Sui data center una delle domande più attuali è: sono più gli impatti ambientali che produce o quelli che riduce? La risposta, ovviamente, è complessa e dipende da molti fattori. Ma con l’enorme espansione dei data center, cioè l’infrastruttura fondamentale su cui si basano strumenti più sofisticati di elaborazione e analisi delle informazioni come l’intelligenza artificiale, è sempre più urgente non solo imparare a rispondere ma anche trovare delle soluzioni comuni affinché la risposta sia quanto più possibile positiva.
In questo senso va inquadrata la consultazione pubblica lanciata dall’Unione Europea che prevede una revisione dell’atto delegato che dovrà definire il sistema di classificazione comune per valutare l’efficienza energetica e la sostenibilità dei data center. In particolare la nuova normativa in esame dovrà integrare la direttiva (UE) 2023/1791 del Parlamento europeo e del Consiglio – più nota come direttiva sull’efficienza energetica – e il regolamento delegato (UE) 2024/1364 della Commissione che ha istituito il primo sistema comune europeo per classificare la sostenibilità e l’efficienza energetica dei centri dati. Per quest’ultimo aspetto, ovviamente, l’intento della Commissione è di semplificare l’attuale classificazione (come ormai capita per ogni norma da due anni a questa parte).

C’è tempo fino al 23 aprile per inoltrare le proprie osservazioni sul sito dell’UE. Uno degli obiettivi principali è quello di istituire un’etichetta energetica per i data center che dovranno riportare alcune informazioni chiave come le percentuali di energia rinnovabili, il grado di raffreddamento e l’eventuale riutilizzo del calore di scarto.
Leggi anche: Il boom dei data center e il lato nascosto dell’intelligenza artificiale
Gli obiettivi del nuovo regolamento delegato sui data center
Uno dei principali obiettivi della revisione normativa è l’introduzione di un pacchetto sull’efficienza energetica dei data center. Nell’ambito di tale pacchetto, la proposta di regolamento delegato da parte della Commissione istituisce un sistema comune dell’Unione per valutare la sostenibilità dei data center. Esso viene adottato insieme a una tabella di marcia strategica per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico, insieme a una proposta della Commissione per un atto sullo sviluppo del cloud e dell’IA, un’iniziativa legislativa che mira a potenziare le capacità europee in materia di cloud computing e intelligenza artificiale.
Come è evidente, dunque, accertare l’impatto ambientale dei data center è una questione complessa perché tocca diverse questioni cruciali, che vanno dall’industrializzazione del vecchio continente all’approvvigionamento di materie prime critiche (necessarie per la costruzione di queste infrastrutture), dal consumo di acqua a quello di suolo. Tutti temi che sono stati trattati al festival di giornalismo d’inchiesta ambientale Le Parole Giuste, che si è tenuto a Roma dal 27 al 29 marzo. Nello specifico il 28 marzo si è tenuto l’incontro intitolato Intelligenza artificiale e data center: ter(r)a di conquista: introdotto dal “nostro” Andrea Turco, a intervenire sono state la sociologa Francesca Coin e la giornalista di Presa Diretta Teresa Paoli.
Leggi anche: L’intelligenza artificiale può rivoluzionare l’urban mining
L’’efficienza energetica dei data center (ma i RAEE sono assenti)
Nell’allegato alla proposta di revisione del regolamento delegato, la Commissione segnala l’importanza di un’azione coordinata sui data center. “Per quanto riguarda il suo impatto (quello dei data center, nda), si prevede che il sistema di valutazione consentirà il confronto tra i data center e promuoverà nuove progettazioni o interventi di efficienza appropriati nei data center nuovi o esistenti – si legge nell’allegato del regolamento delegato – Tali progettazioni e interventi dovrebbero non solo portare a una considerevole riduzione del consumo di energia e acqua, ma anche contribuire a promuovere l’uso di energie rinnovabili, aumentare l’efficienza della rete o facilitare il riutilizzo del calore di scarto negli impianti e nelle reti di teleriscaldamento limitrofe. Ciò consentirà alle parti interessate, tra cui l’industria, i consumatori, gli Stati membri e la Commissione, di disporre per la prima volta di informazioni affidabili sui data center e di dare valore alle buone pratiche e all’innovazione in grado di garantire efficienza e sostenibilità”.

Particolarmente preziosa in questo caso è la spinta all’efficienza energetica sui data center, che attualmente appare il fronte sul quale sono possibili i maggiori miglioramenti. D’altra parte, come ricorda la stessa Commissione, anche gli edifici che ospitano i data center sono soggetti a una direttiva ad hoc, cioè la direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD). La direttiva, infatti, promuove il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici e comprende, tra l’altro, obblighi relativi alle prestazioni energetiche minime degli edifici e dei singoli elementi costruttivi, nonché disposizioni sui certificati di prestazione energetica per edifici e unità edilizie. Gli edifici che ospitano i data center saranno soggetti sia alle disposizioni della EPBD in materia di certificati di prestazione energetica, sia al sistema di classificazione per i data center. Tuttavia, almeno nelle intenzioni della Commissione, non vi è alcuna sovrapposizione tra le due disposizioni.
“Il presente regolamento – si legge nella proposta sottoposta a consultazione – si inserisce in un più ampio sforzo di semplificazione e armonizzazione delle politiche dell’UE. Sfruttando i dati già comunicati, garantisce che non vengano imposti oneri aggiuntivi agli Stati membri e ai gestori dei data center. L’etichetta verrà creata automaticamente dalla piattaforma di reporting al termine di ogni periodo di rendicontazione per tutti i data center che hanno fornito i dati. Il sistema di valutazione mira ad armonizzare gli approcci tra gli Stati membri dell’UE e verrà utilizzato per valutare la sostenibilità dei data center nella legislazione futura, incluso il Cloud and AI Development Act. È stato inoltre preso in considerazione nella revisione degli atti delegati in materia di clima e ambiente previsti dal regolamento sulla tassonomia”.
Manca infine un accenno ai RAEE. Si tratta di un tema che invece, con l’espansione dei data center, diventerà sempre più cruciale. La speranza è che nella fase della consultazione sia possibile recepire tale istanza. In modo che la sostenibilità dei data center non diventi solo una questione di efficienza energetica ma sia attenta ai criteri più ampi e rigorosi dell’economia circolare.
Leggi anche: I data center producono troppi RAEE. “Un tema che deve diventare prioritario”
© Riproduzione riservata



