Due diligence, la Commissione avvia una nuova consultazione sulla sostenibilità aziendale

Dopo averne semplificato i contenuti e averne rinviato l’applicazione, la Commissione europea chiede alle parti interessate un parere sulla direttiva due diligence (direttiva 2024/1760). Per offrire un nuovo “orientamento pratico alle imprese”. Un altro passo indietro per la sostenibilità aziendale?

Andrea Turco
Andrea Turco
Giornalista glocal, ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane per poi specializzarsi su ambiente, energia ed economia circolare. Redattore di EconomiaCircolare.com. Per l'associazione A Sud cura l'Osservatorio Eni

C’è tempo fino al 24 luglio per partecipare alla consultazione sulle nuove linee guida per sostenere l’attuazione della direttiva 2024/1760 sulla due diligence sulla sostenibilità aziendale. Lo scorso 12 giugno la Commissione europea ha lanciato la possibilità di presentare osservazioni in merito a una delle direttive più discusse degli ultimi anni. E sulla quale, finora, hanno prevalso le perplessità e le opposizioni rispetto alle potenzialità per una maggiore sostenibilità europea. Ma facciamo un passo indietro. 

La direttiva sulla due diligence sulla sostenibilità aziendale, nota anche con l’acronimo CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) impone alle grandi aziende dell’UE – e alle società extra-UE una presenza significativa del mercato nell’UE – di identificare, prevenire, mitigare e porre fine agli impatti negativi sui diritti umani (compresi i diritti del lavoro) e sull’ambiente nelle proprie operazioni, quelle delle loro filiali e nelle loro catene del valore. La consultazione estiva dovrà dunque delineare lo sviluppo di linee guida a sostegno di un’efficace attuazione del CSDDD. 

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La direttiva CSDDD va avanti, tra semplificazioni e ostracismi

Il dibattito italiano sulla direttiva europea CSDDD continua a dividere imprese, politica e società civile. In Italia, infatti, il confronto si è concentrato soprattutto sui possibili oneri amministrativi e sui rischi per la competitività delle imprese, in particolare quelle inserite nelle filiere delle grandi aziende. Il governo Meloni ha sostenuto in sede europea una revisione del testo, contribuendo all’innalzamento delle soglie dimensionali e alla riduzione del numero di imprese coinvolte.

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Foto: Canva

Dall’altra parte, sindacati, organizzazioni della società civile ed esperti di sostenibilità considerano la direttiva uno strumento essenziale per rafforzare la responsabilità d’impresa e garantire condizioni di concorrenza più eque. Anche il recente pacchetto Omnibus I e il rinvio dell’entrata in vigore hanno alimentato il confronto, tra chi invoca semplificazioni e chi teme un indebolimento degli obiettivi originari. Sullo sfondo resta quella che la retorica imperante, con una forte connotazione a destra, definisce come la sfida di coniugare competitività, tutela dei diritti e transizione sostenibile delle filiere produttive europee. 

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Cosa prevede la “nuova” direttiva e cosa potrebbe ancora cambiare

Dopo le modifiche ottenute per via del pacchetto Omnibus I, la “nuova” direttiva sulla due diligence risulta parecchio cambiata. Innanzitutto nei tempi di applicazione: ora i Paesi UE avranno un anno in più del previsto – fino al 26 luglio 2027 – per trasporre le norme nella legislazione nazionale. 

Oltre all’adozione negli Stati membri, il rinvio di un anno si applicherà anche alle prime aziende interessate dalla direttiva. Si tratta delle imprese dell’Unione Europea con oltre 5000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 1,5 miliardi di euro, e delle aziende non UE con un fatturato superiore all’interno dell’UE a tale soglia, che dovranno applicare le norme solo dal 2028 (e non dal 2027). La stessa data di applicazione varrà per la seconda mandata di aziende coinvolte, ovvero quelle dell’UE con oltre 3000 dipendenti e un fatturato netto superiore a 900 milioni di euro, e le aziende non UE con un fatturato nell’UE superiore a tale soglia. 

Molte meno imprese obbligate rispetto alle precedenti versioni delle due direttive, dunque, ma anche tempi più lunghi per adeguarsi: una semplificazione che secondo molte analisi somiglia molto più a una deregolamentazione. 

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fonte: Canva

Di fronte a questo quadro, dunque, diventa interessante comprendere su cosa si concentreranno le proposte relative alla nuova consultazione. Le nuove linee guida per l’applicazione della due diligence sulla sostenibilità aziendale sono previste per il primo trimestre 2027. Da parte propria la Commissione europea specifica che “emetterà orientamenti che forniscono un orientamento pratico alle imprese su come adempiere ai loro obblighi di due diligence, alle autorità degli Stati membri su come attuare e far rispettare la direttiva e alle parti interessate su come perseguire i loro diritti. Le linee guida – si aggiunge – saranno rilevanti anche per le imprese e altre parti interessate nei paesi extra-UE che sono collegate alle catene di approvvigionamento delle società con obblighi previsti dalla direttiva”.

Appare evidente che lo scopo, abbastanza evidente, è quello di “non far saltare il banco”, sostenendo ulteriormente le imprese che dovranno applicare la due diligence e gli Stati riottosi come l’Italia. In modo da provare comunque a salvaguardare, nel nome del compromesso, la sostenibilità aziendale. Eppure, a furia di fare passi indietro, si torna al punto di partenza.

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