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Bentrovate e bentrovati alla trentaquattresima rassegna internazionale a cura di EconomiaCircolare.com. A pochi giorni dalla COP di Belem, tanta crisi climatica tra le notizie che vi proponiamo. Dal legame fortissimo tra emissioni, capitali e disuguaglianze alla possibile coalizione per la tassazione del carbonio al metano prodotto dagli allevamenti che supera quello delle imprese fossili. Dalle avverse fortune della cattura di carbonio ma anche economia circolare della plastica.
Buona lettura
CLIMA E DISUGUAGLIANZA: IL CAPITALE CHE ALIMENTA LA CRISI”
Il Climate Inequality Report 2025 rivela che la ricchezza influisce sul cambiamento climatico più dei consumi. L’1% più ricco del pianeta è responsabile del 41% delle emissioni derivanti dalla proprietà di capitale, contro il 15% legato ai consumi. Senza interventi, la loro quota di ricchezza globale potrebbe salire dal 38% al 46% entro il 2050. Il report propone nuove politiche per legare fiscalità e proprietà alla transizione verde.
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IL BRASILE GUIDA LA CARICA: UNA COALIZIONE GLOBALE PER TARIFFE SUL CARBONIOIl Brasile punta a formare una coalizione internazionale di paesi che adottino prezzi sul carbonio e impongano tariffe su importazioni ad alte emissioni. L’iniziativa sarà al centro dei colloqui climatici della COP30 che il Paese ospiterà tra pochi giorni.
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EMISSIONI DI METANO, L’INDUSTRIA DELLA CARNE BATTE I GIGANTI FOSSILIUn nuovo report mostra che i cinque maggiori produttori globali di carne e latticini emettono più metano dei cinque principali gruppi petroliferi. JBS, Marfrig, Minerva, Tyson e Cargill superano BP, Shell, Total, Chevron ed ExxonMobil. JBS, da sola, genera più metano di ExxonMobil e Shell insieme. Le politiche globali però restano concentrate sul settore fossile, trascurando l’impatto dell’allevamento intensivo.
Leggi su E360 |
AGRICOLTURA UE 2040: NESSUNA SOLUZIONE FACILE TRA AMBIENTE, ECONOMIA E CIBOLo studio Scenar 2040 de Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea esplora tre futuri possibili per la politica agricola comune (PAC). I risultati mostrano forti compromessi: uno scenario orientato alla produttività migliora output e bilancia commerciale, ma peggiora le emissioni; quello ambientale riduce l’inquinamento e crea occupazione, ma abbassa la produzione e alza i prezzi. Il report invita a soluzioni bilanciate e intelligenti per un’agricoltura sostenibile.
Leggi sul sito del JRC |
TROPPO COSTOSO, TROPPO LENTO: IL FUTURO INCERTO DELLA CATTURA DEL CARBONIOLa rimozione del carbonio è in crisi. Molte startup sono fallite, gli investimenti calano e la domanda resta troppo bassa. A oggi, sono stati rimossi solo 940.000 tonnellate di CO₂: quanto emette gli Stati Uniti in meno di due ore. Senza forti politiche pubbliche e obblighi per i grandi inquinatori, il settore rischia il collasso. Secondo esperti, è necessaria un’azione statale su larga scala per renderlo efficace e credibile.
Leggi sulla MIT Technology Review |
GOOGLE SCOMMETTE SULLA CATTURA DEL CARBONIO, MA LA TECNOLOGIA NON CONVINCEGoogle investirà in una centrale a gas in Illinois dotata di cattura del carbonio, con l’obiettivo di sequestrare il 90% delle emissioni per alimentare i suoi data center. Ma i progetti simili hanno spesso mancato gli obiettivi: impianti analoghi hanno raggiunto solo il 50% dell’efficienza promessa. Inoltre, la CCS non risolve i problemi legati alle fughe di metano, un gas serra 84 volte più potente della CO₂ nel breve termine. Leggi su TechCrunch |
EDIFICI COME SERBATOI DI CARBONIO: L’ARCHITETTURA AL SERVIZIO DEL CLIMAUno studio stima che gli edifici esistenti in 12 grandi città USA possano stoccare fino a 134.863 milioni di tonnellate di CO₂, grazie a materiali come legno e cemento. La ricerca mostra che il calcestruzzo, spesso visto come un “nemico climatico”, può invece accumulare carbonio nel tempo. Ma senza politiche per proteggere e valorizzare queste strutture, il potenziale di stoccaggio rischia di andare perso con demolizioni e ristrutturazioni premature.
Leggi su Anthropocene Magazine |
ECONOMIA CIRCOLARE NELLA PLASTICA UE:CLIMA PROMOSSO, OCCUPAZIONE DA CONSIDERAREL’applicazione su larga scala di misure di economia circolare nel settore plastica dell’UE potrebbe tagliare tra 75 e 84 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno entro il 2050, secondo il Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea. Oltre al forte impatto ambientale, si prevede anche una riduzione nell’uso di risorse fossili e un miglioramento della bilancia commerciale dell’UE di 18 miliardi di euro. Eppure, nonostante i benefici ambientali e commerciali, la transizione circolare nel settore plastica potrebbe comportare effetti negativi su occupazione e valore aggiunto lordo in Europa. Il report segnala la necessità di valutare meglio questi impatti socio-economici e studiare misure di compensazione adeguate.
Leggi sul sito dell’Unione Europea |
GIU’ I RIFIUTI DI PLASTICA DA IMBALLAGGIO IN UE:PRIMI SEGNALI DOPO DIECI ANNI DI CRESCITANel 2023 i cittadini dell’UE hanno generato 79,7 milioni di tonnellate di rifiuti da imballaggi in plastica, pari a 35,3 kg pro capite: 8,7 kg in meno rispetto al 2022. Dopo un decennio di crescita, si registra finalmente un’inversione di tendenza. Il calo è attribuito all’effetto delle direttive UE come la Single-Use Plastics Directive e il nuovo regolamento PPWR, che diventerà vincolante dal 2026.
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