Tutte le novità del Decreto batterie: ne parliamo con Laura Castelli, presidente del Centro di coordinamento

Dalle responsabilità per gli obiettivi di raccolta ai nuovi compiti assegnati al Centro di coordinamento, dagli statuti tipo ai quali i consorzi dovranno allinearsi fino al Tavolo nazionale batterie. Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento, ci aiuta a capire cosa cambia col decreto batterie

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Nella gazzetta ufficiale del 6 marzo è stato pubblicato il Decreto Legislativo 10 febbraio 2026, n. 29 che adegua la normativa nazionale al regolamento europeo (UE) 2023/1542 sulle batterie. Laura Castelli, presidente del Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori” (CDCNPA), ha parlato di “cambiamento sostanziale”. EconomiaCircolare.com l’ha intervistata per capire meglio quali sono le novità introdotte con questa norma.

 

 

batterie pile
Laura Castelli – presidente CDCPNA
Laura Castelli, la prima importante novità contenuta nel decreto da poco pubblicato in gazzetta ufficiale è che il “Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori” (CDCNPA) cambia nome e diventa “Centro di Coordinamento batterie”.

Una semplificazione fortemente voluta da tutti gli attori del sistema per rendere più immediato il contesto di riferimento e adeguarlo alle evoluzioni tecnologiche in corso. Il cambio della denominazione è uno dei primi passi per l’evoluzione del Centro di Coordinamento nel nuovo ruolo istituzionale, ora stiamo lavorando ad un aggiornamento anche della veste grafica.

 

LE NOVITA’ PER CONSUMATORI E CONSUMATRICI

A nome della categoria dei giornalisti ringrazio: titolare usando “CDCNPA” non era facile. Veniamo al dunque. Commentando il decreto lei ha parlato di un “cambiamento sostanziale”. E partiamo dagli utenti finali, i consumatori e le consumatrici che devono liberarsi di pile esauste. Cosa cambia per loro?

Dovrebbe essere per gli utenti molto più facile sapere che le batterie (parliamo di batterie portatili) vanno raccolte in maniera differenziata e più facile sapere dove vanno conferite, dove vanno buttate.

Perché il condizionale?

Uso il condizionale perché ho due perplessità.

La prima. La nuova normativa prevede che tutti i consorzi debbano investire almeno il 3% dei ricavi derivanti dal contributo ambientale dell’anno precedente in attività di comunicazione nell’anno successivo.

Si tratta di sensibilizzare il cittadino sulla raccolta differenziata delle batterie; di creare la necessaria awareness per far crescere la raccolta. Quindi è necessario capire se questo 3% possa essere sufficiente. A mio avviso, rischia di essere un importo molto ridotto, ma è meglio di niente: questo perché stiamo parlando di una cifra complessiva a livello di sistema consortile abbastanza limitata, nell’ordine di qualche centinaia di migliaia di euro. Ma è comunque importante che ci sia questa attenzione all’aspetto comunicativo.

Prima del decreto la comunicazione era uno dei doveri dei consorzi, ma senza il vincolo del 3%, giusto?

Sì, ogni consorzio era libero di decidere. Prima era il singolo consorzio che prendeva l’iniziativa e convinceva i suoi soci che quelli in comunicazione erano soldi ben spesi. Adesso lo dice il decreto.

decreto batterie
Foto: Canva

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Al di là della mole degli investimenti, anche in passato si è fatta comunicazione. C’è forse un problema di qualità oltre che di quantità?

Arriviamo al secondo motivo per il quale prima usavo il condizionale. E in questo caso porto l’esperienza di studi svolti da alcuni consorzi. A ottobre scorso, ad esempio, è stato commissionato un campionamento del rifiuto indifferenziato, studio che poi è stato messo a fattor comune col Centro di coordinamento È stato analizzato il rifiuto indifferenziato per vedere quante batterie ci sono. Cosa è emerso? Che nel canale ufficiale, monitorato dal Centro di coordinamento, vengono raccolte più o meno 5.000 tonnellate di rifiuti di batterie portatili; ma ne risulterebbero altre 5.000 nell’indifferenziato. Quindi in tanti ancora buttano le batterie nel sacco nero.

È stato poi effettuato un sondaggio per chiedere agli italiani: “Hai una batteria che non usi più, cosa devi farne?” E il 93% ha risposto che deve raccoglierla in maniera differenziata. E tutti dicono che già lo fanno. Ma i risultati di raccolta ci indicano un’altra realtà.

A differenza di altre filiere, per i quali molti utenti e cittadini non sanno come debbano essere gestiti a fine vita (ad. esempio i RAEE o i tessili), per le batterie il problema è diverso: tantissimi italiani sanno che le batterie vanno raccolte in maniera separata, ma poi in pochissimi lo fanno. Per questo, all’interno del Centro di Coordinamento stiamo lavorando per cercare di capire quale sia la modalità giusta di comunicazione: il sondaggio effettuato ha evidenziato che non è vero che gli italiani non sanno dove buttare la batteria scarica. Bisogna capire se poi le persone non abbiano voglia di farlo, non sappiano dove si trovano i contenitori per la raccolta, o magari non sappiano quali sono i danni che si creano buttando la pila nell’indifferenziato; o ancora non immaginano quali vantaggi avrebbe il paese, l’Europa, se invece la pila venisse raccolta e avviata al corretto riciclo.

Insomma, stiamo cercando di capire quale sia la chiave giusta per smuovere il cittadino a fare effettivamente il passo che già dice di fare.

 

 LE NOVITA’ PER I CONSORZI DEI PRODUTTORI

Passiamo alle novità che interessano i consorzi. Il decreto e il regolamento rafforzano i meccanismi della responsabilità estesa del produttore. E introducono per i consorzi l’obbligo di allinearsi ad uno statuto tipo. Una scelta utile o dirigista, secondo lei?

La proposta di uno statuto tipo è stata fortemente voluta all’interno del Centro di coordinamento. Quando due anni fa abbiamo iniziato a lavorare col ministero dell’Ambiente a questo decreto, abbiamo voluto uno statuto tipo: per andare ad uniformare le realtà consortili e i loro processi interni. Lo statuto tipo è importante anche in termini di competitività, perché permette di creare una base comune, che ciascuno potrà personalizzare. È un passaggio importante di standardizzazione delle regole comuni.

Lo statuto tipo è anche un esempio di come i consorzi si siano mossi in maniera coordinata in questa importante occasione.

Ci racconti allora.

Solitamente i consorzi si muovono ciascun per sé. In questo caso, in un momento importante di transizione normativa, il Centro di coordinamento ha cercato di far emergere gli aspetti sui quali tutti i sistemi collettivi sono d’accordo, si è lavorato in una logica di dialogo costruttivo tra di noi, per proporre soluzioni al ministero: e mi pare abbia funzionato. È chiaro che suggerire dei principi come sistema di consorzi ha una forza diversa che non farlo come singoli. Lo statuto tipo è stato proprio un esempio di questo lavoro.

Il decreto prevede per i Consorzi anche delle garanzie finanziarie? Erano già previste oppure è una novità? Qual è la loro utilità?

Le garanzie erano previste ma non in maniera così strutturata: oggi lo chiede il regolamento.

Il decreto prevede un ulteriore decreto attuativo che regoli i meccanismi della garanzia, e come Centro di coordinamento stiamo lavorando con le associazioni di categoria per supportare il ministero e per mettere a terra i principi di questo “decreto garanzie”. Provo a riassumere le ipotesi oggi in discussione, alle quali serve una premessa. Oggi abbiamo due casistiche differenti: batterie a target e batterie non a target. Quelle per le quali è stata fissato un target di raccolta sono le batterie portatili e quelle per la mobilità elettrica leggera. Quelle che non sono a target sono quelle industriali, quelle dei veicoli (SLI – Start, Lighting and Ignition) e quelle dei veicoli elettrici.

Le due categorie a target sono gestite con il coinvolgimento diretto del Centro di coordinamento. Il modello di finanziamento in questo caso è un modello cosiddetto “generazionale”: chi immette sul mercato una batteria oggi, paga la gestione del rifiuto delle batterie raccolte oggi, anche se immesse anni fa.

Di conseguenza, quali garanzie sono necessarie per assicurare la solidità finanziaria di questo sistema? Le stesse oggi previste per altre tipologie di rifiuti come i RAEE: se i consorzi hanno un buon indice di stabilità economico-finanziaria (superiore a ad un certo livello), allora possiamo ritenere che il produttore non debba presentare nessuna garanzia finanziaria. Perché l’immesso di oggi paga il raccolto di oggi.

Per il resto del panorama delle batterie – quindi industriali, per veicoli e per veicoli elettrici – stiamo provando ad adottare una filosofia nuova, come richiesto dal regolamento: chi immette sul mercato oggi una batteria deve garantire il finanziamento oggi dei costi per la gestione di quella stessa batteria quando in futuro arriverà a fine vita. Praticamente: se compro un’auto elettrica oggi devo pagare un contributo sulle batterie, che non servirà per gestire altre batterie auto raccolte oggi, ma la raccolta e il trattamento futuri delle batterie che ho appena acquistato. Un approccio quindi completamente differente.

Su queste tre categorie, il Centro di coordinamento avrà un ruolo sussidiario: se c’è una batteria senza marchio o abbandonata provvederà ad individuare il soggetto responsabile per la gestione del fine vita. Invece nel caso di una batteria facilmente riconducibile ad un marchio, saranno i relativi produttori ad occuparsene.

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Ci sono poi novità per il Registro produttori di batterie. Quali?

Il registro produttori di batterie non nasce col decreto che introduce però alcune innovazioni. Una prima riguarda le categorie. Oggi nel registro il produttore fa la sua dichiarazione con le quantità di prodotti immessi sul mercato secondo le categorie della vecchia direttiva. Tutti i sistemi collettivi però, fin da quando è entrato in vigore il regolamento tre anni fa, chiedono a produttori la dichiarazione con le cinque categorie previste dal regolamento vigente. E poi, al momento di trasmettere la dichiarazione al registro, prendono le cinque categorie e le trasmutano nelle tre vecchie categorie, perché il registro non è ancora aggiornato. Quindi un aggiornamento è necessario, non solo per le categorie, ma anche per i nuovi soggetti interessati dalla normativa. Ad esempio, i marketplace – che non sono produttori ma “contenitori” di produttori – non potevano iscriversi al registro, oggi invece è prevista appunto la categoria “marketplace”.

Ancora. Oggi un produttore si può iscrivere al registro, dichiarare che è socio di un consorzio, ottenere quindi il proprio numero di registrazione e importare, senza che il consorzio abbia visibilità del proprio coinvolgimento diretto. Invece nel registro produttori AEE, che ha già avuto degli aggiornamenti nel tempo, se all’iscrizione il produttore seleziona un consorzio, quest’ultimo dare conferma di tale scelta, senza la quale il produttore non ottiene il proprio numero di registrazione.

Come Centro di coordinamento abbiamo presentato al MASE una proposta di requisiti tecnici che auspichiamo che il registro tenga in considerazione per essere in linea con le indicazioni del regolamento.

Nasce il Tavolo nazionale batterie: ennesimo tavolo istituzionale?

Il Tavolo mette insieme tutta una serie di soggetti interessanti e interessati della filiera, e questo ci agevola formalmente nello stimolare l’interesse delle varie associazioni di categoria coinvolte. Auspichiamo pertanto che sia realmente operativo, che ci aiuti nelle sfide che il Centro di coordinamento, i consorzi e il sistema Italia nel suo complesso deve affrontare per essere conforme alla normativa. A partire dal conseguimento dei tassi di raccolta previsti.

Un esempio? Oggi c’è un accordo di programma tra il Centro di coordinamento e ANCI: siglato nel 2016 che non è mai stato aggiornato. Ancora: non abbiamo un accordo di programma con la distribuzione, che nel resto d’Europa vale circa 80% dei volumi di raccolta, da noi meno del 10% (il decreto prevede un accordo di programma CdC batterie e distribuzione).

Il fatto di avere al Tavolo nazionale batterie un confronto attivo con diversi attori non potrà che agevolarci nell’avviare queste interlocuzioni e stipulare nuovi protocolli d’intesa.

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Foto: Canva

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LE NOVITA’ CHE PASSANO PER IL CENTRO DI COORDINAMENTO

Arriviamo alle novità, tante, che riguardano il Centro di coordinamento. La prima è che sarà il CdC batterie il responsabile del raggiungimento degli obiettivi di raccolta.

Corretto. Si tratta indubbiamente di un cambiamento che riconosce al CdC batterie un ruolo molto importante. In questo modo potremo lavorare su un set di regole condivise che ci aiuteranno a raggiungere gli obiettivi di sistema.

In conseguenza a questa responsabilità, al CdC batterie spetterà anche la definizione delle misure per raggiungere gli obiettivi di raccolta. Altra grossa responsabilità.

Assolutamente sì, ed è questo il motivo per cui stiamo lavorando con un tavolo interno composto da tecnici per provare a capire come incrementare la raccolta. Uno degli elementi ovviamente è l’aumento della capillarità dei punti di conferimento.

Altro aspetto interessante: se un soggetto professionale, come ad esempio un ospedale, gestisce le batterie attraverso chi si prende cura dei rifiuti sanitari, lo fa al di fuori del sistema del Centro di coordinamento, che quindi non è a conoscenza che tali flussi fossero gestiti in maniera corretta. Con la precedente normativa, tutti coloro che gestivano le batterie al di fuori del sistema CDCNPA non avevano l’obbligo di dichiarare i volumi gestiti. Ora il Centro di coordinamento dovrà collettare tutte queste informazioni e capire se effettivamente il sistema oggi ritira complessivamente 5000 tonnellate di rifiuti di batteria o se ce ne sono altri 5000 che vengono gestite correttamente da soggetti fuori dal sistema CdC batterie.

Il CdC dovrà anche verificare se i singoli consorzi adottano misure adatte a raggiungere gli obiettivi o meno. Avrete il ruolo del rompiscatole.

Il Centro di coordinamento nasce come un territorio di confronto e controllo per i consorzi dove vengono evidenziate le criticità del sistema e dove si cerca di individuare le soluzioni più idonee. Il bello del Centro di coordinamento è proprio che rappresenta un luogo in cui i consorzi si possono confrontare, discutere e trovare soluzioni. Questo aspetto è accentuato dal nuovo decreto.

Novità anche relative all’iscrizione dei sistemi collettivi e individuali al Centro di coordinamento.

Oggi viene definito più nei dettagli cosa deve fare un sistema collettivo o individuale per avere un’autorizzazione. Altra novità il fatto che mentre prima si poteva essere sistema individuale per tutte le categorie di batterie gestite, oggi questa possibilità non è più prevista per le tipologie a target: chi immette sul mercato batterie portatili o per la mobilità elettrica leggera deve essere iscritto ad un sistema collettivo.

 

 RIFIUTI DA BATTERIE E POLITICA INDUSTRIALE

Alziamo un po’ lo sguardo ora. Quando parliamo di batterie parliamo di fatto di materie prime critiche e di politica industriale. La normativa italiana e quella europea sono all’altezza della sfida?

Secondo me c’è molto lavoro da fare, soprattutto a livello europeo. Ricordandoci che oggi siamo, e per i prossimi anni saremo, fortemente dipendenti dalla Cina. E questa può anche essere una scelta. Ma se la scelta è invece puntare sull’Europa, allora si deve agevolare la gestione e il trattamento e immaginare un sistema di equilibri tra i paesi. Ricordiamo che le batterie nascono in Italia ma muoiono in Europa (se non vanno altrove): quindi è necessaria una politica europea di gestione sia dei rifiuti sia del materiale riciclato: non è possibile che l’Italia raccolga le batterie esauste, un’impresa italiana le tratti per portare a riciclare i materiali in altri paesi UE, ad esempio, e poi questi materiali siano accessibili esclusivamente ai paesi in cui sono trattati. Serve un approccio comune, serve una struttura intelligente pensata a livello europeo con l’obiettivo di mettere l’intero sistema a fattor comune. Il Centro di coordinamento, i consorzi ne possono discutere, ci stiamo lavorando anche a Bruxelles, ma ad oggi siamo molto lontani.

Paradossalmente, questa drammatica fase storica può stimolare una ripresa di interesse per avviare questo percorso capace di dare vita a una struttura comunitaria: perché ogni confitto geopolitico, ogni conflitto armato ci ricordano che non siamo autonomi.

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