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sabato, Dicembre 5, 2020

Il design sudcoreano incontra la circolarità made in Italy

Dal 5 all’11 novembre i migliori artisti e designer della Corea del Sud hanno esposto a Roma e a Orte le loro creazioni realizzate in upcycling, il processo creativo che dona valore ai materiali di scarto. Una settimana di incontri, con workshop, seminari e missioni sul campo, in cui l’estro coreano ha incontrato valide esperienze di artigianato e di produzione sostenibile

Alessandro Coltré
Alessandro Coltré
Giornalista pubblicista, si occupa principalmente di questioni ambientali in Italia, negli ultimi anni ha approfondito le emergenze del Lazio, come la situazione romana della gestione rifiuti e la bonifica della Valle del Sacco. Dal 2019 coordina lo Scaffale ambientalista, una biblioteca e centro di documentazione con base a Colleferro, in provincia di Roma. Nell'area metropolitana della Capitale, Alessandro ha lavorato a diversi progetti culturali che hanno avuto al centro la rivalutazione e la riconsiderazione dei piccoli Comuni e dei territori considerati di solito ai margini delle grandi città.

Si potrebbe definire come l’antagonista perfetto del packaging monouso; il contrario dell’usa e getta e del momentaneo. È il bojagi, un collage di tessuti (di solito seta e ramia) usato nella tradizione coreana per confezionare oggetti, impacchettare regali e per essere impiegato come fagotto della spesa. Realizzati spesso con scarti e vecchi pezzi di stoffa, i bojagi sono per la Corea del Sud uno dei più classici esempi di riutilizzo.

Questo patchwork dai mille colori è stato l’ambasciatore della Settimana coreana del design in upcycle, iniziativa organizzata dall’upcycle art center della città di Gwangmyeong, con la collaborazione dell’Istituto di cultura coreana in Italia, di ISIA Roma Design e del Laboratorio Linfa, collettivo di ecodesigner con base a Orte, in Provincia di Viterbo.

Scopri il Laboratorio Linfa sull’Atlante italiano dell’economia circolare

L’eccellenza dell’upcycling coreano

La rassegna di eventi è iniziata il 5 novembre, nella galleria romana Incinque Open Art del rione Monti e negli spazi del Laboratorio Linfa. Sacchi di iuta e rimasugli di blue jeans diventano astucci e borse di pregio, piccoli pezzi di carta coreana Hanjii, prodotta con la corteccia di gelso si trasformano in fantastici gioielli. E ancora: dal legno recuperato della torcia delle olimpiadi di PyeongChang prendono vita una serie di lampade da comodino. Sono questi alcuni dei lavori esposti a Roma e nella Tuscia. Opere dei 21 artisti e designer in rappresentanza dell’eccellenza coreana dell’arte in upcycling, dove lo scarto diventa fonte di ispirazione, protagonista e materia da valorizzare nei musei e nelle produzioni artigianali.

“Da due anni le opere coreane di upcycle design vengono esposte al pubblico tedesco di Lipsia; quest’anno la città di Gwangmyeong ha deciso di intraprendere un percorso di scambio culturale con l’Italia. Oltre all’esposizione delle opere abbiamo programmato una serie di iniziative dedicate alla condivisione delle best practice di economia circolare”, spiega Luigi Cuppone del Laboratorio Linfa, professore dell’ISIA di Roma.

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A scuola di riutilizzo creativo 

È stato proprio il professor Cuppone a guidare questi scambi di conoscenze, portando gli artisti coreani in visita a diverse aziende, operanti nel confine tra Lazio e Umbria, che hanno fatto dell’ecodesign il loro tratto distintivo. E’ stato proprio il professor Cuppone a guidare questo scambio, portando gli artisti coreani in visita a diverse aziende, operanti tra Lazio e Umbria, che hanno fatto dell’ecodesign il loro tratto distintivo. “Imprese innovative, come la Tarkett, che produce pavimenti con materiali sostenibili recuperando anche gli scarti di produzione, e piccole realtà artigiane, come Abiuno, che a Terni realizza borse e abbigliamento antipioggia con ceratura naturale”, racconta il professor Cuppone.

Inoltre, in un susseguirsi di seminari – organizzati, come le esposizioni delle opere, nel rispetto delle norme anticovid – tanti giovani aspiranti designer si sono messi alla prova, sviluppando un piccolo progetto in materiali usati grazie alle indicazioni di tre creativi coreani. Una vera e propria maratona di upcycling, dove la designer del marchio OWNU ha proposto agli studenti di realizzare un portachiavi, utilizzando scampoli di cuoio; la designer di Harlie K ha illustrato come realizzare un astuccio recuperando e personalizzando un tessuto jeans. Con una serie di rifiuti elettronici, l’artista Fori Sim ha invitato a comporre dei quadretti decorativi dove lo scarto assume forme antropomorfe. Basta fare un giro nel portfolio di questo artista per scoprire quante creature fantastiche possono nascere da vecchi elettrodomestici, joystick, cellulari.

Sistemi circolari a confronto

Per il Gwangmyeong upcycle art center, i progetti di scambio come quello organizzato in Italia sono passaggi fondamentali per lo sviluppo di una cultura ecologista in Corea del Sud. Inaugurato nel 2015, questo centro è il primo spazio culturale del Paese dedicato all’upcycling. Con una serie di programmi sull’economia circolare, l’upcycle art center promuove il recupero e il riuso dei materiali, offrendo ai cittadini, siano loro adulti o bambini, la possibilità di partecipare ad approfondimenti sul tema del riuso. “Con Suzy Gang, direttrice dell’Upcycle art center, martedì scorso abbiamo tenuto un seminario online sui trend dell’economia circolare in Corea e in Italia. È stata l’occasione per discutere sul percorso da intraprendere per essere ancor più efficaci nella sensibilizzazione del grande pubblico” ha aggiunto Cuppone. L’incontro tra l’estro coereano e la circolarità made in Italy è quindi un punto di partenza, per future sinergie all’insegna della sostenibilità e di nuovi modelli di produzione.

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