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venerdì, Maggio 31, 2024

Prevenzione dei rifiuti, questa sconosciuta (o quasi)

Un report ISPRA ha raccontato le misure messe in campo dai Comuni per ridurre la produzione di rifiuti. Il risultato? Pochi Comuni hanno risposto, e solo una ridotta minoranza pratica la prevenzione

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, un passato nell’associazionismo e nella ricerca non profit, collabora con diverse testate

La prevenzione dei rifiuti, evitare cioè di produrli, è la prima opzione nella legislazione europea fin dalla direttiva Quadro Rifiuti del 1975 (1975/442/EEC). Ma cosa fa il nostro Paese per la riduzione dei ridurre rifiuti? L’Italia, allineandoci alla normativa comunitaria, ha adottato un Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, e anche il Piano d’Azione per l’Economia Circolare e il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti prevedono, ovviamente, misure per la riduzione dei rifiuti. A giudicare dai dati raccolti da ISPRA nei propri rapporti annuali sui rifiuti, però, la riduzione è ancora un miraggio.  Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani – Edizione 2022 dell’’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dopo il 2020 caratterizzato dai drammatici effetti della pandemia, nel 2021 in Italia la produzione dei rifiuti urbani è tornata a crescere: +2,3% rispetto all’anno prima29,6 milioni di tonnellate in tutto (EconomiaCircolare.com lo ha raccontato qui). Quanto ai rifiuti speciali (ne abbiamo scritto qui), quelli cioè delle attività produttive, gli ultimi dati – in calo del 4,5% rispetto a quelli dell’anno precedente – fanno riferimento al 2020 ma, come spiega ISPRA, “sono stati fortemente influenzati dall’emergenza sanitaria da Covid-19 che ha segnato, nel 2020, il contesto socioeconomico nazionale”.
Quali sono le iniziative in campo, a livello territoriale, per alleggerire le pattumiere? Come al solito per farci un’idea possiamo ricorrere alle ricerche dell’ISPRA, in particolare ad un report – “Indagine conoscitiva sulle misure di prevenzione della produzione dei rifiuti urbani adottate dai comuni” – elaborato dal Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’Istituto e pubblicata nel luglio 2022.

Facciamo però un passo indietro e vediamo cosa prevede la normativa

La normativa sulla riduzione dei rifiuti

La direttiva europea quadro sui rifiuti (la 2008/98/CE recepita dall’Italia nel dicembre 2010) introduce l’obbligo, per gli Stati membri, di elaborare programmi di prevenzione dei rifiuti, che fissino specifici obiettivi, con lo scopo di “dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti”.

Per quanto possa sembrare banale, vale la pena definire cosa dobbiamo intendere per prevenzione.

La Direttiva europea definisce “prevenzione” le misure adottate “prima che una sostanza, un materiale o un prodotto diventino un rifiuto e che quindi sono in grado di ridurre:

  1. a) la quantità dei rifiuti (anche attraverso il riutilizzo dei prodotti o l’estensione del loro ciclo di vita);
  2. b) gli impatti negativi dei rifiuti prodotti sull’ambiente e la salute umana;
  3. c) il contenuto di sostanze pericolose nei materiali e nei prodotti”.

Il Programma approvato dal nostro Paese nel 2013 indica i seguenti obiettivi:

  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil. Nell’ambito del monitoraggio per verificare gli effetti delle misure, verrà considerato anche l’andamento dell’indicatore Rifiuti urbani/consumo delle famiglie;
  • Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil;
  • Riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil.

Definiti gli obiettivi, il Programma indica ventaglio di misure:

  • Riutilizzo. Le amministrazioni, ad esempio, dovrebbero avviar iniziative per favorire il riutilizzo dei prodotti; dovrebbero dare vita a centri per la riparazione e il riutilizzo, in particolare per i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; avviare campagne di sensibilizzazione e informazione.
  • Poi ci sono e misure fiscali: sistemi fiscali o di finanziamento premiali per processi produttivi ambientalmente più efficienti e a minor produzione di rifiuto; revisione dei meccanismi di tassazione dei conferimenti in discarica e aumento della quota del tributo che le Regioni devono destinare alla promozione di misure di prevenzione dei rifiuti.
  • Rifiuti biodegradabili: valorizzare i sottoprodotti dell’industria alimentare; distribuzione eccedenze alimentari della grande distribuzione organizzata.
  • Rifiuti in carta e cartone: ridurre la quantità dei rifiuti cartacei costituiti dal materiale pubblicitario recapitato senza richiesta nelle cassette postali dei cittadini; dematerializzazione della bollettazione e di altri avvisi; riduzione del consumo di carta negli uffici pubblici e privati.
  • Imballaggi: diffusione di punti vendita di prodotti “alla spina”; favorire il consumo di acqua pubblica (del rubinetto).

All’articolo 30, la direttiva quadro sui rifiuti stabilisce che almeno ogni 6 anni gli Stati membri valutino i propri programmi di prevenzione e, “se opportuno”, li riesamino. Ci spiega Andrea Lanz del Centro Nazionale Rifiuti di ISPRA: “Il programma in vigore è attualmente sempre quello del 2013. È operativo un tavolo di lavoro avente le finalità di aggiornare il programma anche alla luce delle modifiche intervenute con il recepimento del pacchetto rifiuti, avvenuto con il d.lgs. n. 116/2010”.

Il documento della Commissione si conclude con un auspicio: “In ogni caso, occorrerà far tesoro delle buone pratiche locali esistenti facendone conoscere caratteristiche e risultati e favorendone la replicabilità in altri contesti. L’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini ricopriranno un ruolo fondamentale per orientare i comportamenti di produzione e consumo verso modelli con minore impatto in termini di produzione dei rifiuti”.

Vediamo allora come si sono mosse le amministrazioni locali.

Leggi anche: Export rifiuti: l’Europarlamento propone norme più stringenti

Il questionario per i Comuni sulla prevenzione dei rifiuti

Per avere una foto, anche se non statisticamente rappresentativa, delle attività di prevenzione messe in campo dai Comuni, l’ISPRA- nell’ambito della convezione tra l’Istituto e il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica attraverso la quale l’ISPRA fornisce il supporto alle attività istituzionali del ministero – ha predisposto un questionario. Spiega Ancora Lanz di ISPRA: il questionario, che vuole misurare l’effettiva applicazione delle misure indicata del Programma di prevenzione, “è stato messo a disposizione di tutti i Comuni sul sito del Catasto dei Rifiuti fino al 30 settembre 2021, allo scopo di acquisire le informazioni sulle misure di prevenzione messe in atto a livello comunale. La possibilità di rispondere è stata quindi offerta a tutti i comuni italiani, ma solo una parte ha compilato il questionario. Si trattava di un questionario on-line articolato in 20 domande che avevano ad oggetto le misure relative al riutilizzo e alla preparazione per il riutilizzo, le misure per ridurre i rifiuti alimentari e gli imballaggi, l’utilizzo della plastica monouso, la dispersione di rifiuti sulle spiagge marine e/o lacustri e/o fluviali ed in generale le iniziative di raccolta di rifiuti abbandonati”.

Degli oltre ottomila comuni italiani, solo 1.754 hanno risposto, nonostante, spiega ancora il ricercatore, “nella fase di avvio delle attività, si è proceduto a informare i destinatari attraverso l’ANCI, la pubblicazione della notizia sui siti del Ministero e di Ispra e attraverso l’invio ai comuni di specifiche mail di richiesta dati”. Inoltre, tra i questionari trasmessi dalle amministrazioni locali, 140 hanno presentano risposte esclusivamente nulle o negative. Quindi i questionari compilati tornati ad ISPRA sono stati 1.614: poco più del 20% del totale dei 7.901 comuni italiani.

Prima di questo questionario ne era stato condotto un altro nel 2019, con una partecipazione molto più contenuta (325 Comuni).

Programmi per la prevenzione dei rifiuti

Al di là di singole iniziative spot, che vedremo di seguito, la riduzione dei rifiuti, come ogni altra azione complessa, richiederebbe una programmazione, una pianificazione. Purtroppo, in questo caso, la pianificazione non c’è. Infatti solo 532 Comuni (circa il 33% di quelli che hanno partecipato al sondaggio) ha affermato di aver “adottato un Programma/Linea guida per la prevenzione e la riduzione della produzione dei rifiuti urbani.

Riutilizzo

Al riutilizzo sono dedicate diverse domande del questionario. Ne risulta che, tra le misure per il riutilizzo dei beni, quella maggiormente adottata dai Comuni è l’istituzione di mercatini dell’usato e punti di scambio. Si tratta comunque di soli 272 Comuni sul totale degli oltre 1600 che hanno risposto al questionario (circa il 17% di chi ha compilato). L’altra azione più diffusa è la creazione di centri di riparazione (191 comuni, con una popolazione di quasi 5,4 milioni di abitanti), poi la presenza di centri per il riuso (155 Comuni con quasi 4,4 milioni di abitanti). In 145 Comuni è presente un centro di raccolta di beni da destinare al riutilizzo tramite operatori professionali dell’usato; in 53 Comuni sono presenti centri per lo scambio tra privati.

Plastica monouso

Tra le misure per ridurre o eliminare l’impiego di prodotti in plastica monouso, quelle più adottate dai Comuni sono le iniziative nelle scuole e negli uffici pubblici: 914 comuni, quasi il 60% dei rispondenti, per circa 13 milioni di abitanti,). Seguono le iniziative per promuovere l’approvvigionamento di acqua potabile su superfici pubbliche, tra cui, ad esempio, le case dell’acqua: 837 comuni, circa il 50% di chi ha risposto, con una popolazione di oltre 11,7 milioni di abitanti. Subito dopo arrivano le misure per eliminare o ridurre le stoviglie usa e getta in feste e sagre (630 comuni con oltre 10,1 milioni di abitanti), e, infine, gli accordi con la grande distribuzione (i supermarket) per ridurre gli imballaggi: solo 41 comuni sui 1.614.

Rifiuti alimentari

Una parte del questionario ISPRA è stata ovviamente dedicata al flusso più importante dei rifiuti urbani, quello dei rifiuti alimentari. La misura più adottata per l’umido è stata l’applicazione di un coefficiente di riduzione della tariffa alle utenze non domestiche “che producono o distribuiscono beni alimentari e che, a titolo gratuito, cedono tali beni agli indigenti e alle persone in maggiori condizioni di bisogno ovvero per l’alimentazione animale”. Tra le altre misure seguono poi gli accordi con i supermercati per distribuire i prodotti che altrimenti finirebbero in discarica. Anche se si tratta delle misure più diffuse, ad adottarle è stata una piccolissima parte dei Comuni: 78 nel primo caso (meno del 5% dei rispondenti), per circa 8 milioni di abitanti; 76 nel secondo. 45 amministrazione, inoltre, hanno riscontrato difficoltà che hanno impedito l’attuazione di campagne contro lo spreco alimentare: dalle quantità estremamente ridotte di cibo, “che non sostengono i costi di un tale servizio”, all’assenza di soggetti che possano curare la redistribuzione (come Caritas o associazioni), alla complessità delle normative fino ai problemi legati alla gestione della pandemia.

Leggi anche: Tornano a crescere i rifiuti urbani, ma meno dei consumi

Littering

Cosa fanno le amministrazioni locali contro la dispersione dei rifiuti in natura? Sono 195 dei Comuni, con una popolazione di oltre 4,1 milioni di abitanti, che hanno risposto al questionario ISPRA hanno previsto “misure per la riduzione della dispersione di rifiuti sulle spiagge marine e/o lacustri e/o fluviali”. Le risposte non entrano nello specifico del tipo di iniziativa messa in campo. Sono invece più di 1.200 (il 75% di chi ha risposto, popolazione 15,3 milioni) i in cui è avvenuta la raccolta di rifiuti abbandonati (su iniziativa del comune stesso o di altri soggetti).

Informazione, sensibilizzazione, educazione

1139 Comuni hanno promosso o realizzato “campagne di informazione/sensibilizzazione specifiche sul tema della prevenzione dei rifiuti”. Poco più di mille, invece, hanno dato vita a campagne di sensibilizzazione negli istituti scolastici (negli ultimi 3 anni).

Gli incentivi

Nonostante il Programma nazionale indichi come necessario l’aumento della quota del tributo che le Regioni devono destinare alla promozione di misure di prevenzione dei rifiuti, secondo il report ISPRA solo 120 Comuni (sugli oltre 1600 rispondenti: il 7%) nell’ultimo triennio hanno ricevuto incentivi regionali per promuovere la riduzione dei rifiuti. Tutti gli altri non hanno ricevuto un euro. E a proposito di euro, l’ammontare complessivo dei fondi assegnati per la misure di prevenzione, nei 12 mesi precedenti la compilazione del questionario, si è fermato a 801 euro.

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