L’elettrificazione è una di quelle parole che sentiamo, sempre più spesso, associata alla transizione ecologica, alle auto elettriche e alle bollette. Cosa significa concretamente? E, soprattutto, perché è un passaggio decisivo per costruire un futuro alimentato da energie rinnovabili ed ispirato ai principi dell’economia circolare? Per rispondere a questi quesiti è importante inquadrare alcuni aspetti.
Partiamo da un limite di interpretazione: spesso, ad oggi, si fa confusione, riducendo il concetto di elettrificazione ad un semplice cambio di tecnologia. In realtà, stiamo parlando di un processo che abilita una trasformazione molto più profonda del nostro sistema energetico e produttivo. È il ponte che ci può consentire di portare l’energia pulita del sole e del vento fin dentro le nostre case, le fabbriche e i mezzi di trasporto. Senza questo passaggio, le rinnovabili rimarrebbero un tassello importante ma isolato, incapace di supportare la decarbonizzazione in tutti i settori della nostra economia. Capire questo legame è fondamentale per orientare le scelte politiche, industriali e persino i nostri acquisti quotidiani.
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Cos’è l’elettrificazione dei consumi e dove la troviamo?
Quando parliamo di elettrificare, intendiamo una cosa molto precisa: sostituire le tecnologie che oggi bruciano combustibili fossili (gas, petrolio, carbone) per generare calore o movimento, con tecnologie equivalenti che utilizzano energia elettrica. Non si tratta di inventare nuovi bisogni per creare l’ennesimo ciclo vizioso consumistico, ma di soddisfare quelli esistenti in modo più intelligente ed efficiente, attraverso una pianificazione. Gli esempi di ciò che è possibile fare, peraltro, sono ovunque intorno a noi. Il più noto probabilmente è la mobilità: passare da un’auto a benzina o diesel ad un’auto elettrica è un esempio pratico di elettrificazione. Il processo è molto più vasto poiché riguarda l’acqua calda sanitaria e il riscaldamento dei nostri edifici, dove la vecchia caldaia a metano viene sostituita da una pompa di calore elettrica, un dispositivo che non brucia nulla ma sposta il calore dall’esterno all’interno con un’efficienza effettivamente sorprendente. Si può poi completare il quadro domestico con la sostituzione delle macchine a gas per cucinare con fornelli a induzione.
Riguarda l’industria, dove forni e processi produttivi alimentati a gas possono essere convertiti a sistemi elettrici, come i forni ad arco più efficienti nelle acciaierie. Oggi, una larga fetta dei nostri consumi energetici totali non è elettrica: secondo diverse stime, in Europa questa quota supera il 75% con i consumi finali di energia coperti dall’elettrico a circa il 23%. È un dato che fa capire la portata della sfida: dobbiamo spostare una massa enorme di consumi energetici dal tubo del gas e dalla pompa di benzina (et similia) al cavo elettrico.
Perché l’elettrificazione ha bisogno delle rinnovabili (e viceversa)
Elettrificare i consumi senza cambiare il modo in cui produciamo l’elettricità sarebbe un esercizio quasi inutile. Se, per alimentare un’auto elettrica, usiamo elettricità generata da una centrale a carbone, stiamo solo spostando le emissioni dal tubo di scappamento alla ciminiera della centrale. Il vero potenziale si sprigiona quando l’elettrificazione si sposa con le fonti rinnovabili. Questo legame è una simbiosi, una relazione nella quale entrambi gli elementi si rafforzano a vicenda. Da un lato, l’elettrificazione crea la domanda necessaria a sostenere la crescita massiccia di fotovoltaico ed eolico. Se un numero sempre maggiore di auto, di sistemi di riscaldamento e di processi industriali funzionano ad elettricità, avremo bisogno di una quantità enorme di nuova potenza elettrica (pulita). Le rinnovabili sono oggi la fonte più economica e veloce da installare per soddisfare questa nuova domanda.

Dall’altro lato, le rinnovabili hanno bisogno dell’elettrificazione – e del potenziamento della rete e della flessibilità – per diventare la spina dorsale del sistema. L’elettricità pulita prodotta da un pannello solare serve a poco se poi, per scaldarci, usiamo il metano. L’elettrificazione è il canale che permette all’energia del sole di diventare calore nella nostra casa o movimento nella nostra auto. Questo processo, noto come “sector coupling” (accoppiamento dei settori), è la chiave di volta della decarbonizzazione. Inoltre, un mondo elettrificato offre strumenti per gestire la natura intermittente di sole e vento: la batteria di un’auto elettrica, ad esempio, può essere caricata quando c’è abbondanza di energia pulita e a basso costo, contribuendo a stabilizzare la rete. Le tecnologie smart possono rendere flessibili i consumi facendo partire la lavatrice quando la potenza è maggiore. Lo storage (ovvero le batterie elettriche) continua ad evolvere con modelli sempre meno costosi e più performanti. Su quest’ultimo punto è fondamentale sottolineare un dato. I costi delle batterie per lo storage in 10 anni sono diminuiti del 90% (!).
Il piano europeo e le contraddizioni italiane: l’analisi di ECCO
La direzione europea è comunque ormai tracciata: la bozza dell’Electrification Action Plan della Commissione di Luglio 2026 punta a ridurre di due terzi la dipendenza dal gas e a quasi dimezzare quella dal petrolio entro il 2040. Un obiettivo ambizioso che si scontra con una realtà stagnante: la quota di elettricità nel consumo finale europeo è ferma al 23% da quasi dieci anni, con l’Italia poco sotto la media al 22%, mentre competitor globali come Cina e Giappone hanno già superato il 30%. Restare ancorati ai fossili ha un costo enorme: in soli 100 giorni di conflitto in Medio Oriente, l’UE ha speso 50 miliardi di euro in più per le importazioni di gas e petrolio. Al contrario, come evidenzia il think tank ECCO, le tecnologie elettriche possono tagliare i costi energetici fino al 60% nel riscaldamento e al 78% nella mobilità.
L’analisi di ECCO, basata sulla bozza del piano UE, mette però a nudo le forti contraddizioni italiane: nel settore residenziale, mentre l’UE punta a raddoppiare le installazioni di pompe di calore, l’Italia non solo non ha ancora recepito direttive chiave come la EED e la EPBD (‘Case Green’), ma, con la riforma dei bonus edilizi, ha eliminato la premialità per l’efficienza – strumento essenziale per sfruttare a pieno le potenzialità dell’elettrificazione -, causando un crollo nei risparmi energetici generati dall’ecobonus nel 2025. Nell’industria, settore nel quale l’UE vuole elettrificare i processi a bassa temperatura, l’Italia – rilevano da ECCO – ha una quota di elettrificazione ferma da un decennio, con l’85% del calore di processo ancora prodotto da fossili e con gli ingenti fondi del sistema ETS che restano in gran parte inutilizzati per questo scopo. Infine, nei trasporti, a fronte di una spinta europea verso flotte aziendali elettriche e social leasing, l’Italia disperde risorse finanziando anche conversioni a GPL e metano e continua a chiedere una revisione degli standard di CO₂, il motore principale della transizione.

La vera sfida: rendere l’elettricità più conveniente del gas
La direzione indicata da Bruxelles è chiara, ma i dettagli ed i vincoli sono ancora da definire. Il più grande ostacolo, identificato dalla stessa Commissione e dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), è il divario di prezzo tra elettricità e combustibili fossili. Oggi, per le imprese europee, l’elettricità costa quasi tre volte il gas.
Per questo, la proposta più incisiva nel piano europeo è l’impegno ad adottare una proposta legislativa per riequilibrare la tassazione, con l’obiettivo di portare il rapporto di prezzo tra elettricità e gas a un tetto di 2,5 per le famiglie e 2 per l’industria entro il 2030. Per le imprese italiane, dove questo rapporto è oggi intorno al 3,5, sarebbe una rivoluzione. Come evidenziato da ECCO, le famiglie italiane pagano sull’elettricità tasse e oneri 4 volte superiori rispetto al gas; per le imprese il divario supera anche le 20 volte. È una fiscalità che, di fatto, sussidia i combustibili fossili e frena la transizione.
La vera misura del successo dell’elettrificazione si giocherà quindi sulla capacità di trasformare le buone intenzioni in una fiscalità energetica coerente e in politiche industriali che non lascino l’Italia ferma al palo mentre in Europa (e non solo) c’è chi corre sui cavi elettrici delle rinnovabili.
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