È ufficialmente scattato il conto alla rovescia del PNRR, che ufficialmente scade il 30 giugno di quest’anno. Se da una parte non è ancora chiaro cosa accadrà ai progetti che non raggiungeranno le scadenze previste dai fondi europei del Next Generation Eu, dall’altra in questi anni si sono susseguite le analisi sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Molte analisi convengono sul fatto che senza il PNRR l’economia italiana sarebbe andata probabilmente in stagflazione (aumento dei prezzi e assenza di crescita).
Resta però un punto fondamentale: come sta andando l’attuazione dei numerosi interventi del PNRR? “In linea con gli obiettivi concordati a livello europeo, pur con alcune criticità in specifici settori”, soprattutto per quel che riguarda l’ambiente e le infrastrutture: a dirlo è una relazione sullo stato di avanzamento del PNRR a fine 2025, elaborata dalla Corte dei Conti, che ha esaminato 34 misure a campione.
La lettura della delibera n°46/2026/G, elaborata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, è interessante per diversi aspetti. Innanzitutto, appunto, per la questione economica: l’area globalmente osservata dai magistrati contabili è di circa 87,78 miliardi di euro, più di un terzo dell’intero PNRR; nel solo 2025, i controlli hanno riguardato circa 29,87 miliardi di euro.
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Cosa ha controllato la Corte dei conti sul PNRR
L’attività di controllo della Corte dei conti ha seguito modalità coerenti con le tempistiche di realizzazione del PNRR e ha avuto, tra l’altro, ad oggetto la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la tutela della salute, l’utilizzo efficiente delle risorse idriche, il potenziamento dei collegamenti ferroviari e della sicurezza stradale, la promozione delle energie rinnovabili e le politiche di inclusione sociale.
“Dall’analisi delle banche dati ufficiali, in particolare del sistema ReGiS – scrive la Corte – si evidenzia un conseguimento degli obiettivi PNRR nel complesso conforme a quanto definito in sede europea, anche alla luce delle modifiche apportate”. Il successo in ambito digitale è netto, secondo i magistrati contabili. Mentre in ambito sanitario se da una parte le misure per le Case e gli Ospedali di Comunità sono in linea con i target previsti, dall’altra permangono esigenze di accelerazione per alcune componenti relative all’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero.

Più in generale il PNRR in Italia è passato attraverso tre governi: “aggiudicato” dal governo Conte II, definito e integrato dal governo Draghi, applicato dal governo Meloni. Tali passaggi ne hanno pregiudicato certamente la resa. A partire dal 2023, osserva la magistratura contabile, “le modifiche introdotte al PNRR ne hanno reso più realistica l’attuazione ma resta il rischio che le continue rimodulazioni finanziarie e progettuali incidano sull’impostazione iniziale di alcune misure. In vista della fase conclusiva, la Corte richiama la necessità di velocizzare gli interventi in corso, assicurando, al contempo, la sostenibilità futura delle infrastrutture e dei servizi realizzati, nonché l’adozione di strumenti idonei a rilevare i benefici in concreto prodotti per la collettività”.
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Le occasioni mancate nel PNRR
Il PNRR nasceva come risposta alla crisi pandemica del 2020. Nel frattempo il mondo ha subito un’accelerazione improvvisa, tra guerre costanti e un collasso climatico che continua, nonostante le minori attenzioni. Ecco perché c’è da dolersi particolarmente dei punti dolenti del PNRR, evidenziati dall’analisi della Corte dei conti. “In materia ambientale e infrastrutturale – fanno notare i magistrati contabili – persistono criticità per alcune misure rimodulate sotto il profilo temporale, che confermano le difficoltà attuative già in precedenza segnalate dalla magistratura contabile. Per gli investimenti nella mobilità sostenibile è stato invece indicato il rischio di opere non completate, a causa del ridimensionamento di alcuni interventi”.
In particolare a essere messa sotto esame è l’ormai nota – per chi legge EconomiaCircolare.com – Missione 2 del PNRR, intitolata “rivoluzione verde e transizione ecologica”, alla quale da sola sono stati destinati all’inizio 65,09 miliardi di euro. Nel 2025 l’attenzione dei controlli della Corte è stata focalizzata su 10 interventi del PNRR, per un totale di circa 9,56 miliardi di euro. Tra le principali misure oggetto di controllo si evidenziano gli incentivi alla transizione ecologica del sistema di produzione nazionale ed all’impiego da parte delle imprese di tecnologie a “zero emissioni”, le iniziative volte al rafforzamento delle catene di approvvigionamento industriali strategiche, oltre agli investimenti finalizzati a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento idrico per le zone urbane più rilevanti e per l’agrosistema irriguo.
Importante anche la Missione 3 del PNRR, alla quale sono complessivamente destinati 30,80 miliardi di euro, che in teoria puntava “a rendere l’infrastruttura dei trasporti italiana più moderna, digitale e sostenibile sul piano ambientale. Gran parte delle risorse, infatti, sono previste per il potenziamento del trasporto su ferro di passeggeri e merci a livello nazionale e regionale – scrivono i giudici – nonché per il miglioramento della resilienza climatica e sismica di ponti e viadotti. A tali interventi si affianca l’ammodernamento e la digitalizzazione della logistica portuale ed aeroportuale, al fine di promuovere un sistema intermodale”.
Queste due Missioni, da sole, prevedevano non solo interventi per oltre 100 miliardi ma, soprattutto, avrebbero dovuto consentire il passaggio, almeno parziale, dall’economia lineare all’economia circolare. Come è andata?
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Da investimenti certi a strumenti finanziari, come è cambiato il PNRR
Sulle Missioni 2 e 3 si sono registrate in questi anni numerose riprogrammazioni e modifiche. In particolare la Corte contesta la trasformazione di alcune misure (con investimenti certi e definiti) in “strumenti finanziari” secondo uno schema ormai consolidato, col trasferimento dei fondi ad Invitalia o al GSE e la conclusione da parte degli stessi enti di convenzioni giuridicamente vincolanti coi beneficiari finali. Tale processo rischia di allungare i tempi di realizzazione delle opere. Sul clamoroso taglio dei fondi destinati alle comunità energetiche deciso nel 2025 dal governo Meloni (da 2,2 miliardi a 795,50 milioni di euro), la Corte parla di “ rilevante decurtazione di risorse”.

Le continue “riprogrammazioni” e “rimodulazioni temporali”, secondo la Corte dei conti, “confermano le perplessità realizzative già espresse dalla Sezione a conclusione dei rapporti di controllo relativi ai medesimi interventi, in cui è stato sollecitato un ulteriore impulso alle attività, nonché raccomandato un costante monitoraggio del loro stato di avanzamento, al fine di assicurare l’adozione di misure atte a garantire il rispetto delle scadenze (originariamente) previste”.
Tale approccio è ancora più evidente nelle continue modifiche alla Missione 3, soprattutto per gli investimenti dedicati ai collegamenti ferroviari del Sud. “Riguardo a tali investimenti – scrivono i magistrati contabili – la Sezione esprime ancora una volta perplessità in merito al loro ridimensionamento da lotto funzionale a parte di un’opera, auspicando la previsione di un’adeguata programmazione per il proseguimento dei lavori, onde prevenire il rischio che le infrastrutture possano rimanere incomplete”.
Per maggiori dettagli invitiamo a leggere la relazione completa della Corte dei conti, lunga più di 100 pagine, a cui si può accedere da qui.
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