martedì, Dicembre 9, 2025

Cosa ci insegna il blackout iberico? ECCO: “Le reti elettriche devono evolversi”

Mentre Spagna e Portogallo si interrogano ancora sulle origini del blackout che le ha colpite il 28 aprile, in Italia sembriamo aver già capito tutto. Colpa delle rinnovabili, no? La questione è un po' più complessa. Ne abbiamo parlato in un Circular Talk con Michele Governatori, responsabile relazioni esterne – energia di ECCO, il think tank italiano per il clima

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Redazione EconomiaCircolare.com

Nei giorni immediatamente successivi al blackout iberico, che ha colpito Spagna e Portogallo nella giornata del 28 aprile, su EconomiaCircolare.com ci siamo interrogate e interrogati in che modo coprire la notizia. Ci sembrava che si stesse dicendo tanto, probabilmente troppo, in assenza di dati oggettivi o comunque facendo ricorso a valutazioni parziali e ad elementi non del tutto chiari. 

I due Stati stanno ancora accertando le cause del blackout e in Italia, invece, sembravamo aver capito già tutto. Colpa delle rinnovabili, no? Oppure: sicuramente non è colpa delle rinnovabili. A EconomiaCircolare.com abbiamo preferito attendere, nell’ottica del giornalismo lento e costruttivo che ci contraddistingue. E quasi un mese dopo da quegli eventi, esattamente il 21 maggio, abbiamo organizzato un Circular Talk con Michele Governatori, responsabile relazioni esterne – energia di ECCO, il think tank italiano per il clima. Con lui il direttore Raffaele Lupoli ha discusso di reti elettriche e sistemi energetici, in un incontro riservato esclusivamente alla nostra community e che oggi apriamo a tutte e tutti.

Trovate qui una nostra sintesi e in fondo il link dell’intero contro. Ne approfittiamo per rinnovare l’invito ad aderire alla community di EconomiaCircolare.com (qui il link con tutte le info) e per ricordavi che i prossimi Circular Talk saranno esclusivamente fruibili per le persone che aderiscono alla community.

Il prossimo Circular Talk si terrà in diretta sui nostri canali social (Facebook, LinkedIn e YouTube) il prossimo 19 giugno dalle ore 17 e 30 alle ore 18.30. Insieme al direttore Raffaele Lupoli ci saranno Giorgio Nanni, ufficio Energia e Ambiente di Legacoop; Alessandro Capitani, divulgatore scientifico La Lumaca; Giulia Baccolini, responsabile marketing La Lumaca.

Leggi anche: Nasce la community di EconomiaCircolare.com: modi nuovi per mondi nuovi

Affinità e divergenze tra il blackout iberico e lo spegnone italiano

Cosa possiamo imparare dal blackout iberico, da quello che, a prescindere dai punti di vista, è stato comunque un evento storico? E’ questa la domanda attorno a cui si è modellato il Circular talk del 21 maggio con Michele Governatori, responsabile relazioni esterne – energia di ECCO, il think tank italiano per il clima. Per chi legge il nostro portale ECCO è una realtà consolidata, grazie alle analisi puntuali e al contributo costante sui temi energetici e climatici che offre questa realtà indipendente.

Per atterrare le vicende iberiche al contesto italiano il punto di partenza non poteva che essere il “nostro” blackout, cioè quello del settembre 2003, come ricordato dal nostro direttore Raffaele Lupoli. Un blackout, quello italiano, che fu lunghissimo – quasi 24 ore – e che soprattutto è avvenuto in un sistema energetico basato prevalentemente, ieri come oggi, sulle fonti fossili. E allora, per usare una citazione nota, quali sono le affinità e le divergenze tra il blackout italiano di 22 anni fa e quello iberico?

blackout 2

Per mantenere in un certo senso l’attinenza con l’Italia, su suo blog Derrick e sulla sua sua rubrica su Radio Radicale Michele Governatori si riferisce al blackout col termine di “spegnone”, una traduzione letterale di blackout che è più immediata e comprensibile. Più seriamente, spiega Governatori, “le cause tecniche dello spegnone iberico le sapremo se va bene tra mesi, se va male tra anni, se va malissimo mai, e in quest’ultimo caso sarebbe analogo allo spegnone italiano del 2003 che hai citato. Qualunque sistema può rompersi, per cui bisogna essere cauti con l’immediata individuazione delle responsabili”.

Eppure in Italia le accuse alle energie rinnovabili sono arrivate sin da subito. “E vero che la rete spagnola, rispetto alle omologhe europee, si basa di più sulle energie rinnovabili – dice ancora Governatori – È ciò che le permette di avere i prezzi dell’energia più bassi in Europa e di crescere più della media europea. Ma le letture fatte dall’Italia sono faziose. Innanzitutto perché la sicurezza delle reti elettriche basate sulle energie rinnovabili ha bisogno di macchine differenti rispetto a sistemi tradizionali come il nostro, basato più sulle fonti fossili. Per gestire le assenze di forniture energetiche non programmabili tipiche delle rinnovabili, o i più classici incidenti, si fa affidamento sulle riserve, cioè macchine che entrano in servizio all’occorrenza”.

“Nei sistemi vecchi, cioè termoelettrici o nucleari, che producono energia elettrica negli alternatori, per via del meccanismo delle macchine rotanti si crea un’inerzia fisica, il che consente al sistema di non bloccarsi subito. E allora i sistemi tradizionali come quello italiano sono preferibili alle rinnovabili? No, perché ad esempio la stessa Italia già ora funziona per buona parte della giornata più con le rinnovabili, cosa che è avvenuta anche nei fine settimana precedenti. Nella rete spagnola, che è più avanzata rispetto alla nostra, per garantire continuità ci si basa di più su macchine elettroniche, i cosiddetti inverter”.

Insomma: al netto del fatto che le origini del blackout (o dello spegnone) iberico non sono ancora note – stanno indagando sia il gestore della rete spagnola che la Commissione europea – la responsabilità eventualmente è da individuare nell’adeguamento delle reti alle nuove forniture rinnovabili, cioè nella struttura in sè e non in ciò che la alimenta. Una distinzione fondamentale che vale sia per la penisola iberica che per l’Italia.

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Comunità energetiche, adeguamento delle reti ed efficienza 

Durante il Circular Talk del 21 maggio c’è stato anche il tempo di rispondere ad alcune domande provenienti dalla community di EconomiaCircolare.com. C’è chi ha chiesto quale potrebbe essere il ruolo delle comunità energetiche che, seppur con molta fatica, cominciano a nascere un po’ ovunque in Italia: potrebbero fungere, ad esempio, da modalità di distribuzione dell’energia per evitare sovraccarichi? “Sicuramente le reti devono evolversi, perché se si va verso un sistema di un’energia più diffusa e territoriale – ha detto Michele Governatori di ECCO –  Interessante anche il fatto che le reti locali devono diventare smart, cioè gestire in maniera intelligente i carichi di energia. Alcune di queste innovazioni, tra l’altro, portano semplificazioni e non solo faticosi adeguamenti. L’elettrificazione porta con sé la possibilità di rendere forse più costoso nell’immediato l’adeguamento del sistema ma insieme ad esso la possibilità di vantaggi economici per le persone, penso per esempio alle pompe di calore o alle auto elettriche”.

Eppure come si distribuisce e si conserva l’energia elettrica non è un tema all’ordine del giorno, mentre invece si parla moltissimo delle fonti energetiche, ha osservato il direttore di EconomiaCircolare.com Raffaele Lupoli. Per dirla più nettamente: sappiamo molto di Eni e poco di Terna, la società che si occupa della rete elettrica nazionale. “A livello nazionale non solo Terna ha previsto una mole considerevole di investimenti ma non fa fatica a trovarne di nuovi sul mercato – afferma Governatori – A livello cittadino la situazione invece è più diversificata: le eredi delle vecchie municipalizzate potrebbero avere meno capacità di accedere ai capitali internazionali e sono più legate a logiche comunali. Più complicato è aggiornare le reti urbane. In Italia per motivi di decoro e di bellezza i cavi sono interrati, non sempre sono ispezionabili senza rompere le strade, le cabine sono sempre di più sotterranee. Per cui adeguare la necessità di potenza alle nuove esigenze, come le cucine ad induzione o la ricarica in casa delle auto elettriche, richiederà interventi importanti. Soprattutto nelle grandi città d’arte italiane: bisognerà dunque tener conto di ciò attraverso opere civili diffuse, come in parte stiamo già vedendo”.

Se la transizione alle energie rinnovabili appare inevitabile ed è solo una questione di tempo – il tempo delle resistenze fossili e dell’istinto di conservazione dello status quo, in un paese immobile e vecchio come l’Italia – bisogna rassegnarsi all’idea che le energie fossili debbano fare da batteria di riserva di un sistema energetico basato sulle rinnovabili? La prospettiva di Governatori è ottimista. “È uno scenario di transizione che verrà superato – dice il responsabile relazioni esterne – energia di ECCO, il think tank italiano per il clima –  In un contesto dove le centrali termoelettriche continuano ad esistere, infatti, bisognerà comunque pagarne i costi fissi e, meno le utilizzo, più pesano i costi fissi, che restano immutabili. Allora molto meglio passare a un sistema a batterie: perché se da un lato mi danno energia quando serve dall’altro sono in grado di conservare l’eccesso di generazione, che sempre più spesso viene garantito da un sistema alimentato da rinnovabili. Tra l’altro l’uso di generatori diesel è tipico dei Paesi meno sviluppati”.

blackout 3

Viene infine da chiedersi, a livello ancora più macro: è ineluttabile che si debba consumare comunque sempre più energia, anche se alimentata da fonti rinnovabili? “Se il risparmio e la frugalità sono un segno di intelligenza, e dunque l’ottenere tanto con poco, è una presa di posizione a mio parere condivisibile ma che rischia di essere strumentalizzata da chi accuserà di essere a favore della decrescita e della povertà energetica – osserva l’esperto – Ma non è così. Essere efficienti e usare tutto con parsimonia significa liberare risorse, significa trovare modi più vantaggiosi per arrivare agli stessi obiettivi. Tra l’altro è anche interessante notare che la deprivazione di certe risorse è motore a volte dell’innovazione. Storicamente le previsioni energetiche sono spesso state molto più alte rispetto alle reali esigenze. Da anni diciamo che i consumi energetici esploderanno in Europa e invece ciò non è avvenuto. Adesso si dice che i consumi esploderanno per via dei data center, ma io non sono sicuro di ciò, anzi l’intelligenza artificiale in teoria è programmata per abilitare ulteriori processi di efficienza energetica”.

Qui sotto il link dell’intero incontro:

https://streamyard.com/vzjb7hf3krrv

Leggi anche: Cambiare l’energia per salvare la Terra. Nicola Armaroli: “La transizione va pianificata”

AGGIORNAMENTO DEL 19 GIUGNO 2025

Un’anticipazione dello storico giornale spagnolo El Pais ha rivelato negli scorsi giorni che per la prima volta il governo spagnolo, a distanza di quasi due mesi dallo storico blackout che lo ha messo in ginocchio per alcune ore, ne avrebbe individuato le possibili cause. L’esecutivo guidato da Pedro Sánchez ha scartato l’attacco informatico (ipotesi che non è mai sembrata davvero plausibile, nda) e ha accusato la cattiva pianificazione del gestore del sistema nonché il mancato coordinamento della rete elettrica. Un errore multifattoriale, dunque, che conferma l’analisi di ECCO, e che mostra come neppure il ricorso alle centrali termoelettriche (o, eventualmente, alle prossime che dovessero fare affidamento sull’energia nucleare) può bastare. Una lezione da tenere a mente, per la penisola iberica e per l’Italia.

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