Uno dei maggiori freni alla diffusione di questo comparto è legata alla percezione dei costi. L’idea che un impianto geotermico sia un lusso per pochi, una spesa a fondo perduto, è dura a morire, ma è una visione che non tiene conto del quadro completo. Citiamo i numeri diffusi in un recente articolo dell’Arch. Gaia Mussi su InfoBuildEnergia.
La verità: è vero, esiste un costo iniziale di investimento che, per una casa di circa 100 m², può variare tra i 15.000 e i 25.000 euro (si riporta nell’approfondimento di Mussi). È importante sapere, però, che la voce di spesa più rilevante non è la pompa di calore, ma la perforazione e la posa delle sonde nel terreno.
Tuttavia considerare solo questo dato è un errore poiché l’investimento viene ammortizzato da tre fattori:
- Incentivi statali (aggiornati al 2026). La spesa è notevolmente alleggerita: per il 2026 sono confermati l’Ecobonus e il Bonus Casa (detrazione fiscale del 50% in 10 anni). In alternativa, c’è il nuovo Conto Termico 3.0 che offre un contributo diretto e più rapido che può coprire fino al 65% delle spese per la sostituzione di vecchi impianti, con un importo erogato in 2 o 5 anni;
- Risparmio in bolletta. Grazie all’altissima efficienza, un impianto geotermico abbatte i costi di gestione per riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria, garantendo bollette più basse per tutto l’anno;
- Durata straordinaria. La geotermia non ha rivali: mentre l’impianto ha una vita media di 20-25 anni, le sonde geotermiche interrate possono durare 50 anni o più.
Quindi, più che un costo, può ritenersi un investimento a lungo termine che si ripaga ampiamente con i risparmi generati, con gli incentivi statali e con un aumento del valore dell’immobile, il tutto con una bassissima necessità di manutenzione.
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