“Senza natura non c’è alcuna produzione”. Intervista a Silvano Falocco

L’economista ambientale e direttore della Fondazione Ecosistemi in una video-intervista analizza le sfide cruciali della transizione ecologica: dall’ecoefficienza e l’ecosufficienza al ruolo degli attori collettivi, fino alla riprogettazione concreta degli appalti pubblici

Silvia Santucci
Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell'Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediteraneo di Gioralismo ambientale "Laura Conti". Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto "Foresta Modello" dell'International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico "Guido Polidoro". Dal 2021 lavora all'interno della squadra di EconomiaCircolare.com come redattrice. Da gennaio 2025 è socia della cooperativa Editrice Circolare

Affrontare la crisi ambientale e sociale, sia a livello globale che locale, richiede uno sforzo di visione e una presa di coscienza: tutte le questioni economiche e i beni che consumiamo non sono altro che natura trasformata. Senza la natura e le sue risorse, non esiste alcuna forma di produzione.

A ricordarlo nella video-intervista — realizzata nell’ambito dell’evento PNRR “Systemic Design e Made in Italy. Le nuove rotte internazionali della progettazione, tra heritage e innovazione” organizzato da ISIA Roma Design  è  Silvano Falocco, economista ambientale, direttore e fondatore della Fondazione Ecosistemi. Attivo nel campo della sostenibilità fin dal 1992, Falocco richiama la necessità imperativa di “sporcarsi le mani con la realtà” attraverso l’innovazione amministrativa, politica, sociale e organizzativa, superando le procedure burocratiche fredde in favore di una comprensione viva e sistemica delle interrelazioni tra economia, società e risorse naturali.

Ecosufficienza ed ecoefficienza: i due vettori del cambiamento

Per orientare le scelte economiche e sociali verso un modello equo e rispettoso del pianeta, secondo Falocco occorre comprendere i due grandi ambiti di intervento entro cui ci muoviamo: l’ecosufficienza e l’ecoefficienza.

“Non ci sarà — spiega — la transizione attraverso gli individui, attraverso le singole persone, saranno un luogo di battaglia politico-culturale e quindi è necessario per l’ecosufficienza avere un’altra idea di come si può vivere insieme senza ricorrere sempre alle merci e senza credere che la produzione delle merci di per sé alimenta il rispetto di diritti nuovi e sempre più ambiziosi”.

L’ecoefficienza, d’altra parte, è il versante tecnicamente più facile da affrontare, secondo l’economista. Riguarda il modo in cui le merci vengono realizzate e la quantità di risorse impiegate: dall’integrazione del riciclo alla tutela della biodiversità, fino alla valutazione rigorosa dell’impatto climatico. Qui si concentrano i guadagni ambientali ed economici più immediati e dimostrabili.

Falocco pone però un monito: non tutti gli attori economici traggono un vantaggio immediato dalla transizione ecologica. Sebbene la collettività e il pianeta ne ricavino benefici immensi, la redistribuzione del potere e dei guadagni è diseguale. Chi detiene posizioni di rendita o modelli produttivi obsoleti opporrà resistenza alla transizione con ogni mezzo disponibile.

I fronti della lotta al greenwashing

Un ostacolo determinante lungo questo percorso è rappresentato dal greenwashing, la comunicazione falsa o ingannevole usata per orientare le scelte d’acquisto simulando riduzioni di impatto che in realtà non esistono.

Per contrastare questo fenomeno, secondo Falocco, è fondamentale agire su due fronti distinti. Da una parte cittadine e cittadini, esposti a condizionamenti culturali, emotivi e informativi, dall’altra gli attori collettivi e istituzionali. Pubblica amministrazione, enti locali e imprese devono rispondere a una razionalità superiore, poiché operano attraverso programmazioni, pianificazioni e obiettivi quantificabili. Su di loro ricade dunque anche una responsabilità e un peso differente.

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