Una riforma a metà: ecco cosa prevedono le modifiche del mercato ETS

Dopo tanta attesa e tante discussioni, la Commissione Europea ha pubblicato la riforma sul sistema ETS, con cui punta a conciliare decarbonizzazione e competitività. Più flessibilità per le imprese, quote gratuite fino al 2040 e nuove aperture ai crediti internazionali. Ecco tutte le modifiche, settore per settore

Carlotta Indiano
Carlotta Indiano
Classe ‘93. Giornalista freelance. Laureata in Cooperazione e Sviluppo e diplomata alla Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso a Roma. Si occupa di ambiente ed energia. Il suo lavoro è basato su un approccio intersezionale, femminista e decoloniale. Scrive per IrpiMedia e collabora con altre testate.

Conciliare gli interessi delle imprese e dell’ambiente diventa sempre più difficile, come testimonia il caso ETS a livello europeo. Il 17 luglio la Commissione europea ha pubblicato la tanto attesa riforma sul sistema Ets, l’Emission Trading System, una delle principali misure politiche messe in campo dell’UE per contrastare il cambiamento climatico, allo scopo di indurre le industrie a decarbonizzare per non pagare un prezzo troppo alto per le emissioni di CO₂  prodotte

L’ETS obbliga le centrali elettriche, le industrie, le compagnie di navigazione e le compagnie aeree ad acquistare quote di emissione quando emettono CO₂, fornendo quindi un incentivo a inquinare il meno possibile. Inoltre, per quei settori a rischio di delocalizzazione o particolarmente difficili da decarbonizzare, come acciaio, cemento e chimica, sono previste delle quote gratuite – permessi a inquinare – per facilitare il processo di decarbonizzazione. 

Per il commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, la revisione introduce cambiamenti significativi con l’obiettivo di allinearsi agli obiettivi climatici a lungo termine, garantendo al contempo la competitività industriale e lasciando più flessibilità alle imprese. Uno dei nodi centrali della riforma, infatti, consiste nel mantenere in piedi più a lungo il sistema delle quote gratuite, che altrimenti sarebbe stato gradualmente eliminato entro il 2039.  

Secondo Hoekstra “il sistema ETS rivisto è progettato per essere coerente con un obiettivo netto di riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040”, ma, specifica “per raggiungere questo traguardo, la traiettoria del tetto massimo delle emissioni (cap) sarà gestita in modo più graduale rispetto ad oggi”. Eppure per molti esperti di ETS la riforma si traduce in una gentile concessione al mondo industriale.  

Dopo la presentazione ufficiale del 17 luglio 2026, l’obiettivo di Commissione, Parlamento e Consiglio è raggiungere un accordo definitivo entro il primo trimestre del 2027.

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Le novità del nuovo mercato ETS

Gli elementi di novità del “nuovo” mercato ETS sono tanti. A partire dal fattore di Riduzione Lineare (LRF): è il meccanismo con cui si determina con quale velocità si riduce ogni anno il numero massimo di emissioni consentite nell’ambito dell’ETS. Il tetto delle emissioni sarà ridotto annualmente del 3,7% tra il 2031 e il 2035, e dell’1,7% a partire dal 2036, consentendo “un andamento del tetto massimo più gestibile e graduale”. Ad oggi il fattore lineare è del 4,3% con l’obiettivo di azzerare il tetto intorno al 2039, mentre la nuova riduzione del 1,7% dal 2036 sposta la fine del sistema molto più avanti. In questo modo, il tetto massimo del sistema ETS non raggiungerà lo zero prima del 2048. Per la Commissione l’obiettivo è duplice: da un lato il sistema ETS continuerà a generare ricavi che dovranno essere reinvestiti nella decarbonizzazione industriale e dall’altro il prezzo del carbonio rimane stabile per incentivare gli investimenti, evitando la volatilità estrema che deriverebbe da una scarsità di quote troppo improvvisa.

emissioni

Questa flessibilità costerà al sistema 1,4 gigatonnellate di CO₂ in più secondo l’Öko-Institut, centro di ricerca tedesco sul clima, paragonabili alle emissioni annuali complessive di Germania, Francia e Italia. In termini pratici, ciò significa che il tetto massimo non verrà ridotto di 80 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno ma di 35 milioni.

Per compensare l’aumento di emissioni vengono introdotti nuovi strumenti di riduzione: 

  • la possibilità di usare crediti internazionali: tra il 2036 e il 2040, potranno essere introdotti fino al 2% di crediti internazionali di alta qualità. Questo meccanismo consentirebbe alle industrie di continuare a inquinare sul suolo europeo, appaltando a progetti esteri la riduzione delle emissioni. A tal proposito, la Commissione sta discutendo l’introduzione entro fine anno di un regolamento specifico sugli standard per garantire che questi crediti abbiano un valore ambientale ed economico solido e uniforme in tutta Europa;
  • rimozioni di carbonio: è prevista l’integrazione di 250 milioni di tonnellate di rimozioni permanenti di carbonio domestiche per stimolare il relativo mercato, tradotte in più investimenti in progetti di CCS, tecnologia la cui efficienza è stata più volte messa in discussione. 

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Più quote gratuite e flessibilità sui benchmark

Forte opposizione da parte delle associazioni ambientaliste anche sulle quote gratuite (free allocation), che vengono estese con alcune condizionalità per le aziende. A titolo di promemoria, oggi la ripartizione è la seguente: il 57% di tutte le quote viene messo all’asta, mentre il 43% viene assegnato gratuitamente all’industria per proteggerla dalla delocalizzazione (carbon leakage). 

Per le quote gratuite il nuovo sistema quindi prevede: 

  • 80% delle quote, rilasciate gratuitamente solo dopo la pubblicazione di piani aziendali per investimenti nella decarbonizzazione, approvati dal consiglio di amministrazione;
  • 20% delle quote, rilasciate solo dopo l’effettiva implementazione degli investimenti e la pubblicazione dei risultati in termini di riduzione delle emissioni;
  • esenzioni: i “best performers” (il migliori 10%), i progetti del Fondo per l’Innovazione e le installazioni a basse o zero emissioni, sono esentati da queste condizionalità;
  • clawback clause: è stata introdotta una clausola di “recupero”: se un’azienda lascia l’Europa, dovrà restituire le quote gratuite ricevute

Nei mesi che hanno preceduto la riforma, le industrie si sono mostrate particolarmente preoccupate per la definizione dei nuovi benchmark, e cioè quei parametri di riferimento utilizzati nel sistema ETS per determinare la quantità di quote gratuite che le industrie possono ricevere. La Commissione ha quindi introdotto ora le emissioni indirette derivanti dall’uso di elettricità per 14 prodotti in settori come chimica e raffinazione, premiando chi abbandona i combustibili fossili per l’energia elettrica con un finanziamento aggiuntivo per l’industria di circa 4 miliardi di euro. Per evitare tagli drastici, la Commissione ha proposto anche un aggiornamento meno severi per i benchmark relativi a calore e combustibili, una misura che aggiunge circa 6 miliardi di euro di flessibilità finanziaria. In totale quindi, la modifica genererà 10 miliardi per l’industria, di cui solo 4 legati a processi di elettrificazione. Il tasso massimo di aggiornamento dei benchmark viene abbassato dal 2,5% al 2% annuo, rendendo la riduzione del sostegno più graduale.

La durata delle quote gratuite varierà a seconda del settore, ma il sistema complessivo è progettato per accompagnare l’industria verso la neutralità climatica con tempistiche diverse:

Per i settori Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), come acciaio, cemento e fertilizzanti, l’assegnazione gratuita terminerà definitivamente nel 2038. Le quote saranno quindi disponibili fino al 2037, arrivando a zero nell’anno successivo. 

I settori soggetti al CBAM hanno una scadenza specifica per le quote gratuite perché il sistema sta transitando verso un nuovo modello di protezione che sostituisce gradualmente l’assegnazione gratuita con la “tassa” alla frontiera che verrà utilizzata a sua volta come protezione contro la delocalizzazione. Per questi settori è stato introdotto uno sconto del 15% sulla velocità di riduzione delle quote gratuite. “Ad esempio, se la normativa generale prevedesse una riduzione del 10%, per un settore CBAM questa verrebbe corretta all’8,5%, lasciando all’azienda un numero leggermente maggiore di permessi gratuiti per un periodo più lungo”, spiega la Commissione. 

Nei settori non disciplinati dal CBAM non viene indicata una data di scadenza uguale per tutti, ma le quote gratuite rimarranno una parte significativa del sistema per tutto il prossimo decennio, almeno fino al 2040. Tuttavia, poiché il tetto massimo delle emissioni viene ridotto progressivamente, si stima che la disponibilità totale di quote (sia all’asta che gratuite) si azzererà tra il 2044 e il 2048, a seconda dello scenario economico considerato, specifica la Commissione. 

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Come verranno utilizzati gli introiti dell’ETS

La riforma impone inoltre un cambiamento nel modo in cui i governi utilizzano i proventi derivanti dalle quote di emissione. Negli ultimi due decenni, il sistema ETS ha generato 260 miliardi di euro, che gli Stati membri hanno incorporato nelle finanze pubbliche generali. Nella riforma, la Commissione impone che almeno la metà di tutte le future entrate derivanti dal sistema ETS debba essere destinata esclusivamente al finanziamento di progetti di decarbonizzazione industriale, sottoponendo i progetti a verifiche anti-greenwashing.

La Commissione ha allargato anche il meccanismo di solidarietà dell’Est, uno strumento concepito per garantire un’equa ripartizione degli oneri tra gli Stati membri, fornendo supporto finanziario specifico a quelli che hanno maggiori difficoltà a tenere il passo con la transizione energetica. Il primo 10% di tutte le quote messe all’asta viene assegnato a 16 Stati membri a basso reddito (i 12 già beneficiari del Fondo per la Modernizzazione più Spagna, Slovenia, Cipro e Malta).

Viene introdotta la Banca per la Decarbonizzazione Industriale (IDB), uno strumento finanziario per sostenere le industrie energivore europee nel loro percorso di transizione ecologica

Settore rifiuti 

Un elemento di novità nella riforma è l’integrazione graduale dell’incenerimento dei rifiuti urbani nel sistema ETS tra il 2031 e il 2034. “Il settore dei rifiuti non è così piccolo come sembra. Rappresenta circa i 2/3 del traffico aereo interno all’Ue. Si tratta di un settore che presenta un quadro molto eterogeneo dove lo smaltimento in discarica rappresenta ancora una percentuale elevata e in alcuni Stati membri raggiunge addirittura l’80%”, spiega la Commissione. “Proponiamo quindi di includere gradualmente i rifiuti nel sistema ETS, con margini di flessibilità e in pieno allineamento con l’economia circolare. Ciò avverrà nel 2031 e nel 2034”. 

La proposta concede agli Stati la possibilità di un opt-out nazionale (esclusione temporanea) fino al 2035. Per usufruire di questa deroga, uno Stato deve soddisfare almeno due delle seguenti tre condizioni:

  1. Disporre di una tassa nazionale sul carbonio equivalente.
  2. Essere in linea con il raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio.
  3. Essere in linea con gli obiettivi di riduzione del conferimento in discarica

L’assegnazione gratuita delle quote è stata esplicitamente estesa oltre il 2030 solo per il teleriscaldamento (district heating). Questa misura è significativa poiché circa il 70% degli impianti di termovalorizzazione (waste-to-energy) in Europa fornisce teleriscaldamento e potrà quindi beneficiare di questa agevolazione.

Inoltre viene introdotta la tecnologia di cattura del carbonio come una soluzione chiave per il settore dei rifiuti. L’auspicio della Commissione è che l’integrazione del settore nel sistema Ets possa renderla economicamente più vantaggiosa. In Italia esiste già un progetto di CCS per i rifiuti: ad esempio il progetto Captureste per l’inceneritore di Ferrara, sviluppato da Hera e Saipem, prevede l’installazione del primo impianto industriale italiano di cattura della CO₂ su un inceneritore. Al progetto sono stati assegnati 24 milioni proprio dagli introiti dell’ETS attraverso l’Innovation Fund. 

Settore dell’aviazione

Il sistema per l’aviazione nella nuova revisione dell’ETS è stato progettato come una soluzione su misura che mira a bilanciare gli obiettivi climatici con la competitività delle compagnie aeree europee: Lo si fa attraverso alcune aggiunte:

  • la regola dei 5000 km: invece di estendere l’ETS a tutti i voli internazionali in partenza, dal 2029 il sistema includerà i voli che atterrano in Paesi entro un raggio di 5.000 km (calcolati da un punto centrale in Europa, come Francoforte). Questo significa che voli verso hub come Dubai, Doha o Istanbul rientreranno nel sistema, mentre voli più lunghi (es. verso New York o Tokyo) ne rimarranno fuori. Questa misura serve a contrastare il rischio di “hub leakage”, ovvero lo spostamento del traffico verso grandi aeroporti extra-UE per evitare i costi del carbonio;
  • supporto ai  carburanti SAF: la Commissione riserva 110 milioni di quote per incentivare l’uso di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF nell’acronimo inglese) prodotti in Europa. Non si tratta di quote gratuite ma di un supporto finanziario per coprire il differenziale di prezzo tra il cherosene tradizionale (più economico) e i carburanti SAF (più costosi);
  • esenzioni: i voli domestici per le regioni ultraperiferiche restano esenti fino alla fine del 2035.

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Il caso del CORSIA

Il CORSIA (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation) è il meccanismo globale sviluppato dall’Icao (Organizzazione internazionale dell’aviazione civile) per gestire le emissioni dei voli internazionali, una sorta di tassa globale sugli aerei. L’Unione Europea ha deciso di continuare a “fermare l’orologio” (stop the clock) sull’estensione completa dell’ETS ai voli internazionali in partenza proprio per dare una possibilità al sistema di dimostrare la sua efficacia

La Commissione sostiene infatti il multilateralismo e preferirebbe una soluzione globale solida piuttosto che frammentata. È prevista una clausola di revisione nel 2032 per valutare se CORSIA sia diventato uno strumento “solido”. Se la valutazione sarà positiva, l’Europa continuerà a integrare i due sistemi; se non sarà ritenuto abbastanza efficace, l’UE potrebbe decidere di estendere l’ETS a tutti i voli internazionali in partenza.

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Settore marittimo

Il settore marittimo riveste un ruolo strategico fondamentale per l’Europa, dato che l’80% degli scambi commerciali dipende da esso e circa il 30-40% delle compagnie marittime mondiali sono europee. Per la Commissione, le crescenti emissioni del settore continuano portando alla necessità di rafforzare la sua integrazione nel sistema ETS attraverso diverse misure chiave, come il meccanismo SMPA (Sustainable Maritime Alternative Propulsion).

Si tratta di un meccanismo finanziato con 110 milioni di quote per il periodo 2028-2040, pensato come sostegno alle tecnologie come biocarburanti avanzati, elettrificazione e propulsione eolica. Il supporto copre diverse soluzioni, tra cui biocarburanti avanzati, e-fuel, ammoniaca e metanolo puliti, propulsione eolica ed elettrificazione nel principio della neutralità tecnologica. Non si tratta di quote gratuite, ma di una riduzione degli obblighi di restituzione delle quote basata sul differenziale di prezzo tra i carburanti sostenibili e quelli convenzionali.

La Commissione si dice consapevole del rischio che le grandi navi modifichino le loro rotte per evitare i costi associati alle quote di emissione dell’EU ETS per cui allarga la lista dei “porti limitrofi a rischio evasione. Se una nave fa scalo in uno di questi porti designati, lo scalo non viene conteggiato come una vera “fermata” ai fini del calcolo delle emissioni, impedendo così l’elusione delle norme. Viene previsto uno sconto mirato per le grandi navi portacontainer che arrivano da porti extra-UE verso porti UE, calcolato in base alla quota di container che vengono effettivamente trasbordati tra due paesi non UE. Per non appesantire le aziende, la rendicontazione dei dati per l’ETS sarà unificata con quella del regolamento FuelEU Maritime, rendendo più facile tracciare i movimenti reali delle navi attraverso il sistema MRV (Monitoraggio, Comunicazione e Verifica).

Come nel caso dell’aviazione, l’Unione Europea continua a sostenere una soluzione globale attraverso l’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale). Se venisse adottato un meccanismo economico globale, l’UE prevede una clausola di revisione per permettere di dedurre quanto pagato a livello internazionale (es. a Londra) dal debito ETS europeo.

Alcune deroghe verranno attivate per le navi di rompighiaccio, i servizi per le piccole isole, gli obblighi di servizio pubblico e le regioni ultraperiferiche sono estese fino al 2035.

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