Lo snorkeling – la cui definizione in italiano è “nuotare con maschera e boccaglio” – è un invito a sbirciare in un mondo sommerso di incredibile bellezza, un’attività che ci connette con la natura in modo semplice, diretto e (possibilmente) discreto. Non serve essere atleti o subacquei esperti per galleggiare sulla superficie e ammirare la vita che brulica pochi metri sotto di noi. Ma questa apparente semplicità porta con sé una grande responsabilità.
Ogni nostra azione, dalla scelta dell’attrezzatura al modo in cui muoviamo le pinne, ha un impatto. Praticare uno snorkeling consapevole significa trasformare ogni escursione in un’opportunità per proteggere la fragile bellezza del mare, unendo il piacere della scoperta al rispetto per l’ambiente e alla cura della nostra sicurezza. Sulla scia delle guide invernali già pubblicate e dedicate al ciclismo, hiking e ciaspolate, abbiamo deciso di crearne una che raccogliesse i nostri consigli per imparare ad essere (o diventare) snorkelisti consapevoli in 11 mosse.
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Scegli attrezzatura di qualità e adeguata
Avere un’attrezzatura di qualità è la base per un’esperienza sicura e piacevole, è quindi bene orientarsi verso prodotti fatti per durare. Investire in un prodotto durevole e riparabile è una scelta consapevole che contrasta la logica dell’usa e getta. Ma quali sono le attrezzature di base per fare snorkeling? La maschera è la nostra finestra sul mondo sottomarino e deve aderire perfettamente al viso per evitare fastidiose infiltrazioni d’acqua. Vi è poi il boccaglio, o snorkel, è ciò che ci permette di respirare senza fatica. Per i principianti, i modelli “dry” o “semi-dry” sono ideali, poiché limitano l’ingresso di acqua.
Infine, le pinne, che aumentano l’efficienza della nuotata, ma è fondamentale che siano comode per evitare crampi. Per chi pratica snorkeling solo occasionalmente e non possiede già l’attrezzatura necessaria, la soluzione più virtuosa è chiaramente il noleggio. Noleggiare maschera, boccaglio e pinne direttamente in loco è un perfetto esempio di economia circolare basata sul servizio anziché sul prodotto.
Controlla le condizioni del mare e il meteo
Il mare è un ambiente affascinante ma potenzialmente pericoloso, da non sottovalutare mai, anche se si è praticanti esperti. Prima di ogni escursione, è un dovere informarsi sulle condizioni locali. Non si entra mai in acqua con onde forti, correnti evidenti o quando la visibilità è scarsa. Vento e mare agitato possono trasformare rapidamente un’uscita piacevole in una situazione di pericolo. Un altro fattore importante, soprattutto sottocosta, è prestare la massima attenzione al traffico di eventuali imbarcazioni, rendendosi sempre ben visibili.
Mai da soli: la regola del compagno
Sul fronte sicurezza in mare, questa è una regola d’oro da seguire. Nuotare possibilmente in compagnia di almeno un’altra persona è fondamentale, specie se non ci sono bagnini nei pressi. In caso di difficoltà, come un crampo, un malore improvviso o semplice stanchezza, avere un compagno al proprio fianco può fare la differenza. È anche un’ottima abitudine informare sempre qualcuno a terra sull’itinerario che si intende seguire e sull’orario di rientro previsto, un piccolo gesto che aumenta enormemente la nostra sicurezza.

Proteggiti dal sole, ma rispetta l’ambiente
Passare ore a pelo d’acqua espone a un rischio spesso sottovalutato, ovvero le scottature. Proteggersi è d’obbligo, ma bisogna farlo in modo intelligente. Abbandona le creme solari tradizionali, poiché molte contengono filtri chimici tossici per la vita marina e tra le principali cause dello sbiancamento dei coralli. La scelta più responsabile è usare solo creme solari “reef-safe” con filtri fisici (o minerali), come l’ossido di zinco e il biossido di titanio in forma “non-nano”.
Questi creano uno scudo sulla pelle senza essere assorbiti dai coralli. Il divieto di utilizzare creme contenenti sostanze chimiche dannose è già legge in molte aree del mondo, come le Hawaii, Palau e alcune riserve marine in Messico. Un’altra soluzione perseguibile è indossare l’abbigliamento protettivo: una maglietta anti-UV (rash guard) o una muta leggera offrono una protezione eccellente e costante.
Impara e rispetta i tuoi limiti
Lo snorkeling, pur essendo rilassante, è un’attività fisica che richiede sforzo. È fondamentale essere onesti con sé stessi e conoscere le proprie capacità. Se non sei un nuotatore esperto, non allontanarti troppo dalla riva; se sei alle prime armi, resta in acque dove puoi toccare il fondo per sentirti più sicuro. Soprattutto, impara ad ascoltare il tuo corpo. Se avverti stanchezza, freddo o giramenti di testa, non esitare: esci subito dall’acqua e riposati. La prudenza non è mai troppa.
Osserva ma non toccare
Ecco la regola d’oro dello snorkeling responsabile: il mondo sottomarino è un museo vivente e noi siamo solo ospiti. È imperativo non toccare mai coralli, pesci o qualsiasi altro organismo. Il corallo non è una roccia, ma una colonia di fragilissimi animali e microorganismi viventi. Anche un solo, leggero tocco può danneggiare lo strato di muco che li protegge, rendendoli vulnerabili a infezioni e malattie.
Ricorda inoltre che alcuni organismi possono essere urticanti o velenosi, quindi mantenere le distanze è una forma di protezione anche per te. Ovviamente questa regola riguarda gli elementi naturali. Se ci sono rifiuti galleggianti o a portata di mano e hai modo di riportarli a riva con semplicità, potrai praticare un po’ di aqua-plogging, ovvero nuotare ripulendo il mare.

Muoviti con calma e consapevolezza
Anche il nostro modo di muoverci determina l’impatto che abbiamo sull’ambiente circostante. Cerca di mantenere una posizione orizzontale e rilassata in superficie, usando le pinne con movimenti lenti, ampi e controllati, sempre sotto il pelo dell’acqua. Un pinneggiare frenetico e rumoroso spaventa la fauna marina e rischia anche di sollevare sabbia e sedimenti che, depositandosi, potrebbero letteralmente “soffocare” i coralli. Presta la massima attenzione a dove ti muovi per evitare di colpire o calpestare il fondale.
Non dare da mangiare agli animali marini
Può sembrare un gesto generoso, ma dare da mangiare ai pesci è una pratica estremamente dannosa. Questa abitudine altera profondamente il loro comportamento naturale, li rende dipendenti dall’uomo e può creare gravi squilibri nell’ecosistema, favorendo alcune specie a discapito di altre. Una dieta innaturale, inoltre, può causare seri problemi di salute agli animali stessi. Lasciamo che trovino il cibo da soli, come la natura ha previsto.
La regola d’oro del “leave no trace” anche in mare
Il principio del “leave no trace”, non lasciare tracce, è ancora più importante in mare. Qualsiasi rifiuto non scompare ma inquina. La plastica, in particolare, può essere scambiata per cibo da tartarughe, pesci e cetacei, con conseguenze letali. La regola è quindi assoluta: tutto ciò che entra in mare o in spiaggia con noi, deve tornare indietro. È buona norma portare sempre un sacchetto per raccogliere i propri rifiuti. Ma un vero custode del mare fa un passo in più. Come anticipato, adottare la pratica di raccogliere i rifiuti che si incontrano durante l’escursione, anche se non sono i propri, trasforma un semplice hobby in un’azione di pulizia e cittadinanza attiva.
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Non portare a casa “souvenir”
Il principio del “non lasciare tracce” vale anche al contrario: non prendere assolutamente nulla. Lascia conchiglie, frammenti di corallo (anche quelli che sembrano morti), stelle marine e sabbia esattamente dove si trovano. Ogni singolo elemento, anche il più piccolo, ha un ruolo fondamentale nell’ecosistema. Rimuoverli non solo impoverisce l’ambiente, ma in molte parti del mondo è anche un’azione severamente illegale. Il ricordo più bello da portare a casa è la memoria di ciò che hai visto, non un pezzo di natura strappato al suo mondo.
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Scegliere l’operatore giusto per un’economia blu rigenerativa
Se si decide di partecipare a un tour organizzato, la scelta dell’operatore è fondamentale. Prediligete un operatore che educhi, spieghi le regole di comportamento e illustri la biologia degli organismi che si incontreranno. È importante altresì, scegliere realtà che operano con piccoli gruppi per minimizzare la pressione sull’ambiente, che si avvalgono di guide locali e che magari devolvono parte dei loro profitti a progetti di ricerca o di tutela marina. Sostenere queste piccole imprese o cooperative che reinvestono nel territorio e nella sua protezione aiuta ad alimentare un modello di turismo rigenerativo. È questo il cuore di una vera economia blu.
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