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domenica, Agosto 1, 2021

Salvare le persone. Anche a questo servono i centri del riuso. L’esempio di San Benedetto del Tronto

Gestiti da una cooperativa, gli sgomberi, la selezione degli oggetti, la loro valutazione e la vendita di beni usati non nascono da obiettivi ambientali: l’ambiente e il riuso sono strumenti per aiutare persone in difficoltà.

Daniele Di Stefano
Giornalista, scrive per diverse testate. È convinto che la sostenibilità ambientale abbia a che fare con la salute (del pianeta e la nostra), con l’innovazione e la competitività delle imprese, con la qualità della vita e la giustizia sociale.

“Il centro del riuso di San Benedetto del Tronto è una delle nostre attività: lo facciamo con lo scopo nobile di allungare la vita ai beni ma soprattutto per impiegare i ragazzi che accogliamo nella cooperativa”. In poche parole Roberto Bollettini, vicepresidente della cooperativa Hobbit, racconta la mission del Centro del Riuso marchigiano, che la cooperativa gestisce insieme a Picena ambiente. La cooperativa si prende cura di ragazzi in difficoltà con disagi di ogni tipo: fisico, psichico, problemi sociali, di tossicodipendenza, problemi con le legge: “Facciamo attività di inserimento lavorativo e terapeutico rispetto alla dignità della persona”, spiega Bollettini: “Cerchiamo di impiegare i ragazzi in tipi di lavoro nei quali possano avere successo, per non farli sentire a disagio: c’è chi aiuta a caricare e scaricare durante gli sgomberi, chi pulisce i mobili, chi li sa valutare: ognuno riesce con soddisfazione a svolgere il proprio lavoro, si sente importante e responsabilizzato. La nostra missione è questa”.

Finalità ambientale e sociale, come spesso accade nei centri del riuso, vanno insieme. In questo caso quella sociale arriva prima e si porta dietro quella ambientale.

Leggi lo speciale sui centri del riuso

Progetto Prisca e il centro del riuso di San Benedetto del Tronto

Il centro del riuso di San Benedetto del Tronto nasce nel 2014 col progetto europeo Prisca, per la diffusione dei centri con cui sottrarre beni alle discariche. “Col progetto Prisca abbiamo avuto due anni di finanziato per formazione, software e infrastrutture per l’attività”. Finito il progetto, l’attività si sostiene con la vendita degli oggetti riutilizzabili donati nelle attività di sgombero. “Durante il servizio di sgombero al piano – racconta ancora Bollettini – valutiamo i beni da portare via. Se hanno un valore e pensiamo di riuscire a venderli, allora riduciamo, anche fino a zero, il prezzo del servizio”.

Con la vendita degli oggetti raccolti durante gli sgomberi – che sono la prima fonte di approvvigionamento dei beni venduti nel centro del riuso – si coprono le spese del personale, dei mezzi e delle operazioni, mentre a carico del gestore del servizio rifiuti sono le spese per l’infrastruttura.

Leggi anche: Quanti sono? Dove sono? Cosa fanno? Il primo censimento dei centri del riuso e riparazione

Il centro si trova all’interno della ricicleria di San Benedetto, l’isola ecologica: insieme ad un deposito dove si effettua anche il testing sulla funzionalità degli oggetti, c’è un piccolo show room per quelli in vendita. “Oggi abbiamo mobilia, poltrone, divani, piccoli e grandi Raee, qualche bicicletta. Invece al nord, come a Vicenza – che nel progetto Prisca è stata il nostro modello – si trova di tutto, perché quella è un’area più ricca, dove le persone non cambiano i beni solo quando sono proprio da buttare”. Anche per questo, aggiunge, l’idea di partenza “era imitare l’esperienza del Comune veneto, ma lì il mercato è importante, il territorio è ricco, per questo qui a San Benedetto è nato un progetto simile – da loro abbiamo imparato a gestire il magazzino, ad esempio – ma in versione ridotta”.

Apprezzati soprattutto per lo sgombero 

La sfida, racconta il vicepresidente della cooperativa, è avere quantità sempre maggiori di beni riutilizzabili che vengono sottratti alla discarica: grazie al centro del riuso, a San Benedetto “si tengono in vita beni per varie decine di tonnellate l’anno”.

Il Covid ha complicato le cose, non solo perché il centro subisce le restrizioni legate alla pandemia, ma anche perché evidentemente le persone – in difficoltà o preoccupate per il futuro – “tendono a non liberarsi più di nulla”. Le persone, a San Benedetto, apprezzano soprattutto il servizio di sgombero, che la cooperativa offre a prezzi minori di quelli di mercato. Poi “qualcuno, i più sensibili, vengono alla ricicleria e ci conferiscono oggetti già selezionati, anche se sono una quota non ancora importante: passeggini, minuterie, quadri, specchi strumenti musicali”.

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