Con la proposta di revisione del regolamento SFDR (Sustainable Finance Disclosure Regulation – o regolamento sulla finanza sostenibile), giunta dalla Commissione europea lo scorso 20 novembre, si è confermato un trend in crescita nell’ultimo anno: il settore della difesa e degli armamenti rientra sempre più a pieno titolo negli investimenti sostenibili, i cosiddetti fondi ESG (Environmental, Social, and Governance).
Dall’implementazione del regolamento – marzo 2021 – a oggi, le società di gestione del risparmio (sgr) hanno quasi sempre incluso questi titoli sulla base del rendimento e di una diversificazione del portafoglio grazie a un’ambiguità di fondo della normativa che non fornisce etichette ma garantisce solo un regime di trasparenza. Nel mutato contesto geopolitico, le società che producono armi non solo possono rientrare ma sono considerate a tutti gli effetti sostenibili per il contributo che danno alla difesa, alla sicurezza e, di conseguenza, alla democrazia.
Un cambio di passi rispetto al passato evidenziato anche nella proposta di Euronext, il principale gruppo borsistico europeo, di dare una nuova lettura alla sigla: ESG non è più solo il rispetto di criteri “ambientali sociali e di governance”, ma di “energia, sicurezza e geostrategia“.

“Per quanto riguarda gli aspetti normativi, nel corso dell’anno è stato chiarito che il regolamento SFDR non vieta il finanziamento del settore della difesa” afferma a EconomiaCircolare.com Eurizon sgr, una delle società di gestione più grandi in Italia che investe nel comparto della difesa con fondi categorizzati come sostenibili. “In particolare – continua Eurizon sgr – si specifica che l’industria della difesa deve essere trattata alla stregua di tutti gli altri settori e che solo le armi controverse sono soggette a requisiti di trasparenza più rigorosi. Questa posizione significa che escludere l’intero settore della difesa non sarebbe coerente con il quadro giuridico esistente. Vale la pena notare che la definizione di armi controverse, secondo quanto delineato nella normativa SFDR, non comprende le armi nucleari”.
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“Un investimento sostenibile è diverso da uno etico”
Su questo aspetto le società di gestione ascoltate sono chiare: quando si crea un portafoglio da proporre agli investitori, i titoli della difesa possono rientrare tra gli investimenti sostenibili. Lo ha deciso la Commissione Europea nel corso del 2025, con un pacchetto normativo, il Defense readiness omnibus: una riforma culminata con l’ultima controversa scelta di stilare un elenco di “armi vietate”, dunque non finanziabili, includendo però così le altre, comprese le armi controverse.
In pratica, anche le aziende che producono armi incendiarie, munizioni all’uranio impoverito e armi nucleari potrebbero ora essere idonee per l’etichetta ambientale, sociale e di governance (Esg), come ci suggeriva anche la risposta di Eurizon sgr. Al di là del valore etico che si può assegnare a una scelta del genere, normativamente gli investimenti sostenibili possono supportare la costruzione e la commercializzazione di armi. Questo perché “un investimento sostenibile è diverso da un investimento etico”, come spiega a Economiacircolare.com Arianna Magni, responsabile dello sviluppo istituzionale e internazionale della società di gestione Etica sgr.
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“Un mondo che non esiste più”
“Se andiamo indietro di soli sei anni, investire in armi con la finanza sostenibile era un tabù” osserva ancora Arianna Magni, di Etica sgr. “I gestori decidevano che il settore della difesa non era allineato con i propri principi e lo escludeva, oggi questa cosa è molto cambiata. I titoli sono diventati attraenti perché il settore della difesa ha messo a punto forti performance, complice anche il contesto geopolitico, e gli investitori, soprattutto i grossi investitori, nelle loro scelte di investimento considerano quello che è il ritorno economico, buttandocisi a capofitto. Tra il 2018 e il 2019 – continua l’esperta – molti avevano abbracciato la filosofia dell’esclusione, se vogliamo anche per moda, e ognuno declinando secondo le proprie metodologie, ma con la comune convinzione che la finanza sostenibile escludesse le armi. Parliamo di un mondo che non esiste più”.
La definizione di finanza sostenibile derivante dalla normativa europea ci dice che un investimento può essere considerato tale se contribuisce a un obiettivo ambientale e sociale, “poi bisognerebbe però ricordare il corollario di questa definizione, che prevede che tale investimento non arrechi danni significativi a nessuno di tali obiettivi ambientali o sociali. Secondo noi questo principio non si concilia con l’industria degli armamenti”, osserva Magni. “Se pensiamo alle armi, lo scopo principale è quello di uccidere, per cui l’obiettivo sociale sicuramente fa fatica a rientrare”.

C’è poi una questione normativa. “In Italia c’è anche una legge, la 220 del 9 dicembre 2021, che vieta gli investimenti e i finanziamenti in aziende legate alla produzione di armi controverse come mine antipersona e munizioni a grappolo ma tutto il resto non è stato bandito da una legge, per cui, rispettando i requisiti minimi della normativa, di fatto un investitore sostenibile può tranquillamente investire nel settore della difesa”.
La finanza sostenibile non assegna un valore negativo etico all’industria della difesa, l’inclusione o meno “dipende dall’approccio che si sceglie di utilizzare. Noi adottiamo un approccio a 360 gradi” continua la portavoce di Etica sgr. “Non facciamo distinzione tra armi convenzionali e non convenzionali, non ci limitiamo al danno sociale, consideriamo anche quello ambientale, ma il settore è molto ampio: c’è chi produce armi, chi produce i veicoli con cui vengono trasportate queste armi, c’è chi produce i giubbotti per l’esercito. La finanza sostenibile, invece, non assegna la stessa valenza negativa a tutte e tre le cose”.
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“Il denaro non è mai neutro”
Secondo gli ultimi dati disponibili di Assogestione, l’industria della gestione del risparmio italiana, i fondi sostenibili costituiscono il 50% di tutti i fondi italiani, e lo stesso vale per l’Europa, il più fervido mercato al mondo per i fondi ESG. Nessuno vuole restare fuori dal 50% di possibili investimenti, soprattutto un settore come quello degli armamenti che prima del 2022 era fortemente indebolito.
Complici le guerre in corso e il clima di tensione gepolitico, gli investimenti in armi si sono rivelati particolarmente performanti in questo momento ma non sono, per questo, necessariamente sicuri. Per Magni il rischio è che non abbiamo risvolti positivi sul lungo periodo: “è un trend del momento, non compatibile con l’orizzonte temporale un investimento sostenibile che deve avere ricadute nel lungo termine”.
In questo senso l’approccio di Etica sgr tende a privilegiare a “dare capitale, dare ossigeno” a quelle società che generano un impatto positivo su tutti e tre gli aspetti dell’ESG – ambientale, sociale e di governance – che sono quindi in grado di migliorare la società.
“Certi settori, a prescindere dal loro valore momentaneo in termini finanziari, non sono mai entrati e non potranno mai entrare negli investimenti dei nostri fondi, perché il nostro modo di fare finanza si basa su un approccio che si interroga sull’uso che viene fatto del denaro, che non è mai neutro” conclude Magni. “Premiamo soggetti virtuosi che oltre a un ritorno economico garantiscono all’investitore e a tutta la comunità un impatto positivo”.
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