Nucleare, la Camera approva la legge delega: cosa c’è da sapere

Il governo accelera sul nucleare. L'obiettivo è di avere il via libera dal Parlamento entro l'estate, in modo da elaborare i decreti attuativi entro la fine dell'anno. Ma restano i dubbi sui nuovi reattori modulari, mentre sono pochi i riferimenti alle scorie del vecchio nucleare. E il ministro Fratin non esclude un referendum

Alessandro Coltré
Alessandro Coltré
Giornalista, si occupa di conflitti ambientali, di inquinamento industriale e di riconversione ecologica. Socio della cooperativa Editrice Circolare e redattore di EconomiaCircolare.com. Autore insieme a Rita Cantalino di Molecole, storie di legami e di veleni, serie podcast prodotta da Fandango, A Sud e Valori.it. Per Sveja podcast, insieme a Ylenia Sina cura la rubrica Fratte - l'ambiente di Roma.

Luce verde alla Camera per la legge delega sul ritorno del nucleare in Italia. Con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, l’Aula ha approvato il provvedimento che consentirà al governo di disciplinare la produzione di energia atomica e la ricerca sulla fusione. Ora il testo passa all’esame del Senato.

L’obiettivo del governo è arrivare al via libera definitivo prima della pausa estiva, così da poter varare i decreti attuativi entro la fine dell’anno. La delega punta a ricostruire un quadro normativo nazionale sul nucleare, intervenendo su diversi fronti: dalla gestione delle vecchie centrali alla possibile individuazione di nuovi siti, anche attraverso la candidatura volontaria dei comuni interessati.

Prima l’adesione all’alleanza europea sul nucleare, poi la nascita di Nuclitalia, società nata un anno fa con il protagonismo di Enel, Ansaldo e Leonardo, ora l’approdo dell’atomo in Parlamento. Il governo vuole ricomporre una filiera energetica abbandonata dalla volontà popolare, presentandola come una valida alleata per la sicurezza e l’indipendenza energetica.

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“Con il nucleare compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia”

La guerra in Iran, i droni che esplodono sui depositi petroliferi e gli sconvolgimenti mondiali che iniziano a ripercuotersi anche sull’economia del Paese: a sentire il governo, le crisi in corso troveranno una possibile risoluzione aprendo a una nuova stagione atomica.

“Con l’approvazione alla Camera della legge delega sul nucleare sostenibile compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia. Oggi abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio», ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, spiegando che investire nel nucleare sostenibile significa «più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza”.

L’obiettivo del governo, come ricordato anche dal ministro, è avere un’Italia meno dipendente dall’estero, con energia più accessibile per famiglie e imprese. La bolletta arriva indistintamente nelle case e nelle imprese di tutti gli italiani. Per questo il nucleare non è una bandiera politica o ideologica: è uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni”.

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fonte: Canva

Per il ministro, la rinascita dell’energia nucleare in Italia è “una sfida personale”. Ci ha tenuto a dirlo anche qualche mese fa a Milano, durante la 28ª edizione di Futuro Direzione Nord, la rassegna di incontri istituzionali promossa dalla Fondazione Stelline dal titolo “Prospettive in bilico”.

Le occasioni pubbliche degli ultimi mesi sono servite a presentare questa scelta, a validarla come possibilità concreta, quasi fosse l’unica strada da seguire se vogliamo abbandonare i combustibili fossili.

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Cosa prevede la legge delega sul nucleare

Dalla governance alla copertura finanziaria, il testo approvato in Aula punta a disegnare il quadro normativo necessario a una possibile ripresa dell’energia blu. L’articolo 1 fissa il perimetro temporale della delega: il governo avrà dodici mesi dall’entrata in vigore della legge per adottare i decreti attuativi, che dovranno essere predisposti dal ministero dell’Ambiente. All’esecutivo il compito di redigere un “Programma nazionale per il nucleare sostenibile e la fusione”.

La delega abbraccia l’intero ciclo di vita degli impianti, dalla fase sperimentale alla localizzazione, fino alla costruzione e all’esercizio di reattori di ultima generazione — con applicazioni che spaziano dalla produzione di idrogeno al settore navale — e include la disciplina dei siti di fabbricazione e riprocessamento del combustibile, nonché il decommissioning delle installazioni nucleari ancora presenti sul territorio nazionale.

L’attenzione è tutta sui mini reattori modulari, ossia quella tipologia di impianti a fissione nucleare che possono arrivare fino a 300 MWe, a differenza delle centrali di quarta generazione, in grado di raggiungere i 1.500 MWe. Si tratterebbe di una produzione in serie di modelli da installare per lo più vicino a stabilimenti, data center e strutture energivore. Secondo il governo i primi reattori dovrebbero essere operativi nel 2035.

Alcuni politici della maggioranza iniziano a chiamarlo nucleare gentile, sicuro, leggero. Fanno spesso riferimento alle dimensioni, al fatto che questo tipo di impianti richieda poco spazio: tre campi da calcio. Mancano invece gli interventi che approfondiscono la fattibilità di questa tecnologia: al momento più su carta che sul suolo, se si escludono alcuni prototipi in Cina e due centrali in Russia.

Pochi anche i riferimenti alle scorie e al materiale radioattivo prodotto dai mini reattori. Su questo punto è particolarmente rilevante la soluzione proposta dalla legge: il testo introduce la facoltà di autocandidatura da parte dei territori interessati a ospitare impianti di stoccaggio e smaltimento definitivo, subordinando tuttavia la procedura alla Valutazione ambientale strategica. Completano il quadro istituzionale la nascita di una nuova autorità amministrativa indipendente per la vigilanza e la sicurezza nucleare e il suo raccordo con le competenze del Comando dei Carabinieri per la tutela ambientale e la sicurezza energetica.

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La legge prevede fondi per comunicare il nucleare sostenibile

Sul piano delle risorse, l’articolo 5 stanzia 20 milioni di euro annui per il triennio 2027-2029, a valere sul Fondo per lo sviluppo infrastrutturale del MASE. A questi si aggiungono fondi straordinari destinati all’informazione pubblica e al coinvolgimento delle comunità locali che ospiteranno i futuri impianti: 1,5 milioni di euro per il 2025 e 6 milioni per il 2026.

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Restano quasi del tutto assenti i collegamenti alle ferite inferte dall’energia atomica e pochi i passaggi sull’eredità delle vecchie centrali nucleari, al momento ancora stipata in depositi temporanei e in siti all’estero.

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Non si esclude un referendum sul nuovo nucleare

Non è da escludere che a rimettere in discussione il nuovo percorso possa essere proprio una terza consultazione referendaria. A margine della votazione è stato lo stesso ministro Pichetto Fratin ad aprire a questa possibilità. “È ovvio che va considerato“, ha affermato il ministro, anche in relazione al tema dell’informazione e della trasparenza. “Quello che dobbiamo fare è dare davvero tutte le informazioni necessarie“, aggiungendo però di notare “una maggiore propensione da parte dei giovani verso il nucleare, forse perché fanno valutazioni più di fatto, più scientifiche”.

Intanto l’atomo si sposta in Senato. Anche se, come nei decenni scorsi, prima di tornare a sprigionare energia dovrà convincere milioni di italiane e italiani.

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