Affrontare la crisi ambientale e sociale, sia a livello globale che locale, richiede uno sforzo di visione e una presa di coscienza: tutte le questioni economiche e i beni che consumiamo non sono altro che natura trasformata. Senza la natura e le sue risorse, non esiste alcuna forma di produzione.
A ricordarlo nella video-intervista — realizzata nell’ambito dell’evento PNRR “Systemic Design e Made in Italy. Le nuove rotte internazionali della progettazione, tra heritage e innovazione” organizzato da ISIA Roma Design — è Silvano Falocco, economista ambientale, direttore e fondatore della Fondazione Ecosistemi. Attivo nel campo della sostenibilità fin dal 1992, Falocco richiama la necessità imperativa di “sporcarsi le mani con la realtà” attraverso l’innovazione amministrativa, politica, sociale e organizzativa, superando le procedure burocratiche fredde in favore di una comprensione viva e sistemica delle interrelazioni tra economia, società e risorse naturali.
Ecosufficienza ed ecoefficienza: i due vettori del cambiamento
Per orientare le scelte economiche e sociali verso un modello equo e rispettoso del pianeta, secondo Falocco occorre comprendere i due grandi ambiti di intervento entro cui ci muoviamo: l’ecosufficienza e l’ecoefficienza.
“Non ci sarà — spiega — la transizione attraverso gli individui, attraverso le singole persone, saranno un luogo di battaglia politico-culturale e quindi è necessario per l’ecosufficienza avere un’altra idea di come si può vivere insieme senza ricorrere sempre alle merci e senza credere che la produzione delle merci di per sé alimenta il rispetto di diritti nuovi e sempre più ambiziosi”.
L’ecoefficienza, d’altra parte, è il versante tecnicamente più facile da affrontare, secondo l’economista. Riguarda il modo in cui le merci vengono realizzate e la quantità di risorse impiegate: dall’integrazione del riciclo alla tutela della biodiversità, fino alla valutazione rigorosa dell’impatto climatico. Qui si concentrano i guadagni ambientali ed economici più immediati e dimostrabili.
Falocco pone però un monito: non tutti gli attori economici traggono un vantaggio immediato dalla transizione ecologica. Sebbene la collettività e il pianeta ne ricavino benefici immensi, la redistribuzione del potere e dei guadagni è diseguale. Chi detiene posizioni di rendita o modelli produttivi obsoleti opporrà resistenza alla transizione con ogni mezzo disponibile.
I fronti della lotta al greenwashing
Un ostacolo determinante lungo questo percorso è rappresentato dal greenwashing, la comunicazione falsa o ingannevole usata per orientare le scelte d’acquisto simulando riduzioni di impatto che in realtà non esistono.
Per contrastare questo fenomeno, secondo Falocco, è fondamentale agire su due fronti distinti. Da una parte cittadine e cittadini, esposti a condizionamenti culturali, emotivi e informativi, dall’altra gli attori collettivi e istituzionali. Pubblica amministrazione, enti locali e imprese devono rispondere a una razionalità superiore, poiché operano attraverso programmazioni, pianificazioni e obiettivi quantificabili. Su di loro ricade dunque anche una responsabilità e un peso differente.
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