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sabato, Aprile 20, 2024

Rifiuti da costruzione e demolizione: obiettivi di riciclo raggiunti, ma metà del materiale resta inutilizzato

La questione è emersa qualche giorno fa durante un evento promosso da ANPAR e NADECO. L’appello al Governo: “Prevedere linee guida che incentivino l’utilizzo di questi materiali nelle opere del PNRR”

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Redazione EconomiaCircolare.com

I rifiuti da costruzione e demolizione (C&D) sono, con quasi il 48% del totale, la prima tipologia di rifiuti speciali prodotta in Italia: parliamo di circa 80 milioni di tonnellate l’anno (dati ISPRA). Anche in questo settore l’Italia ha risultati di riciclo cui andare fiera, raggiungendo e superando l’obiettivo di riciclo fissato in Europa per il 2020 (anche se qualcuno esprime dubbi sulla solidità de dati). Ma ANPAR (Associazione degli impianti che riciclano dei rifiuti inerti) e NADECO (Associazione nazionale demolizione ed economia circolare per le costruzioni) nel corso dell’incontro del 12 ottobre dedicato a “Riciclo Rifiuti Inerti – Traino dell’Economia Circolare” hanno avvertito: “Il tasso di riciclo è all’80% ma quasi la metà dei prodotti recuperati resta inutilizzato”.

Produzione e riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione

Nel 2021, spiega ISPRA (Rapporto rifiuti speciali 2023), il maggior contributo alla produzione complessiva dei rifiuti speciali è dato proprio dal settore delle costruzioni e demolizioni, con una percentuale pari al 47,7% del totale, corrispondente a 78,7 milioni di tonnellate. Il tasso di recupero di questi rifiuti (si parla di ‘recupero’ alla luce del tipo di trattamento, ma quello che ne esce sono anche aggregati riciclati per le costruzioni) “si attesta, nel 2021, all’80,1%, al di sopra dell’obiettivo del 70% fissato dalla Direttiva 2008/98/CE (direttiva quadro sui rifiuti) per il 2020”.

RIfiuti costruzione demolizione

RIfiuti costruzione demolizione

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Ma, denunciano le due associazioni, “solo poco più della metà dei rifiuti riciclati oggi viene effettivamente utilizzato, il resto è inutilizzato nei piazzali di molti impianti, ormai saturi”. SI pone, dunque, un tema cruciale: ottimo il tasso di riciclo, ma è necessario poi creare mercati nei quale dare sbocco alla materia prima seconda. E l’allarme lanciato non è da sottovalutare: “Se non si incentiva l’impiego di questi prodotti, anche nella realizzazione delle opere previste dal PNRR, si rischia di bloccare l’intera filiera delle costruzioni”.

Molti impianti, sostengono ANPAR e NADECO, “sono ormai saturi, hanno raggiunto i limiti di stoccaggio e l’intera filiera delle costruzioni rischia di bloccarsi una volta che saranno impossibili i conferimenti dei materiali provenienti dalle demolizioni. Nelle aree del centro Italia in cui si sta affrontando la complessa ricostruzione post terremoto, e che rappresenta il più grande cantiere d’Europa, oltre il 50% dei prodotti riciclati ottenuti dal trattamento delle macerie attende solo di essere impiegato”.

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Il riciclo sconta ancora molta diffidenza

Il problema, sottolineano le due associazioni, “riguarda non il tasso di riciclo, ma il tasso di circolarità, ovvero l’effettivo impiego di questi materiali che vengono correttamente trasformati in prodotti dalle aziende del settore, ma che poi stentano a trovare uno sbocco nei diversi mercati e in particolare in quello dei lavori stradali e più in generale delle grandi infrastrutture”.

La causa principale, starebbe, “nella diffidenza ancora diffusa da parte delle stazioni appaltanti pubbliche. Proprio i lavori stradali, quelli ferroviari e quelli portuali e aereoportuali potrebbero costituire un’opportunità, in considerazione dei fondi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la realizzazione di opere, per l’utilizzo degli aggregati riciclati in sostituzione di beni primari, soprattutto per la realizzazione degli strati di fondazione e per i sottofondi o rilevati stradali”.

“Oggi non è possibile parlare di sostenibilità delle opere”, osserva Paolo Barberi, presidente ANPAR, “se nella progettazione e realizzazione si prescinde dall’uso prioritario degli aggregati riciclati. Tale uso infatti consente di evitare che si facciano nuove ferite sul territorio attraverso l’uso di materiali inerti provenienti da attività estrattive e contemporaneamente permette di riciclare significativi quantitativi di rifiuti che altrimenti finirebbero in discarica, ottenendo un prodotto ad elevate prestazioni con un basso costo ambientale”. Per questo, aggiunge, “chiediamo al Governo di dettare linee guida destinate alle maggiori stazioni appaltanti pubbliche beneficiarie dei fondi del PNRR (in particolare il Gruppo Ferrovie) che incentivino l’utilizzo di questi materiali attraverso l’adozione di nuovi capitolati di appalto”.

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End of waste per i rifiuti da costruzione e demolizione

Possibili benefici per il settore, riflettono ANPAR e NADECO, potrebbero arrivare nei prossimi mesi anche dal nuovo Regolamento (DM 152/22) sull’end of waste di questi rifiuti, “che dovrebbe porre le basi per vincere la diffidenza degli utilizzatori e conseguentemente per creare un mercato forte e stabile, condizione necessaria per garantire la piena transizione verso i principi dell’economia circolare”.

Ha commentato il Viceministro del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava, presente all’evento: “Il decreto giunge all’esito di una lunga fase di ascolto degli stakeholder e di monitoraggio delle criticità. Le nuove disposizioni allargano il campo di applicazione delle norme e semplificano gli adempimenti in capo agli operatori nell’ottica di un più ampio e migliore utilizzo dell’aggregato, sempre salvaguardando le esigenze ambientali e di tutela della salute. Siamo convinti che, così facendo, il riciclo degli inerti consentirà davvero al settore di affermarsi come traino per lo sviluppo dell’economia circolare, garantendo più volumi recuperati e reimmessi sul mercato e meno discarica, a vantaggio di molteplici filiere che hanno un peso importante in Italia.”.

“Le nostre associazioni hanno fatto molto per sottolineare le criticità del decreto per com’è stato proposto inizialmente, e per individuare insieme nuove soluzioni. Siamo felici di aver trovato nel Governo un ascoltatore attento e aperto ai suggerimenti: importanti traguardi sono già stati raggiunti, ma possiamo e dobbiamo lavorare e migliorare ancora”, ha affermato Giuseppe Panseri, Presidente di NADECO.

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