venerdì, Maggio 27, 2022

Acque sotterranee, nel rapporto delle Nazioni Unite l’allarme per la tutela della risorsa invisibile

Il Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2022 pone l’attenzione sulle acque sotterranee, che rappresentano circa il 99% delle acque dolci allo stato liquido della Terra: una risorsa dal grande potenziale che necessita però di una gestione adeguata a far fronte a contaminazioni e sovrasfruttamento

Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”

La scarsità idrica si fa sempre più pressante in molte aree del Pianeta. A livello globale, le riserve di acque sotterranee – il 99% di tutta l’acqua dolce presente in forma liquida sulla Terra – si riducono sempre più, principalmente a causa dei prelievi intensivi. All’inizio di questo secolo le cifre oscillavano tra 100 e 200 chilometri cubi l’anno, una percentuale compresa tra il 15% e il 25% circa del totale dei prelievi di acque sotterranee.

È quanto emerge dal Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche 2022 con un focus sul tema “Acque sotterranee: rendere visibile la risorsa invisibile”. La traduzione ufficiale del rapporto in italiano, curata dalla Fondazione UniVerde e dall’Istituto Italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali, con il supporto di UNESCO Wwap – World Water Assessment Programme, sarà presentata in occasione dell’evento “30° Giornata Mondiale dell’Acqua. Istituzioni, imprese e società civile per la tutela delle risorse idriche e il diritto all’acqua” che si terrà a Roma, presso la sede della Coldiretti martedì 22 marzo, alle ore 16:30, e sarà trasmesso in diretta streaming su Radio Radicale.

“Quando si parla di acque sotterranee – ha detto a EconomiaCircolare.com Maurizio Montalto, presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali, curatore dell’edizione italiana del rapporto -, dobbiamo tenere conto dell’utilizzo che ne facciamo. In Italia il 15% dell’acque è per uso potabile, il 65% viene utilizzato in agricoltura e il restante nell’industria. Andrebbe però quantificata non solo l’acqua utilizzata, ma anche quella che viene “rovinata”. Ad esempio, se in agricoltura i pesticidi si infiltrano nella terra e rovinano le falde idriche, quell’acqua non viene contabilizzata. Oppure, nell’ambito dell’utilizzo industriale, abbiamo il caso dei PFAS (le sostanza perfluoroalchiliche fortemente inquinanti usate in molti processi produttivi, ndr) in Veneto: una piccolissima quantità può contaminare l’intera falda idrica. Inoltre, c’è da considerare anche l’impatto delle ecomafie, in alcuni territori italiani la criminalità organizzata ha realizzato delle discariche che contengono anche rifiuti tossici, che vanno a finire nelle falde idriche. Questo impatto ambientale lo si paga nel tempo, perché l’acqua ormai è contaminata ma è un costo ambientale di cui le aziende produttrici e le industrie responsabili non si fanno carico”.

Acque sotterranee: le sfide nel rapporto delle Nazioni Unite

Dalle acque sotterranee, si legge nel rapporto, proviene la metà del volume dei prelievi idrici per uso domestico effettuati dalla popolazione globale e circa il 25% di tutti quelli destinati all’irrigazione, che alimentano il 38% delle terre irrigate a livello mondiale.

Le acque sotterranee possono offrire diversi servizi in base alla collocazione geografica e ai processi naturali e umani: servizi di approvvigionamento, di regolazione (riflettono la capacità degli acquiferi di regolare i regimi di quantità e qualità delle acque sotterranee); di supporto, a sostegno degli ecosistemi dipendenti dalle acque sotterranee (GDE, nell’acronimo inglese); servizi culturali, relativi alle attività di intrattenimento, alle tradizioni e ai valori religiosi o spirituali.

Offrono inoltre diverse opportunità come la crescita della produzione di energia geotermica, l’incremento delle capacità di stoccaggio al fine di migliorare la sicurezza idrica e l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici.

Nonostante l’enorme potenziale, però, il Rapporto Wwap sottolinea come questa preziosa risorsa venga spesso trascurata, sottovalutata, mal gestita e persino sovrasfruttata. La riduzione delle riserve di acque sotterranee, dicevamo, rappresenta uno delle maggiori criticità e, sebbene il cambiamento climatico influisca in maniera rilevante, nella maggior parte dei casi sono proprio i prelievi intensivi a causarne la riduzione.

La mano dell’uomo è ovviamente responsabile anche dell’inquinamento che ne riduce la possibilità di utilizzo come acqua potabile e ha conseguenze negative sugli ecosistemi: si tratta, inoltre, di un processo praticamente irreversibile perché una volta inquinati, gli acquiferi tendono a rimanere in tale condizione. L’inquinamento avviene per lo più in superficie ma vi sono numerosi casi in cui le sostanze inquinanti sono immesse anche a considerevoli profondità.

Agricoltura: opportunità e rischi di contaminazione

L’inquinamento derivante dall’agricoltura è molto comune e, secondo le stime, ha superato i livelli di contaminazione provocati dagli insediamenti umani e dall’industria. Il nitrato contenuto nei fertilizzanti chimici e organici costituisce il principale contaminante di origine antropogenica delle acque sotterranee. Anche il non corretto utilizzo o smaltimento di insetticidi, erbicidi e fungicidi può essere causa di inquinamento delle acque sotterranee con sostanze cancerogene e tossiche.

D’altra parte, è evidente come le acque sotterranee possano rappresentare una risorsa essenziale per l’agricoltura irrigua, l’allevamento del bestiame e altre attività connesse, tra cui la trasformazione agroalimentare. Per poter soddisfare la domanda globale di acqua e di prodotti agricoli da qui al 2050, fanno sapere nel rapporto, è di fondamentale importanza aumentare la produttività agricola attraverso un’intensificazione sostenibile dei prelievi di acque sotterranee, riducendo allo stesso tempo l’impronta idrica e gli impatti ambientali della produzione.

Alcune aree del mondo, come l’America settentrionale e l’Asia meridionale, già dipendono in larga misura dalle acque sotterranee per scopi irrigui ma in altre sono sfruttate solo in minima parte, come nell’Africa subsahariana dove solo il 5% delle aree dotate di sistemi di irrigazione utilizza acque sotterranee. Fonti perenni e affidabili di acque sotterranee a basse profondità, qualora siano presenti, possono costituire invece una risorsa importante per i piccoli agricoltori.

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Gli effetti dell’industria sulle acque sotterranee nel rapporto Wwap

L’industria ha un ruolo cruciale nello sfruttamento e nella contaminazione delle acque sotterranee. Ad attingere sono i settori del manifatturiero, minerario, petrolifero, del gas, dell’energia elettrica, ingegneristico ed edilizio ma a presentare una maggiore dipendenza sono il settore tessile, quello alimentare e delle bevande. Inoltre, in aree in cui la disponibilità di acque superficiali risulta limitata in termini di quantità o qualità, si ricorre spesso alle acque sotterranee per diversi processi industriali. Le miniere, in molti casi, necessitano di drenaggi frequenti, con rischio di contaminazione per gli acquiferi locali, che potrebbero costituire una fonte di acqua potabile.

Ma l’inquinamento può dipendere non solo dall’infiltrazione nel terreno di effluenti industriali ma anche in conseguenza della contaminazione del suolo derivante da vecchie discariche industriali a bassa tecnologia e da miniere abbandonate.  Anche il settore energetico può avere notevoli effetti sulla qualità delle acque sotterranee: il carbone utilizzato per la generazione di energia termica e il fracking per l’estrazione del gas naturale.

Il Rapporto sottolinea però come il settore petrolifero, del gas e quello minerario, attraverso le loro attività, generano una notevole quantità di dati interni sulla localizzazione, sulla portata e sulle caratteristiche degli acquiferi che potrebbero risultare molto utili per idrogeologi, governi e aziende che gestiscono le forniture idriche.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle acque sotterranee

I cambiamenti climatici, per via dell’effetto sulle precipitazioni e della dispersione delle acque superficiali, hanno un’influenza diretta sulla ricarica naturale delle acque sotterranee, compresi i corsi d’acqua effimeri, zone umide e laghi. Secondo il Rapporto, non si hanno però certezze in merito alla portata degli impatti dei cambiamenti climatici sulla ricarica delle acque sotterranee.

È appurato, tuttavia, che nelle aree caratterizzate da servizi igienico-sanitari inadeguati, le piogge estreme, legate appunto ai cambiamenti climatici, possono causare il passaggio di sostanze chimiche e di agenti patogeni microbici fecali fino ai livelli delle falde freatiche.

Per resistere alla crisi climatica e all’esito sulle forniture idriche, sarà necessario attingere non solo alle acque sotterranee, ma anche a fiumi, laghi e altri bacini idrici superficiali. In questo senso, le strategie di adattamento incentrate sulle acque sotterranee si basano su uno stoccaggio distribuito di queste ultime e sulla capacità degli acquiferi di immagazzinare le eccedenze idriche: il vantaggio è una netta riduzione delle perdite per evaporazione rispetto ad infrastrutture come le dighe di superficie.

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Gli ecosistemi dipendenti dalle acque sotterranee

Gli ecosistemi dipendenti dalle acque sotterranee (groundwater dependent ecosystem, GDE) svolgono un ruolo fondamentale nella protezione delle acque di falda dalla contaminazione, assicurando una separazione fisica dagli inquinanti, consentendo la filtrazione, la biodegradazione e l’assorbimento di sostanze contaminanti, e inoltre agevolando e proteggendo la ricarica naturale.

Sono presenti in diverse aree, dalle valli di alta montagna ai fondali oceanici, sino ai deserti e alimentano il flusso di base di fiumi e torrenti: sono quindi una fonte essenziale di acqua da cui dipende il rischio di prosciugamento di questi corsi durante i periodi di siccità. Inoltre, costituiscono un habitat per varie specie, sostengono la biodiversità, proteggono da inondazioni e siccità, forniscono alimenti e offrono servizi culturali.

Gli insediamenti umani

L’impatto di servizi igienico-sanitari inadeguati sulle acque sotterranee è osservabile nelle aree urbane con una bassa copertura di reti fognarie, in cui buona parte dei reflui fecali domestici viene scaricata in latrine a fossa.

La coesistenza negli stessi luoghi di acque sotterranee e di impianti igienico-sanitari mette a rischio le fonti a bassa profondità. Secondo le stime, la contaminazione costante delle acque sotterranee rurali causata da agenti patogeni interessa circa il 30% del totale degli impianti. Con conseguenze sui soggetti più emarginati: donne e bambine risultano più a rischio di contrarre malattie causate da agenti patogeni e tossine come conseguenza dell’esposizione alle acque reflue.

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L’acqua nel mondo

In alcune aree del mondo il ricorso alle acque sotterranee costituisce l’unica modalità possibile ed economicamente sostenibile per consentire l’accesso alle risorse idriche essenziali alle popolazioni rurali che ancora ne sono sprovviste. Lo sfruttamento delle acque sotterranee ha il potenziale per soddisfare una domanda di acqua in rapida crescita in tutta l’Africa subsahariana, necessaria sia per la sopravvivenza umana sia per promuovere lo sviluppo economico. Tuttavia, ad oggi, circa 400 milioni di persone nell’Africa subsahariana non hanno ancora accesso ai servizi idrici essenziali.

In numerosi Paesi europei le acque sotterranee vengono utilizzate principalmente come acqua potabile, il che evidenzia la necessità di monitorare la qualità dell’acqua in ragione dei potenziali rischi per la salute.

In America Latina e nei Caraibi, a causa della relativa abbondanza di acque superficiali e dell’impiego limitato delle acque sotterranee, meno del 30% dei prelievi di acqua dolce proviene da fonti sotterranee.

La regione dell’Asia e del Pacifico preleva invece i maggiori quantitativi di acque sotterranee al mondo, e include sette dei dieci Paesi con i più elevati livelli di prelievo, che da soli contano circa il 60% del totale mondiale dei prelievi di acque sotterranee: Bangladesh, Cina, India, Indonesia, Iran, Pakistan e Turchia.

La regione araba è una tra le zone a maggiore scarsità idrica al mondo, e le acque sotterranee costituiscono la principale fonte di approvvigionamento idrico in almeno 11 dei 22 Stati arabi. Qui, il prelievo eccessivo di acque sotterranee ha causato un abbassamento del livello delle falde freatiche. Le acque sotterranee della regione araba sono per la maggior parte di fonti non rinnovabili, necessitano dunque di una gestione che tenga conto della natura limitata della risorsa.

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Dal monitoraggio alla gestione delle acque sotterranee

Alla luce di quanto detto finora, viene da sé che sia necessario monitorare le acque sotterranee nel tempo in termini di quantità e qualità.

Eppure, il Summary Progress Update 2021: SDG 6, il Rapporto delle Nazioni Unite di sintesi sui progressi relativi all’Obiettivo di sviluppo sostenibile 6, sottolinea come il monitoraggio delle acque sotterranee sia carente. Secondo il Rapporto, abbiamo a disposizione tutte le conoscenze scientifiche, i metodi e gli strumenti necessari per intervenire sulla maggior parte dei problemi di gestione delle acque sotterranee ma scarseggiano dati affidabili per condurre analisi e valutazioni.

La condivisione di dati e informazioni è spesso carente soprattutto nei paesi a basso reddito. I dati sulle acque sotterranee raccolti grazie a fondi pubblici dovrebbero essere invece, fanno sapere nel report, accessibili liberamente.

Politiche, strategie e progetti dovrebbero essere adattati ai contesti locali, in base alle priorità e alle aspirazioni delle popolazioni, oltre a essere incentrati su prove scientifiche solide. Il monitoraggio dell’area geografica e della quantità di prelievi idrici dagli acquiferi rappresenta uno dei principali strumenti di gestione, in questo campo. La messa a punto dei diversi strumenti di gestione, scrivono nel report, può avvenire solo a seguito della creazione di strutture giuridiche e istituzionali dotate dell’autorità necessaria per l’utilizzo e l’applicazione di tali strumenti.

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Azioni e soluzioni

Solo attraverso una mappatura delle vulnerabilità, la creazione di aree di protezione e la pianificazione dell’uso dei terreni si può ottenere una protezione adeguata ed evitare la contaminazione. La gestione di acque superficiali e sotterranee dovrebbe, inoltre, essere congiunta.

La ricarica gestita degli acquiferi (Managed Aquifer Recharge, MAR) permette di integrare le dighe di stoccaggio con la ricarica delle falde acquifere, riducendo al minimo l’evaporazione e gli impatti ambientali. La MAR può essere utilizzata anche per la conservazione di acque meteoriche urbane e di acque riciclate non utilizzate. Negli ultimi 60 anni il ricorso alla MAR è aumentato di 10 volte, ma c’è ancora un notevole spazio per un’ulteriore espansione.

Di chi sono le acque sotterranee?

A differenza di quanto avviene nel contesto delle acque superficiali, dove i costi del capitale vengono di norma coperti dal settore pubblico, le infrastrutture per lo sfruttamento delle acque sotterranee vengono quasi sempre finanziate dagli utenti finali, come imprese, famiglie, agricoltori o comunità. I bilanci pubblici, scrivono nel report, dovrebbero quantomeno finanziare il monitoraggio delle acque sotterranee impiegando gli investimenti privati per finanziare l’avvio di iniziative di esplorazione e di gestione.

Sempre più spesso gli acquiferi transfrontalieri sono stati presi in considerazione in accordi di cooperazione sulle risorse idriche di portata più ampia, formulati per i bacini idrografici transfrontalieri, evidenziando una crescente consapevolezza sul loro valore.

In generale, è essenziale che i paesi si impegnino nella definizione di un quadro adeguato ed efficace per la governance delle acque sotterranee, intesa come un bene comune, e distribuiscano i vantaggi che ne derivano equamente, preservandola per il futuro. C’è ancora molto lavoro da fare ma, scrivono nel rapporto, il “primo passo in questo senso è rendere visibile questa risorsa invisibile”.

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