Nuova puntata della partita a ping pong tra Unione Europea e Italia sul mercato ETS, il sistema europeo dello scambio di emissioni di gas serra. A farlo notare è ECCO, il think tank italiano per il clima. Secondo l’analisi di Matteo Leonardi, co-fondatore di ECCO, la comunicazione della Commissione europea relativa agli aiuti di Stato emergenziali in risposta alla crisi di Hormuz, annunciata nel provvedimento denominato “Accelerate EU”, contiene al proprio interno una bocciatura della sospensione del mercato ETS che il governo Meloni ha ripetutamente chiesto in questi mesi, specie dopo l’avvio della guerra in Iran lo scorso 28 febbraio, e che aveva attuato poco prima attraverso il cosiddetto Decreto Bollette.
La comunicazione della Commissione UE, pubblicata il 29 aprile, ha l’obiettivo di supportare l’azione degli Stati Membri nel mitigare i rischi per l’economia e proteggere la competitività europea. Per questo la Commissione ha voluto chiarire le condizioni e le caratteristiche degli strumenti che gli Stati Membri possono introdurre per contenere gli impatti della crisi in Iran sui prezzi dell’energia.
Si tratta di un passaggio delicato, dato che l’energia è uno dei temi cruciali su cui gli Stati membri chiedono da sempre una maggiore autonomia. Ancor di più dopo la guerra in Iran, che promette di modificare ancor più della guerra in Ucraina gli equilibri globali. Nel testo della Commissione, fa notare ECCO, “si ritrovano gli elementi di valutazione della compatibilità con gli aiuti di stato del Decreto Bollette, ideato nei primi mesi del 2026 e approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 febbraio con l’obiettivo di ridurre gli alti prezzi del mercato elettrico italiano rispetto agli altri Paesi europei”.

Tra le misure proposte nel decreto Bollette, ricorda ancora Matteo Leonardi, “all’articolo 6 si prevedeva di trasferire alcuni costi di trasmissione e l’onere ETS dai generatori di elettricità a gas ai consumatori finali, auspicando una riduzione delle offerte di energia elettrica dei produttori termoelettrici nel mercato. In questo modo, nelle intenzioni del legislatore, si intendeva ridurre strutturalmente il costo dell’energia elettrica, ‘neutralizzando’ il costo dell’ETS legato all’uso del gas naturale e riflesso nel prezzo elettrico”.
Ebbene nella comunicazione della Commissione, nei fatti, la scelta italiana viene bocciata. Il testo europeo, infatti, conferma la centralità del meccanismo ETS nei meccanismi di formazione del prezzo del mercato elettrico europeo, ne impedisce l’elusione a livello nazionale e introduce la possibilità di adottare strumenti di incentivazione del gas naturale nel settore termoelettrico in misura transitoria per affrontare la crisi. In pratica la Commissione ricorda all’Italia che può adottare misure che possano diminuire strutturalmente il prezzo elettrico – una mossa essenziale dato che il nostro Paese ha uno dei prezzi più alti a livello europeo – ma non può farlo “facendo di testa propria” sul sistema EU ETS, cioè ignorandolo o, per meglio dire, sospendendo quello che è un mercato europeo.
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E ora cosa cambia per l’Italia dopo la bocciatura UE sull’ETS?
Difficile rispondere nell’immediato a questa domanda. Quel che è certo è che la Commissione conferma che per l’organo esecutivo dell’UE il mercato ETS resta lo strumento necessario per il progressivo e strutturale abbandono delle fonti fossili. Anche per questo motivo, come fa notare ancora ECCO, viene ribadito che le compensazioni ammesse dalla comunicazione UE “dovranno essere valutate caso per caso e, comunque, essere compatibili con alcuni principi di base, ovvero essere temporanee ed assicurare che non ci siano impatti sul disegno di mercato o barriere alla reciprocità sugli scambi transfrontalieri, mantenendo allo stesso tempo tutti gli obblighi e gli incentivi dell’ETS”.
Non ci sono altri modi per dirlo: la comunicazione della Commissione è un’altra bocciatura per il governo Meloni. In parte inaspettata, considerando che le interlocuzioni tra von der Leyen e Meloni sembravano essere favorevoli per il governo italiano. Forse ha prevalso la linea più radicale di Teresa Ribera, vicepresidente della Commissione e da sempre sostenitrice di una rapida transizione energetica verso le rinnovabili.
D’altra parte il decreto Bollette, scrive ancora Leonardi di ECCO, “è stato costruito nei primi mesi del 2026 e approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 febbraio, facendo riferimento a condizioni di mercato precedenti all’attacco in Iran del 28 febbraio. La misura aveva come obiettivo principale quello di dare una risposta agli alti prezzi del mercato elettrico italiano rispetto agli altri Paesi europei”.
Le ragioni di tale disparità non dipendono dal mercato ETS – che, appunto, è comune a tutti gli Stati UE – ma alle specificità dell’Italia, tra le quali la forte dipendenza del gas. Una dipendenza che non è solo nei riscaldamenti e nei trasporti – due settori cruciali per l’energia – ma che si riverbera pure nella generazione del prezzo elettrico, data la vasta presenza nel territorio italiano di centrali termoelettriche che vengono alimentate, appunto, col gas. Una dipendenza, infine, che è aumentata ancor di più dal 2022, dopo la guerra in Ucraina, con la scelta di sostituire il gas russo con il GNL (Gas Naturale Liquefatto) invece che accelerare la diffusione delle energie rinnovabili.
Al momento non sono giunte repliche da parte del governo Meloni. Ma c’è da aspettarsi almeno qualche altro colpo nella partita a ping pong tra Italia e UE.
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Le proposte di ECCO per abbassare le bollette italiane
“La comunicazione di Bruxelles conferma che le misure proposte dall’Italia nel Decreto Bollette non forniscono una soluzione strutturale al divario fra i prezzi dell’elettricità in Italia e il resto d’Europa e, questo, per un Paese a forte vocazione all’export come l’Italia non può essere ignorato” afferma Matteo Leonardi, co-fondatore di ECCO, il think tank italiano per il clima.
La soluzione principale è evidente, come confermano le guerre fossili in Ucraina e in Iran. La dipendenza europea, e ancor più italiana, dalla triade carbone/petrolio/gas non è più insostenibile unicamente dal punto di vista ambientale ma anche dal punto di vista economico. Ed è proprio nelle crisi, nelle emergenze, che si decidono di solito i cambiamenti strutturali.

“Sulle soluzioni e su dove concentrare l’attenzione non dovrebbero esserci più dubbi – scrive ECCO – Sviluppare più rinnovabili, rivedere la fiscalità e gli oneri del settore elettrico, assicurare competitività dei mercati, fiscalizzare o intervenire amministrativamente sugli extraprofitti che si generano nelle fasi di crisi, sono misure in linea con l’impianto europeo e sicuramente provvedimenti strutturali che fanno bene al sistema energetico italiano”.
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