Due incendi in una settimana (Vicopisano, PI; Francavilla Fontana, BR) che hanno coinvolto altrettanti impianti di stoccaggio e trattamento di rifiuti in plastica. Mentre la macchina nazionale del riciclo meccanico delle plastiche viaggia a scartamento ridotto, a causa di una cristi che ormai viene definita strutturale, gli impianti di stoccaggio e primo trattamento che ricevono rifiuti dalla raccolta differenziata sono saturi, prossimi a limiti autorizzativi, date le difficoltà crescenti per consegnare la plastica ai riciclatori. “Il sistema nazionale di gestione e riciclo dei rifiuti di imballaggio in plastica è sull’orlo della paralisi”, scriveva pochi giorni fa Utilitalia, la federazione nazionale delle utilities. “Da mesi stiamo denunciando una situazione che rischia di compromettere la tenuta dell’intera filiera del riciclo della plastica” ha dichiarato Francesco Sicilia, direttore generale di UNIRIMA (le imprese che gestiscono il macero, ma i cui impianti spesso ospitano anche rifiuti in plastica): “Nonostante le ripetute segnalazioni, le criticità permangono e numerosi impianti stanno raggiungendo i limiti di stoccaggio autorizzati e quelli previsti dai certificati di prevenzione incendi”. Appunto.
Le cause della crisi del riciclo della plastica
La gravità della crisi del riciclo della plastica è stata denunciata ripetutamente a livello europeo e nazionale dalle imprese, in Italia Assorimap, schiacciate tra alti costi dell’energia e plastica vergine che fa concorrenza a quella riciclata, la cui domanda sul mercato soffre questa concorrenza e quella del più economico riciclato (o presunto tale) che arriva dalla Cina.
Già nell’ottobre dell’anno scorso – alla vigilia della prima convocazione al Ministero dell’ambiente del tavolo sulla crisi del riciclo della plastica – Walter Regis, presidente di Assorimap, denunciava: “Siamo in piena crisi”. E da lì a poche settimane annunciava lo stop parziale degli impianti a causa del crollo della redditività: “I nostri dati mostrano un crollo verticale degli utili di esercizio del settore, precipitati da 160 milioni di euro nel 2021 a soli 20 milioni nel 2023, un tracollo dell’87% che viaggia ormai verso lo zero, nonostante la produzione di plastica riciclata resista” (i dati aggiornati verranno presentati domani a Milano).
E la crisi del riciclo non può non riflettersi – come un imbuto dal collo sempre più sottile – sulla filiera a monte, rischiano di compromettere anche la raccolta differenziata, come ha evidenziato Utilitalia.
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Gli incendi di Vicopisano e Francavilla Fontana
Gli avvertimenti sul rischio incendi diffusi da Unirima e Utilitalia non hanno dovuto attendere per avere conferma. Un vasto incendio è divampato nella mattinata dell’8 giugno 2026 nella zona industriale di Lugnano-Noce, nel comune di Vicopisano, in provincia di Pisa, all’interno della Delca Energy, azienda che opera nel trattamento, nello stoccaggio e nella trasformazione di rifiuti, in particolare di materiale plastico destinato al riciclo. Le fiamme, a quanto riferisce la stampa, hanno interessato un capannone in cui era stoccato materiale plastico da riciclo, triturato o pressato, generando una colonna di fumo nero visibile a molti chilometri di distanza, anche da Pisa e Livorno. Sarebbero oltre duemila le tonnellate di materiale plastico coinvolte. Le cause dell’incendio sono ancora in fase di accertamento. I vigili del fuoco hanno avviato le verifiche e, secondo quanto riferito dalla stampa, “tutte le ipotesi restano aperte”.
Qualche giorno prima, il 5 giugno, un altro incendio era divampato in un altro impianto di stoccaggio rifiuti, a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi. Il rogo ha interessato l’area di stoccaggio del centro Eco World, utilizzato da Monteco Spa. All’interno del sito, riferisce la stampa, erano presenti ecoballe e rotoballe di materiale plastico: la combustione ha sprigionato una densa colonna di fumo nero. Anche in questo caso, sulle cause dell’incendio non ci sono ancora conclusioni.
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“Situazione preoccupante negli stoccaggi”
Un recente monitoraggio condotto da Utilitalia ha fotografato “una situazione preoccupante: a fine aprile, i quantitativi di materiale plastico stoccati presso i centri di raccolta risultavano quasi raddoppiati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”. Un quadro ancora più allarmante, sottolinea la Federazione delle imprese di acqua, ambiente ed energia, se si considera che siamo alla vigilia della stagione estiva, col rischio “di generare non solo disservizi per i cittadini ma anche il rischio di incendi all’interno dei siti di stoccaggio”.
Conferma Carmelo Marangi, vicepresidente di UNIRIMA con delega alla plastica: “La preoccupazione aumenta ulteriormente con l’avvio della stagione estiva, come hanno dimostrato purtroppo i diversi episodi di roghi già registrati nelle scorse settimane. Le elevate temperature e l’accumulo di materiali stoccati per periodi sempre più lunghi determinano, del resto, un significativo incremento del rischio incendi, con possibili conseguenze sulla sicurezza degli impianti, dei lavoratori e dei territori interessati”.
E Francesco Sicilia: “È necessario intervenire con urgenza prima che il sistema arrivi a un punto di non ritorno”. Per Utilitalia è necessario “attuare interventi eccezionali per decongestionare le giacenze accumulate presso i centri di stoccaggio”. Servono “interventi immediati, strutturati e di sistema”, conclude Utilitalia, altrimenti “la qualità dei servizi di igiene urbana e gli stessi standard di raccolta differenziata raggiunti in questi anni dal nostro Paese rischiano di essere vanificati dal blocco degli impianti di riciclo”.
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