L’adattamento climatico dovrebbe essere al centro del dibattito pubblico e delle politiche ambientali, e invece è la cenerentola delle questioni climatiche, il cui eco negli ultimi anni si sta a sua volta affievolendo. Se la mitigazione mira a contenere le cause del cambiamento climatico, l’adattamento riguarda le misure necessarie per affrontarne gli effetti, ormai evidenti in molti territori. Ondate di calore, eventi meteorologici estremi, scarsità idrica e dissesto idrogeologico stanno imponendo nuove priorità a istituzioni, imprese e comunità locali.
Per questo motivo abbiamo scelto di dedicare uno Speciale a un tema che invece, a nostro avviso, resta cruciale. Il primo obiettivo è quello di dissipare alcuni dubbi che sono rimasti nel dibattito pubblico. Alcuni osservatori ad esempio sottolineano il rischio che l’adattamento venga interpretato come un’alternativa alla riduzione delle emissioni, spostando l’attenzione dalla prevenzione alla gestione delle conseguenze. Come a dire che il collasso climatico è inevitabile e non ci resta che metterci al riparo. Peccato che questa tesi sia errata per due motivi: innanzitutto perché adattamento e mitigazione hanno percorsi paralleli e non escludenti (ci si può curare mentre si prova a non stare più male); e poi perché in realtà gli sforzi maggiori, seppur non adeguati, vengono semmai destinati proprio alla mitigazione, dato che l’adattamento ha costi molto maggiori.
Altre perplessità evidenziano come gli investimenti si concentrino spesso sulle aree economicamente più forti, lasciando maggiormente esposti i territori e le fasce sociali più vulnerabili. Anche l’efficacia delle misure adottate è oggetto di confronto. Opere infrastrutturali costose e interventi emergenziali non sempre affrontano le cause profonde della fragilità dei territori, mentre cresce la richiesta di approcci più integrati, capaci di coniugare tutela ambientale, pianificazione e giustizia climatica.
In questo contesto, l’economia circolare può offrire un contributo significativo. La riduzione del consumo di risorse, il riuso dei materiali, la rigenerazione degli ecosistemi e una gestione più efficiente delle filiere possono rafforzare la resilienza dei territori e diminuire la pressione sugli ecosistemi. Non una soluzione unica ai rischi climatici, ma un insieme di pratiche che collega adattamento, sostenibilità e capacità di lungo periodo di affrontare le trasformazioni ambientali in corso.
In questo Speciale troverete dunque le nostre solite analisi ma anche, in egual misura, proposte e soluzioni. Proprio perché la partita dell’adattamento presuppone studio costante, forza di volontà, partecipazione. Come sempre, rinnoviamo l’invito a inoltrarci contributi, spunti, suggerimenti, critiche. Buona lettura.
Andrea Turco
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