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giovedì, Febbraio 22, 2024

End of waste Costruzione e demolizione in Gazzetta ufficiale. Riciclatori: “De profundis per il settore”

L’Associazione nazionale produttori di aggregati riciclati (Anpar) critica “la mancanza di distinzioni in base agli usi a cui gli aggregati sono destinati”. E prevede che, con la norma in vigore, “circa l'80% dei rifiuti inerti, oggi recuperati, dovrà trovare destino in discarica”. Chiesto avvio di un tavolo al ministero dell’ambiente

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Redazione EconomiaCircolare.com

Tanto atteso, motivo di polemiche e preoccupazioni prima ancora della pubblicazione, il decreto sull’End of Waste dei rifiuti da costruzione e demolizione C&D (DM 27 settembre 2022, n. 152 che contiene il “Regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale”), è arrivato in Gazzetta ufficiale. Immediata la reazione dell’Associazione nazionale produttori di aggregati riciclati (Anpar, parte di Assoambiente): “Una normativa che segna il de profundis per il settore della gestione dei rifiuti inerti e che condannerà a finire in discarica circa 32 milioni di tonnellate di scarti, bloccando la virtuosa filiera del riciclo”.

Quanti sono i rifiuti da costruzione e demolizione

Sul totale dei rifiuti prodotti in Italia dalle attività economiche (rifiuti speciali: 147 milioni di tonnellate nel 2020) i rifiuti dei cantieri edili (“Rifiuti speciali non pericolosi da costruzione e demolizione C&D – Capitolo EER 17”) sono stimati da Ispra in 64,7 milioni di tonnellate per il 2020, anno in cui “anche il settore delle costruzioni ha risentito significativamente dalla crisi pandemica, sia per la chiusura dei cantieri, in particolare di opere pubbliche, sia per la riduzione della manutenzione di edifici o di nuove costruzioni per l’edilizia abitativa, commerciale e non-residenziale”. Si tratta, dunque, di poco meno della metà, in peso, dei rifiuti speciali (non pericolosi) prodotti in Italia (48%). Quota che rende le questioni sollevate attorno dell’EoW tutt’altro che irrilevanti non solo per la categoria dei riciclatori e per la filiera delle costruzioni, ma per il Paese. Sempre secondo Ispra, poco più del 78% di tutte queste tonnellate è stato riciclato – anche se attorno a questa valutazione esistono delle criticità (non tecnologiche ma normative e di mercato) di cui abbiamo scritto.

Leggi anche: End of waste rifiuti da costruzione e demolizione: filiera in allarme

Le critiche dei riciclatori

“Tali risultati – scrive in una nota Anpar – sono minacciati dal regolamento lungamente atteso da tutta la filiera, che di fatto introduce parametri, requisiti e controlli che si traducono in una restrizione nazionale, non effettivamente giustificata da motivi di interesse pubblico legati alla tutela dell’ambiente o della salute”.  Ricordiamo che critiche all’impianto del provvedimento sono giunte non solo dal mondo produttivo ma anche dalle Regioni e dai giudici del Consiglio di Stato.

Come spiega il Laboratorio REF Ricerche “il giudizio espresso è unanime: il decreto favorirà le discariche e i cavatori (produttori di materiali vergini) e circa l’80% degli aggregati riciclati prodotti finora non sarà compliance rispetto ai nuovi e più stringenti limiti, l’esatto contrario della ratio per il quale sarebbe stato scritto, ovvero sostenere il recupero e la produzione di materie prime seconde (aggregati riciclati)”. Il paradosso, in questo caso, continuano i ricercatori, “è che l’aver scelto di alzare eccessivamente in alto l’asticella del principio di precauzione e della tutela ambientale abbia quale unico risultato quello di disincentivare ulteriormente la produzione e l’impiego degli aggregati riciclati. Un tipico esempio di eterogenesi dei fini concretizzatosi nel mondo dei rifiuti. Forse in nessun altro caso come per i rifiuti C&D, le contraddizioni e i paradossi rinnovano il conflitto tra il mondo dei rifiuti e il mondo dei materiali”.

Anpar evidenza, dal proprio punto di vista, quale sarebbe il problema: “L’errore di fondo, immediatamente segnalato dagli operatori, è che il regolamento non opera alcuna distinzione in base agli usi a cui gli aggregati sono destinati, in contrasto con le norme di prodotto UNI che ne regolano gli impieghi”. Prevedendo conseguenze molto pesanti per il settore: “Circa l’80% dei rifiuti inerti, oggi recuperati, dovrà trovare destino in discarica (circa 32 milioni di tonnellate di rifiuti inerti non pericolosi), senza contare l’impatto occupazionale, con migliaia di addetti che perderanno il loro impiego, e quello economico, con centinaia di milioni di fatturato persi nella filiera del riciclo”.

“Se non si interverrà con un rapido chiarimento in materia, si impedirà agli impianti di proseguire la propria attività e di proseguire non solo con il recupero di questi rifiuti, ma anche con l’attività di conferimento di rifiuti inerti, qualora non conformi ai nuovi disposti normativi”. Ciò, conclude l’associazione dei riciclatori, ”produrrebbe dirette ricadute sull’intero settore delle costruzioni, dal recupero inerti sino ai cantieri per la realizzazione del piano di opere strategiche previste nel PNRR”. Per questo auspica che venga “da subito avviato tavolo ministeriale per verifica criteri monitoraggio”

Leggi anche: La gestione dei rifiuti da C&D è veramente circolare?

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