La space economy accelera, attrae nuovi capitali e si estende ben oltre i confini tradizionali dell’industria aerospaziale. Ma la moltiplicazione dei satelliti, delle costellazioni e dei servizi in orbita sta trasformando anche la sostenibilità ambientale in una questione industriale e regolatoria non più rinviabile. È dentro questa fase di espansione, segnata contemporaneamente dalla crescita del mercato e dalla pressione crescente sulle orbite terrestri, che si prepara a debuttare BEX – Beyond Exploration Expo, in programma dal 23 al 25 settembre 2026 alla Fiera di Rimini.
Organizzata da Italian Exhibition Group e patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna, BEX si presenta come la prima manifestazione fieristica italiana interamente dedicata alla space economy e come una piattaforma di incontro tra industria spaziale upstream, applicazioni downstream e imprese provenienti da settori terrestri interessate a utilizzare o trasferire tecnologie, competenze e materiali. La manifestazione, che comprenderà aree espositive, conferenze, workshop, incontri tra imprese e una sezione dedicata a startup, università e centri di ricerca, sarà anche una tappa ufficiale degli Stati Generali della Space Economy 2026.
Una fase di forte espansione
L’appuntamento arriva in un momento di forte espansione finanziaria: secondo lo Space Economy Report 2026 dell’Agenzia spaziale europea (ESA), nel 2025 gli investimenti privati nelle imprese spaziali sono aumentati del 60% a livello globale, trainati da una crescita del 177% negli Stati Uniti. Le imprese europee hanno raccolto 1,4 miliardi di euro, l’8% in meno rispetto al 2024, pur registrando il secondo miglior risultato della serie storica. Sempre secondo l’ESA, i servizi basati sui sistemi globali di navigazione satellitare rappresentano ormai il 77% del mercato downstream: un’indicazione di quanto il valore economico dello spazio dipenda sempre meno dal solo lancio di razzi e satelliti e sempre più dai dati e dai servizi integrati nell’economia digitale.
La corsa ai capitali è proseguita anche nella prima metà del 2026. Nel solo secondo trimestre le startup spaziali hanno raccolto circa 7,5 miliardi di dollari attraverso 141 operazioni, dopo il record di 8 miliardi del trimestre precedente. Gli investitori stanno concentrando maggiormente le risorse sulle imprese già in grado di dimostrare la validità delle tecnologie e l’esistenza di una domanda, con un interesse particolare per costellazioni satellitari, sistemi di lancio, infrastrutture orbitali, capacità di calcolo nello spazio e applicazioni legate alla difesa e alla sicurezza nazionale.
È proprio il crescente intreccio tra domanda commerciale, programmi pubblici e sicurezza a rappresentare uno dei temi più caldi del settore. Lo spazio è ormai un’infrastruttura essenziale per telecomunicazioni, navigazione, osservazione del territorio, previsioni meteorologiche, agricoltura, logistica, monitoraggio climatico e protezione civile. Gli stessi sistemi, però, possono avere impieghi militari e di intelligence. La distinzione tra applicazioni civili, commerciali e strategiche diventa così sempre meno netta, mentre l’autonomia nell’accesso allo spazio e il controllo delle infrastrutture satellitari entrano stabilmente nelle politiche industriali europee.

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Detriti e congestione: il costo della crescita
All’aumento del valore economico corrisponde una pressione crescente sull’ambiente orbitale. Le statistiche aggiornate dall’ESA al 25 giugno 2026 indicano che dall’inizio dell’era spaziale sono stati collocati in orbita quasi 26.900 satelliti. Circa 18.340 si trovano ancora nello spazio e 16.000 risultano operativi. Le reti di sorveglianza seguono quasi 46.000 oggetti, mentre la massa complessiva presente nelle orbite terrestri supera le 16.600 tonnellate. A questi oggetti catalogati si aggiungono milioni di frammenti troppo piccoli per essere monitorati individualmente, ma capaci di provocare danni rilevanti alle velocità orbitali.
La questione non riguarda soltanto il rischio di collisione. L’incremento dei lanci e dei rientri sta spostando l’attenzione scientifica sulle emissioni prodotte nell’alta atmosfera, sulla dispersione di particelle metalliche e sui possibili effetti dei propellenti e dei materiali sottoposti ad ablazione. A questi impatti si aggiungono l’inquinamento luminoso e le interferenze radio generate dalle grandi costellazioni, che possono compromettere le osservazioni astronomiche.
La sostenibilità dello spazio assume quindi almeno due significati. Da una parte, i satelliti offrono strumenti fondamentali per monitorare incendi, siccità, deforestazione, emissioni di gas serra, consumo di suolo e stato delle coltivazioni. Dall’altra, l’infrastruttura necessaria a produrre questi benefici deve essere progettata e gestita evitando che le orbite diventino una risorsa congestionata e progressivamente più rischiosa.
Attenzione al ciclo di vita degli asset spaziali
Il confronto si sta spostando dalla semplice mitigazione dei detriti alla gestione dell’intero ciclo di vita degli asset spaziali. Progettazione modulare, passivazione dei componenti, deorbiting, manutenzione, rifornimento, riparazione e rimozione attiva degli oggetti inattivi stanno diventando nuovi campi industriali. Nel giugno 2026 la Commissione europea, insieme a Italia, Grecia, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia, ha sottoscritto una dichiarazione a sostegno di una missione pilota europea per le operazioni e i servizi in orbita, primo passo verso un’infrastruttura europea dedicata a manutenzione, ispezione e prolungamento della vita dei satelliti.
Sul piano normativo, intanto, prosegue il negoziato sull’EU Space Act, la proposta con cui la Commissione europea intende armonizzare le regole oggi frammentate tra gli Stati membri. Il provvedimento è costruito intorno a sicurezza, resilienza e sostenibilità ambientale e dovrebbe introdurre requisiti comuni per gli operatori europei e per quelli extraeuropei che offrono servizi nel mercato dell’Unione. Il 29 maggio i ministri europei responsabili dello spazio hanno esaminato il rapporto sullo stato di avanzamento dei lavori, senza arrivare ancora a una posizione definitiva del Consiglio. Tra i nodi da risolvere vi sono proporzionalità degli obblighi, costi per startup e piccole e medie imprese, rapporti con le legislazioni nazionali e applicazione delle norme agli operatori di Paesi terzi.
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La space economy italiana alla prova del dopo PNRR
Anche in Italia il settore si trova davanti a un passaggio decisivo. La conclusione della fase di investimento sostenuta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza impone di trasformare programmi e infrastrutture in una domanda stabile di servizi, applicazioni e dati.
Secondo l’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dei servizi di Osservazione della Terra ha raggiunto 340 milioni di euro, con una crescita del 17%. Il 60% delle imprese della filiera integra attività spaziali con competenze provenienti da altri settori, il 54% utilizza l’intelligenza artificiale e il 62% adotta modelli di servitizzazione degli asset. Lo spazio interessa anche le imprese esterne al comparto: il 55% lo considera un possibile ambito di diversificazione. Più debole resta invece il mercato dei capitali destinati alle realtà emergenti: nel 2025 le startup italiane hanno raccolto 25 milioni di euro, al netto delle operazioni di maggiori dimensioni.
La capacità di collegare la filiera spaziale alle industrie terrestri è uno degli assi centrali di BEX. Il programma riunirà soggetti istituzionali e scientifici come Agenzia spaziale italiana, Agenzia spaziale europea, Consiglio nazionale delle ricerche, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile e Politecnico di Milano, insieme a imprese come Leonardo, Thales Alenia Space, Argotec, Altec, Planetek e D-Orbit. Saranno presenti anche aziende provenienti da altri comparti, tra cui Dallara, Spacewear, BTT Impianti, Legor e Gruppo Hera.
“Vogliamo creare il luogo in cui competenze provenienti anche da settori tradizionalmente non spazio possano generare innovazioni e trasformarle in nuove opportunità di mercato”, afferma Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group. Secondo Astolfi, “lo scambio è bidirezionale: tecnologie nate per lo spazio trovano applicazione nei settori terrestri e competenze maturate a terra concorrono allo sviluppo della filiera spaziale”.

Dal BEX Vision Summit alla finanza per le startup
La giornata inaugurale si aprirà con il BEX Vision Summit, che prevede la partecipazione di rappresentanti istituzionali e di speaker provenienti da Axiom Space e Leonardo Space, oltre agli europarlamentari Elena Donazzan e Giorgio Gori.
Uno dei momenti centrali sarà dedicato alla manifattura avanzata per lo spazio, dalla certificazione dei componenti prodotti a terra alla possibilità di realizzarli direttamente in orbita. La sessione, promossa dal Comitato tecnico-scientifico di BEX insieme all’ESA, coinvolgerà il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, enti di certificazione, assicurazioni e il distretto della Motor Valley, rappresentato da Dallara per le competenze nei compositi e nella manifattura avanzata.
Il tema dei capitali sarà affrontato nella Space Finance Arena, organizzata con Plug and Play Tech Center per mettere in relazione startup, piccole e medie imprese, investitori, banche e assicurazioni. Sono annunciati, tra gli altri, EY, Infracorp, CDP Venture Capital, Galaxia e Primo Space, oltre al programma di cofinanziamento INCUBED dell’ESA. La formula comprenderà anche un reverse pitch, nel quale saranno gli investitori a presentare alle imprese strategie, criteri e opportunità di finanziamento.
Al trasferimento tecnologico sarà dedicato il contributo degli ESA Technology Broker, mentre nelle applicazioni terrestri troveranno spazio il telerilevamento agricolo, con ENEA e Confagricoltura, il tessile tecnico, lo sport, la connettività avanzata, il cloud, l’intelligenza artificiale, la robotica e il monitoraggio delle infrastrutture. Il programma comprenderà inoltre una giornata degli Stati Generali della Space Economy dedicata alle startup e all’innovazione.
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