Passaporto digitale delle batterie: a che punto siamo e le prossime tappe

Il 2026 è un anno chiave in vista dell’entrata in vigore del Battery Passport nel 2027, come stabilito dal Regolamento batterie dell’Ue. Ma per capire come sortirà concretamente i suoi effetti, va letto in parallelo con altre norme europee che si intrecciano al suo percorso: ecco cosa aspettarsi nei mesi a venire

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Nel 2026 il passaporto digitale delle batterie entra ufficialmente nell’agenda normativa europea, iniziando a influire concretamente su tutta la filiera, dall’estrazione delle materie prime ai produttori di batterie e automobili, fino agli operatori del riciclo, che dovranno progressivamente adattarsi ai nuovi obblighi di tracciabilità e gestione dei dati. Le aziende che considerano ancora questo sistema – previsto dal Regolamento europeo sulle batterie e obbligatorio a partire dal 2027 – come un mero adempimento normativo dovranno rapidamente rivedere la loro posizione, mentre gli operatori che si stanno preparando in anticipo potranno beneficiare di vantaggi già nel medio periodo.

Il passaporto digitale delle batterie, associato a un codice QR direttamente sulla batteria, fornisce informazioni sul luogo di produzione, sui materiali utilizzati e sull’impatto ambientale e sociale della sua fabbricazione (inclusi le emissioni di carbonio e le pratiche lavorative lungo tutta la filiera). L’obiettivo principale del Regolamento europeo sulle batterie è migliorare la trasparenza nel settore delle batterie, fornendo informazioni ai riciclatori, ai consumatori e agli enti regolatori. Per garantire sicurezza e trasparenza, i passaporti delle batterie devono utilizzare formati di dati aperti.

I requisiti della legge sono in fase di attuazione nel corso di diversi anni. Il regolamento è entrato in vigore nell’agosto 2023. Nel 2024 sono diventati obbligatori gli standard di sicurezza e performance. Nel 2025, le aziende sono state obbligate a iniziare a riportare l’impronta di carbonio delle loro batterie per veicoli elettrici e a documentare la gestione etica delle loro filiere. Nel 2026 verranno finalizzati le etichette sull’impronta di carbonio e le regole di accesso ai dati, mentre nel 2027 i passaporti digitali diventeranno obbligatori per l’ingresso nel mercato europeo.

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Come il Battery Passport si inserisce nella più ampia EU Batteries Regulation

L’attuazione del Regolamento Ue sulle batterie sta avanzando e il Battery Passport si sta affermando come uno strumento concreto per aiutare l’industria a conformarsi ai requisiti del Regolamento (tracciabilità, due diligence, impronta di carbonio) in vista della sua applicazione obbligatoria nel 2027, fornendo al contempo insegnamenti e feedback per affrontare le sfide ancora da risolvere. Il passaporto è previsto dagli articoli 13, 77, 78 e dall’Allegato XIII del Regolamento UE 2023/1542 e diventerà obbligatorio a partire dal 18 febbraio 2027.

A partire da quella data, tutte le batterie destinate a veicoli elettrici, mezzi leggeri e quelle industriali con capacità superiore a 2 kWh dovranno essere dotate di un passaporto digitale, accessibile tramite codice QR. I dati dovranno essere forniti in formato digitale e aggiornati lungo tutto il ciclo di vita della batteria. Le informazioni saranno suddivise in tre livelli: dati pubblici, che includono il tipo di batteria, l’impronta carbonica e l’origine delle materie prime; dati ad accesso ristretto, come le istruzioni per la riparazione e il riciclo; dati regolatori, accessibili solo alle autorità competenti, relativi alla conformità e ai risultati dei test.

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Il passaporto digitale si collega direttamente ad altri obblighi previsti dal Regolamento. Per quanto riguarda l’etichettatura, disciplinata dagli articoli 5 e 13-17 e dagli allegati V e XIII, le batterie dovranno riportare informazioni come tipo, capacità, chimica, simboli di raccolta separata e sicurezza già dal 2025. L’obbligo del codice QR collegato al passaporto, invece, entrerà in vigore il 18 febbraio 2027.

Anche i requisiti relativi a prestazioni e durata, regolati dagli articoli 9-11 e dagli allegati III e IV, saranno integrati nel sistema del passaporto. La documentazione tecnica sarà richiesta già dal 2024, mentre i requisiti minimi diventeranno vincolanti a partire dal 2027. Le batterie dovranno rispettare parametri specifici, come l’efficienza energetica, il mantenimento della capacità e la vita utile, e i produttori dovranno dichiarare e verificare questi dati nell’ambito dell’omologazione e del passaporto stesso.

Un ulteriore aspetto riguarda il contenuto riciclato, disciplinato dall’articolo 8 e dall’allegato VI. A partire dal 2028, sarà obbligatorio dichiarare le percentuali di materiali riciclati, come cobalto, piombo, litio e nichel, mentre le quote minime diventeranno vincolanti tra il 2031 e il 2036. Anche queste informazioni dovranno essere verificate da terzi e incluse nel passaporto.

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Due diligence e Passaporto digitale delle batterie

Il Passaporto delle Batterie si integra naturalmente con gli obblighi di due diligence, disciplinati dagli articoli 48-52 e dall’allegato X del Regolamento. L’industria delle batterie deve affrontare problemi notevoli, in particolare riguardo al lavoro minorile nell’estrazione del cobalto, che viene spesso utilizzato dai critici dei veicoli elettrici per mettere in dubbio l’intera transizione ecologica. Il passaporto digitale delle batterie si configura come uno strumento chiave per aumentare la trasparenza, fornendo informazioni sulla provenienza dei materiali e sulle pratiche adottate. Grazie alla tracciabilità e agli obblighi di due diligence, può contribuire a migliorare la visibilità e il monitoraggio delle filiere.

L’operatività degli obblighi di due diligence era inizialmente prevista per il 18 agosto 2027, ma è stata successivamente rinviata grazie al meccanismo di revisione “stop the Clock“, adottato nel 2025. Tuttavia, gli operatori economici che immettono batterie sul mercato devono comunque prepararsi a definire politiche di due diligence in linea con gli standard internazionali, adottando sistemi di gestione e controllo per garantire tracciabilità, trasparenza e rendicontazione lungo la catena di approvvigionamento delle materie prime critiche. Inoltre, devono identificare e ridurre i rischi sociali e ambientali in conformità con le linee guida OCSE e i principi delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, prevedendo meccanismi di reclamo e sottoponendo le proprie pratiche a verifiche indipendenti e divulgazione pubblica.

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Un sistema ancora incompleto: certezza normativa e interoperabilità

Tra i numerosi report della Global Battery Alliance sul tema, uno degli ultimi si è focalizzato sugli ostacoli ancora presenti in questo percorso. In particolare, l‘incertezza normativa emerge come uno dei principali impedimenti per l’implementazione dei passaporti digitali delle batterie. Le tempistiche incerte e le linee guida incomplete complicano la pianificazione della produzione e la progettazione dei sistemi, con ripercussioni su tutta la filiera. 

In particolare, la mancanza di definizioni chiare sulla metodologia per il calcolo dell’impronta carbonica e sui requisiti di due diligence crea notevoli difficoltà per i produttori, che necessitano di tempo sufficiente per adeguarsi a queste nuove norme. Per facilitare l’implementazione, gli operatori chiedono di adottare standard esistenti come l’analisi del ciclo di vita e gli standard ISO per l’impronta carbonica, evitando la proliferazione di schemi di certificazione. Inoltre, la gestione dei dati e la riservatezza rappresentano un altro nodo critico, in particolare per i produttori di batterie, che devono bilanciare la condivisione di informazioni sensibili con le necessità di tracciabilità.

La tracciabilità lungo catene di fornitura rimane complessa, ma la domanda di trasparenza da parte dei clienti e degli investitori è essenziale per far funzionare questi sistemi. Un altro elemento centrale è l’interoperabilità tra sistemi digitali a livello nazionale e internazionale per supportare la trasparenza lungo la filiera. Ecosistemi di dati come Catena-X vengono indicati come esempi di infrastrutture pensate per consentire lo scambio di informazioni lungo la catena del valore automotive e potenzialmente supportare l’implementazione del passaporto delle batterie.

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