesta ambientale Le Parole Giuste, che si terrà a Roma dal 27 al 29 marzo presso il locale del Monk (zona Tiburtina). Nello specifico il 28 marzo ci sarà uno specifico incontro, intitolato Intelligenza artificiale e data center: ter(r)a di conquista. A introdurre il tema e a moderare l’incontro sarà il “nostro” Andrea Turco, che si confronterà con la sociologa Francesca Coin e la giornalista di Presa Diretta Teresa Paoli.

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