fbpx
giovedì, Ottobre 21, 2021

Una spinta gentile verso la sostenibilità. Intervista a Irene Ivoi

La designer e divulgatrice Irene Ivoi ci spiega la storia e l'utilizzo del nudge, metodologia nata dall'economia comportamentale che si può tradurre come spinta gentile , un tocco delicato che incoraggia una persona ad adottare un comportamento virtuoso

Alessandro Coltré
Giornalista pubblicista, si occupa principalmente di questioni ambientali in Italia, negli ultimi anni ha approfondito le emergenze del Lazio, come la situazione romana della gestione rifiuti e la bonifica della Valle del Sacco. Dal 2019 coordina lo Scaffale ambientalista, una biblioteca e centro di documentazione con base a Colleferro, in provincia di Roma. Nell'area metropolitana della Capitale, Alessandro ha lavorato a diversi progetti culturali che hanno avuto al centro la rivalutazione e la riconsiderazione dei piccoli Comuni e dei territori considerati di solito ai margini delle grandi città.

Nel 2009 a Stoccolma, le scale della metropolitana della fermata di Odenplan si trasformano per qualche giorno in un gigantesco pianoforte da suonare camminando sopra ogni gradino. In una sola giornata il 66 % in più delle persone rispetto alla media ha evitato le scale mobili, preferendo l’installazione pensata da un gruppo di designer, creativi e sociologi. Con questa storia, qualche mese fa Irene Ivoi, designer di strategie sostenibili e divulgatrice ambientale, ha aperto la sua conferenza Tedx a Barletta, dal titolo La sfida del nudge”.

Per capire meglio questo concetto e le occasioni di utilizzo nel campo della sostenibilità EconomiaCircolare.com ha incontrato Irene Ivoi.

Stimolando le persone a salire e scendere le scale, l’episodio della metropolitana di Stoccolma viene definito come un caso di nudge. Perché? Da dove viene questa parola?

Per indagare questa parola dobbiamo entrare nel linguaggio dell’economia comportamentale, soprattutto attraverso il lavoro degli economisti Cass Sunstein e del premio Nobel Richard Thaler, in particolare con il loro libro uscito negli Stati Uniti nel 2008 che si chiama proprio “Nudge”. Il libro arriva qualche anno dopo in Europa e in italiano viene tradotto come “La spinta gentile”.

Ci può introdurre brevemente l’economia comportamentale?

Gli economisti che prima citavo, in particolare Richard Thaler, sono studiosi di questa disciplina economica che si basa sull’osservazione dei meccanismi mentali con cui funziona il cervello umano. Sono meccanismi complessi perché non è solo la razionalità a farci compiere delle scelte. Come sappiamo ci sono anche delle componenti emotive che ci portano verso un’azione o un determinato comportamento. A limitare la nostra razionalità inoltre esistono scorciatoie e bias cognitivi (nel linguaggio scientifico significa deviazione della norma, ndr) che il nostro cervello recepisce e che normalmente funzionano ma producono errori sistematici. Proprio partendo da queste conoscenze e indirizzandone le distorsioni si orientano le scelte delle persone. Un “paternalismo democratico” come viene definito da Sustein e Thaler. Camminare, salire e scendere le scale invece che usare la scala mobile è salutare, lo sappiamo, eppure spessissimo non lo facciamo. L’esempio di Stoccolma rappresenta un nudge progettato. Si decide di modificare un oggetto per spingere un comportamento positivo, trasformandolo in un gioco divertente.

In quel caso c’è stata una modifica a una struttura: i gradini di una scala. In generale come si progetta un nudge? Da cosa si parte?

Per progettare un nudge si usano le parole, gli oggetti, e quindi serve modificare o progettare ex novo un prodotto e l’opzione di default, ossia impostare una scelta positiva come primaria. Per fare un esempio, una decina di anni fa ho lavorato per diverse amministrazioni pubbliche che volevano ridurre il consumo di carta e favorire una buona raccolta differenziata. In questo caso l’opzione di default è stata semplice: è bastato impostare le fotocopiatrici sulla stampa fronte-retro. Modificare questa impostazione, suggerendola come prima scelta ha favorito la riduzione dello spreco di carta. Oggi sarebbe da progettare in maniera differente, ma l’obiettivo del nudge resta generare nelle persone una riflessione aggiuntiva, senza che ti venga imposto il cambio di passo.

Siamo pieni di slogan come “bisogna risparmiare” o anche “quando esci ricordati di spegnere la luce”, ma se comunico qualcosa in più oltre a un comando, se progetto un sostegno a una riflessione, senza trasferire senso di colpa, allarmismo o disperazione, posso far crescere consapevolezza e determinare volontariamente un nuovo comportamento. Il nudge non ti obbliga mai, quindi tutto quello che ti propone o ti suggerisce di fare è sempre assolutamente volontario. Anche l’opzione di default non è mai obbligata, ti lascia sempre l’opportunità di non aderire. Questa è una cosa fondamentale nei criteri dell’economia comportamentale. Il nudge ti lascia sempre libero di decidere, a differenza delle norme, delle disposizioni e delle direttive.

Ci può fare degli esempi di nudge sulla circolarità e sulla sostenibilità?

Per esempio, qualche anno fa a Londra, per combattere la dispersione delle cicche di sigaretta a terra, un’associazione ha installato due giganteschi secchioni trasparenti che chiedevano di rispondere alla seguente domanda: “Chi è il tuo campione preferito, Lionel Messi o Cristiano Ronaldo?” Per votare bastava buttare la cicca di sigaretta in uno dei due. Questa possibilità di scelta è un nudge che ha ridotto drasticamente il fenomeno del littering, cioè la dispersione di piccoli rifiuti in strada. Per spostarci invece sullo spreco di cibo, ci sono casi in cui la riprogettazione di un oggetto, per esempio di un piatto, aiuta a prevenire gli avanzi. Passare da un piatto da 24 cm a uno di 20 cm di diametro è una scelta progettuale che nelle mense e in altri ambiti evita dispersioni di cibo che difficilmente recuperiamo. Nel Tedx a Barletta ho fatto riferimento anche al rubinetto intelligente che ti comunica in diretta quanta acqua stai consumando. In quel caso il nudge lo fai con un prodotto di design.

Di formazione non è un’economista, ma un industrial designer. Come è avvenuto l’incontro tra il nudge e le sue attività?

Sono arrivata a occuparmi di questi argomenti perché dopo gli studi mi sono accorta che il tema della sostenibilità aveva bisogno di sforzi progettuali importanti. Ho iniziato a occuparmi di questi temi negli anni ’90, quando c’era pochissima attenzione ecologica. All’inizio degli anni 2000 ho lavorato per una circoscrizione di Firenze con circa 70mila abitanti e più del 90% dei cittadini non beveva l’acqua di rubinetto perché non si fidava e quindi comprava l’acqua minerale. In quegli anni non c’erano le case dell’acqua e di certo non si poteva imporre di bere acqua di rubinetto.

L’obiettivo era ridurre i rifiuti in plastica, così grazie a un bando regionale ho curato una serie di iniziative che hanno reso l’acqua del rubinetto più attraente, più affidabile e attraverso campagne di sensibilizzazione e accordi con i commercianti in meno di un anno in quel quartiere a scegliere l’acqua minerale era soltanto il 56% delle persone.  Questo è un caso in cui, se vuoi spostare delle persone da un comportamento a un altro, progettare un nudge può essere più efficace di una norma. In generale penso che abbiamo molto più bisogno di progettare comportamenti rispetto a oggetti. Siamo pieni di oggetti, ne abbiamo fin troppi. Un tocco gentile è uno strumento che mi convince molto per generare comportamenti più sensati e capaci di farci transitare verso un orizzonte sostenibile.

© Riproduzione riservata

 

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie