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giovedì, Maggio 30, 2024

Diritto alla riparazione, ok definitivo dal Parlamento Ue. Manca solo il Consiglio

La norma sancisce il diritto alla riparazione dei beni per “ridurre gli sprechi e sostenere il settore delle riparazioni, rendendole più accessibili e convenienti”. Per il recepimento i Paesi avranno 24 mesi dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale. “Limitare il diritto a pochi prodotti è un’occasione persa”, lamentano le associazioni

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Redazione EconomiaCircolare.com

Dopo l’ok nel trilogo giunto il 1 febbraio, arriva anche l’approvazione definitiva dell’europarlamento alla Direttiva right to repair, (R2R) che sancisce il diritto alla riparazione dei beni per “ridurre gli sprechi e sostenere il settore delle riparazioni, rendendole più accessibili e convenienti”. Martedì 23 aprile infatti il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva il testo, con 584 voti favorevoli, 3 contrari e 14 astensioni. Le norme forniscono chiarimenti sull’obbligo per i fabbricanti di riparare i beni e incoraggiano i consumatori a prolungare il ciclo di vita di un prodotto attraverso la sua riparazione. Una volta che la direttiva sarà stata formalmente approvata anche dal Consiglio e pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, gli Stati membri avranno 24 mesi di tempo per recepirla nel diritto nazionale.

La proposta è stata presentata dalla Commissione il 22 marzo 2023 e fa parte della Nuova agenda dei consumatori e del Piano d’azione per l’economia circolare. Integra altre recenti iniziative legislative per il consumo sostenibile, come il Regolamento ecodesignche promuoverà la produzione di prodotti riparabili, e la direttiva sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde (Empowering consumers for the green transition), che consentirà ai consumatori di prendere decisioni di acquisto più informate.

Se l’approvazione del testo sul diritto alla riparazione e la prossima entrata in vigore raccolgono il plauso delle associazioni, questo plauso è senza dubbio un plauso a metà. Tra le diverse voci, possiamo ricordare quella di Jean-Pierre Schweitzer, Policy Manager for Circular Economy di European Environmental Bureau (EEB), che ha sottolineato che “limitare questo provvedimento solo a una manciata di prodotti è una grande occasione persa per rivoluzionare i prodotti sostenibili e ampliare i diritti dei consumatori e dei riparatori in Europa”. Per la coalizione Right to Repair Europe, che rappresenta più di 130 organizzazioni, “serve una legislazione più ampia sul diritto alla riparazione che copra più categorie di prodotti durante il prossimo mandato. Purtroppo, la legge attuale non offre un accesso più ampio a un maggior numero di informazioni sulla riparazione e di pezzi di ricambio e non dà priorità alla riparazione nell’ambito della garanzia legale”. La coalizione chiede “una rapida attuazione di queste norme, comprese le linee guida della Commissione su una chiara definizione di prezzi ‘ragionevoli’ per i pezzi di ricambio, una solida esecuzione del divieto di pratiche anti-riparazione e l’introduzione di incentivi finanziari nazionali per la riparazione da parte degli Stati membri dell’UE”.

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Foto: Canva

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Cosa prevede la direttiva sul diritto alla riparazione

Nel dettaglio, ecco le misure principali previste dalla direttiva:

  • Obbligo di riparazione. La direttiva prevede l’obbligo per il produttore di riparare prodotti domestici comuni come lavatrici, aspirapolvere e persino smartphone. Altri prodotti si potranno aggiungere nel corso del tempo: la Commissione potrà introdurre requisiti di riparazione per i nuovi prodotti, attraverso il Regolamento ecodesign, che saranno quindi aggiunti all’elenco dei prodotti coperti dalla direttiva R2R (Allegato 2);
  • Modulo europeo di informazione. In parallelo con l’obbligo di riparare, i produttori saranno tenuti a informare i consumatori di questo obbligo. La direttiva propone un modulo europeo sulle riparazioni che i riparatori possono offrire ai consumatori, con informazioni chiare come le condizioni di riparazione, il tempo per terminare i lavori, i prezzi, i prodotti sostitutivi, ecc;
  • Tempi e prezzi “ragionevoli”. Il testo concordato prevede che i produttori effettuino le riparazioni necessarie entro un tempo ragionevole e, a meno che il servizio non sia fornito gratuitamente, anche a un prezzo ragionevole, in modo da incoraggiare i consumatori a scegliere la riparazione. Tuttavia, l’accordo mantiene anche il diritto dei consumatori di scegliere tra la riparazione e la sostituzione dei prodotti difettosi entro il periodo di responsabilità del venditore incluso nella garanzia.
  • Accesso semplice ai prezzi delle riparazioni. L’accordo obbliga i produttori a fornire informazioni sui pezzi di ricambio nel loro sito web, a renderli disponibili a tutte le parti del settore della riparazione a un prezzo ragionevole
  • Un anno di garanzia sui riparati. Viene garantita l’estensione di un anno della garanzia legale per i beni riparati. Questo periodo può essere ulteriormente prolungato dagli Stati membri;
  • Vietato ostacolare la riparazione. È stato introdotto il divieto per i produttori di utilizzare clausole contrattuali, tecniche hardware o software per ostacolare le riparazioni. In particolare, non dovranno ostacolare l’uso di pezzi di ricambio di seconda mano o stampati in 3D da riparatori indipendenti;
  • Piattaforme per la riparazione. Per facilitare il processo di riparazione, verrà creata una piattaforma online europea, con sezioni nazionali, attraverso la quale i consumatori potranno trovare negozi di riparazione locali, venditori di beni ricondizionati, acquirenti di articoli difettosi o iniziative di riparazione gestite dalla comunità, come i repair cafè;
  • Misure a favore della riparazione. Ogni Stato membro dovrà introdurre almeno una misura per promuovere le riparazioni, come buoni e fondi per le riparazioni, campagne informative, corsi di riparazione o sostegno agli spazi di riparazione gestiti dalla comunità, oppure, una riduzione dell’aliquota IVA sui servizi di riparazione.

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