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domenica, Luglio 21, 2024

Codice ambiente, si va verso una “revisione completa”

Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto. Revisione necessaria, ha spiegato, alla luce dell’inserimento della tutela dell’ambiente in Costituzione

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Redazione EconomiaCircolare.com

È tempo di novità, anche per il Codice dell’Ambiente. Ne è convinto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto: “Verrà istituita una Commissione ministeriale per lavorare alla revisione completa del Codice dell’Ambiente e delle norme conseguenti – ha detto qualche giorno fa intervenendo all’incontro “Valore Natura. Il ruolo delle aree protette per la tutela e la valorizzazione dell’Italia”, organizzato da Marevivo e WWF Italia. Modifiche necessarie, secondo il ministro, “alla luce del nuovo quadro costituzionale determinato con i principi contenuti negli articoli 9 e 41 della Costituzione: una riforma normativa che si affiancherà all’azione di semplificazione e allo snellimento delle procedure autorizzative. Bisogna adattarsi a un nuovo modello, riscrivere un percorso”.

Tra i temi su cui si dovrà intervenire, sicuramente quelli legati all’energia. “Se non vinciamo la sfida energetica, paghiamo le conseguenze al livello ambientale”, ha detto il ministro. “Per raggiungere gli obiettivi europei dobbiamo creare le condizioni per produrre energia pulita, abbandonare carbone e petrolio, poi anche il gas, per aumentare le rinnovabili”. Serviranno allora “tutte le valutazioni di equilibrio a livello ambientale, guardando sul territorio alla mitigazione e non solo all’adattamento”.

Visto il contesto dell’incontro organizzato da Marevivo e WWF, il ministro ha speso parole anche sulla biodiversità, ricordando l’impegno italiano per l’accordo alla Cop15 di Montreal raggiunto un mese fa, in cui è previsto che il 30% dei mari siano resi area protetta: “Quella percentuale – ha detto – serve anche a sensibilizzare rispetto al resto, ad andare oltre. Noi siamo uno dei Paesi più avanzati sul sistema delle aree protette: è fondamentale garantire risorse finanziarie per la gestione ordinaria, ma serve anche una sfida sull’alta qualificazione e formazione della dirigenza, un investimento per creare una rete”.

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Le reazioni

Non sono state molte le reazioni all’annuncio di una Commissione che lavorerà alla riforma – “revisione completa” sono le parole di Pichetto – del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, il cosiddetto “Testo Unico Ambientale” o “Codice dell’ambiente”, che contiene le principali norme che regolano la disciplina ambientale.

“Siamo estremamente soddisfatti dell’impegno annunciato dal ministro dell’Ambiente Pichetto di istituire un’apposita Commissione per dare un seguito normativo ai principi costituzionali della tutela ambientale, della biodiversità e degli habitat e dell’interesse delle generazioni future introdotti un anno fa”, ha detto il presidente del WWF Italia, Luciano Di Tizio. Che spiega i motivi di questa soddisfazione: “Mentre le tematiche più specificatamente ambientali come bonifiche, rifiuti, processi valutativi ed autorizzativi, gestione dei distretti idrografici, sono organicamente trattate in un codice, i temi della tutela della natura sono polverizzati in una molteplicità di norme a volte contraddittorie”.

Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che ha accolto “con favore” l’annuncio del ministro, “è fondamentale avviare una riflessione sulla riforma organica del Codice dell’Ambiente, che in questi anni è stato oggetto di una vera e propria ipertrofia normativa. Ad oggi – ha spiegato il presidente Sima, Alessandro Miani – le continue modifiche, quasi chirurgiche, apportate al Codice hanno determinato una situazione di grave instabilità e incertezza tra gli operatori e in molti casi anche sfiducia verso le istituzioni, rappresentando di fatto un vero e proprio disincentivo a fare impresa e un freno al processo di transizione ecologica”. Ha aggiunto poi che, secondo Sima, “la riforma del Codice dell’Ambiente deve partire dalla rimozione di quelle barriere burocratiche che non aiutano le nostre imprese e disincentivano attività virtuose favorendo comportamenti dannosi per l’ambiente”. Tra gli aspetti su cui intervenire, secondo Miani, le bonifiche dei siti contaminati e  il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti (R.E.N.T.R.I.).

Qualche perplessità arriva invece da Michele Giuli, di Ultima Generazione: “Come Ultima Generazione riteniamo che questa iniziativa abbia il rischio di essere un grande green-washing istituzionale: il Ministro Pichetto Fratin vuole dichiarare il 30% delle aree marine protette quando il governo di cui fa parte ha appena concesso l’autorizzazione a procedere con la trivellazione dei nostri mari. Ci sono un centinaio di siti minacciati da progetti di estrazione di gas a poche miglia dalle coste che serviranno ben poco per le nostre bollette perché ci daranno, secondo le stime del MISE, soltanto un anno di fabbisogno energetico”.

Venendo al mondo produttivo, e in particolare alle imprese dell’economia circolare, secondo Unirima, l’Unione nazionale imprese recupero, riciclo e commercio dei maceri, è importante rivedere il codice ambientale “per semplificare gli iter autorizzativi, favorire maggiore concorrenza a benificio dell’efficienza, e valorizzare il principio della circolarità a favore di una maggiore sostenibilità ambientale”. Ben venga, dunque, la proposta del ministro: il Testo Unico, “introdotto nel 2006, necessita infatti di una profonda attività di revisione e adeguamento alle esigenze emergenti, alle nuove tecnologie e alle innovazioni nelle quali l’Italia ha dimostrato di essere all’avanguardia”.

Soddisfatta anche Assoambiente, Associazione che rappresenta le imprese (soprattutto private) che gestiscono servizi ambientali e quelle dell’economia circolare. “Salutiamo favorevolmente le dichiarazioni del Ministro Pichetto sulla necessità di una riforma normativa che si affianchi all’azione di semplificazione e allo snellimento delle procedure autorizzative”, ha detto infatti Elisabetta Perrotta, Direttore dell’associazione. “Il settore della gestione rifiuti non si qualifica solamente come servizio pubblico essenziale, ma anche come vero e proprio settore industriale in continuo sviluppo. In tale ottica risulta necessario poter disporre di un quadro normativo capace, attraverso un approccio pragmatico, di definire in modo chiaro un perimetro di legalità per chi deve applicare e per chi deve far rispettare le norme e di un frame di condizioni certe e stabili per gli operatori del settore; condizioni che sono propedeutiche allo sviluppo di investimenti privati e alla creazione di una filiera di tipo industriale che copra l’intero ciclo dei rifiuti, in grado di rispondere in modo efficiente e adeguato alle opportunità di sviluppo offerte dall’economia circolare”.

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