Pianeta in rosso: il 30 luglio scatta l’Earth Overshoot Day 2026

Earth Overshoot Day 2026: secondo il Global Footprint Network, oggi l'umanità sta utilizzando le risorse naturali il 73% più velocemente di quanto gli ecosistemi possano rigenerarle

Letizia Palmisano
Letizia Palmisanohttps://www.letiziapalmisano.it/
Giornalista ambientale 2.0, spazia dal giornalismo alla consulenza nella comunicazione social. Vincitrice nel 2018 ai Macchianera Internet Awards del Premio Speciale ENEL per l'impegno nella divulgazione dei temi legati all’economia circolare. Co-ideatrice, con Pressplay e Triboo-GreenStyle del premio Top Green Influencer. Co-fondatrice della FIMA, è nel comitato del Green Drop Award, premio collaterale della Mostra del cinema di Venezia. Moderatrice e speaker in molteplici eventi, svolge, inoltre, attività di formazione sulle materie legate al web 2.0 e sulla comunicazione ambientale.

Il 30 luglio 2026, il nostro Pianeta entra ufficialmente in “rosso”: in questa data cade l’Earth Overshoot Day, il giorno che segna il momento esatto in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse biologiche che la Terra è in grado di rigenerare in un intero anno. Dal giorno seguente fino al 31 dicembre, vivremo erodendo il capitale naturale, accumulando un debito ecologico che le future generazioni dovranno pagare.

I dati diffusi dal Global Footprint Network, l’organizzazione internazionale che monitora la nostra impronta ecologica, rivelano una realtà allarmante: attualmente, l‘umanità sta utilizzando le risorse naturali il 73% più velocemente di quanto gli ecosistemi possano rigenerarle. In pratica è come se stessimo utilizzando le risorse di 1,73 pianeti Terra. Questo livello di sovrasfruttamento è il più alto mai registrato nella storia umana.

Fonte: Global Footprint Network

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Un’illusione ottica: perché la data è slittata?

Ad un primo sguardo, la data del 30 luglio potrebbe sembrare una timida buona notizia, essendo stata fissata sei giorni dopo rispetto al 24 luglio del 2025. Tuttavia, non c’è nulla da festeggiare: questo spostamento, come spiegato nel comunicato stampa del Global Footprint Network, è quasi interamente dovuto ad un affinamento dei calcoli, in particolare ad una revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire carbonio (che ha spostato la data di 8 giorni in avanti).

Al contrario, i dati reali sui consumi mostrano un peggioramento: le tendenze di sovrasfruttamento globale hanno, di fatto, anticipato la data di due giorni. Il risultato netto “visivo” è uno slittamento apparente che, però, maschera il fatto che il divario tra ciò che consumiamo e ciò che il pianeta può rigenerare si è effettivamente allargato.

Il nostro debito ecologico: un conto che continua a salire

Il sovrasfruttamento annuale si accumula, anno dopo anno, in un “debito ecologico” sempre più pesante. Nella nota ufficiale del GFN si legge che, dal primo superamento dei limiti planetari, registrato nei primi anni ’70, abbiamo accumulato un debito che oggi equivale a 20,6 anni di intera produttività biologica del nostro pianeta.

Come ha commentato il dott. Lewis Akenji, membro del consiglio di amministrazione del Global Footprint Network, “dobbiamo al pianeta almeno 20 anni di rigenerazione ecologica, anche se fermassimo ogni ulteriore danno ora”.

La componente principale della nostra impronta ecologica, per circa il 61%, è l’impronta di carbonio, derivante principalmente dall’uso di combustibili fossili. Questo spiega – a chi fosse sfuggita la connessione – perché la lotta alla crisi climatica e la riduzione del nostro “overshoot” rappresentino due facce della stessa medaglia.

La classifica dei consumi: come si posiziona l’Italia?

L’Earth Overshoot Day ci permette anche di visualizzare le profonde disuguaglianze nel consumo di risorse a livello globale. Se l’intera popolazione mondiale vivesse come i residenti degli Stati Uniti, servirebbero 4,8 pianeti Terra e l’Overshoot Day cadrebbe il 14 marzo. Se tutti adottassero lo stile di vita canadese, ne servirebbero 4,6. Per l’Italia, il dato è di 2,7 pianeti, con un Country Overshoot Day che quest’anno è scattato il 3 maggio, in linea con la media dell’Unione Europea.

Tuttavia, esiste un altro dato, ancora più critico per il nostro Paese, che misura il rapporto tra i consumi interni e la povertà di risorse nazionali. Se dovessimo fare affidamento solo sulle nostre risorse, all’Italia servirebbero 4,2 “Italie” per sostenersi. Questo indicatore di forte dipendenza è superato da giganti come il Giappone (ai cui abitanti servirebbero 6 “Giapponi”) e la Cina (ai cui abitanti servirebbero 4,5 “Cine”).

earth overshoot day 2026
Fonte: Global Footprint Network

Quali Paesi non contribuiscono in negativo all’Earth Overshoot Day

All’estremo opposto troviamo nazioni come l’India, la Nigeria e il Bangladesh che non hanno un Overshoot Day perché la loro impronta pro capite è inferiore alla biocapacità mondiale.

Qual è il primo Paese al mondo che entra nel Country Overshoot Day

Il paese che vive nel deficit più estremo è il Qatar, che esaurisce le sue risorse in soli 40 giorni, entrando in debito già il 4 febbraio. Ognuno può esplorare questi dati attraverso il calcolatore visuale messo a disposizione dal Global Footprint Network.

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Fonte: Global Footprint Network

Oltre l’allarme: agire per scelta, non per disastro

Di fronte a questi numeri, la domanda non è se il sovrasfruttamento finirà, ma come. Come afferma Mathis Wackernagel, fondatore del Global Footprint Network, finirà per scelta deliberata o per disastro imposto. Non dovrebbe essere troppo difficile scegliere quale sia preferibile”.

La buona notizia è che le soluzioni per invertire la rotta e “spostare la data” (#MoveTheDate) esistono e sono spesso economicamente vantaggiose. Il Global Footprint Network le ha raggruppate in cinque aree strategiche: Pianeta, Città, Energia, Cibo e Popolazione. Ad esempio, un taglio del 50% delle emissioni globali di CO₂ sposterebbe l’Overshoot Day in avanti di ben tre mesi. Ridurre della metà lo spreco alimentare globale ci farebbe guadagnare 17 giorni.

La sfida è enorme, ma non insuperabile, e deve avere come obiettivo la creazione di un futuro nel quale il benessere umano possa prosperare entro i limiti di un solo, prezioso, pianeta.

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