Un nuovo studio del Centro Comune di Ricerca (Joint Research Centre-JRC) dell’UE mostra come l’integrazione di incentivi finanziari con “spinte” comportamentali (nudges), usate come promemoria di valori morali e sociali, può favorire abitudini eco-sostenibili a lungo termine, evitando il noto effetto rimbalzo (rebound: dopo un periodo iniziale positivo, si torna a comportamenti negativi).
Le ricompense monetarie per comportamenti verdi, come sovvenzioni per miglioramenti energetici, sono efficaci ma rischiano di indurre un successivo “disimpegno ambientale”. “Gli incentivi monetari possono motivare le persone a comportarsi in modo più favorevole all’ambiente. Tuttavia, è stato anche dimostrato che essi escludono la motivazione intrinseca delle persone… Gli incentivi monetari per i comportamenti prosociali possono in realtà diminuire l’impegno in tali comportamenti”.
Lo studio rappresenta l’ultima fase del progetto di ricerca PoliSpill che si concentra sugli effetti delle spinte comportamentali e delle politiche economiche sulle abitudini a favore dell’ambiente. Pubblicato da ricercatrici e ricercatori del JRC sul Journal of Environmental Economics and Management (“The more the better? Synergies of prosocial interventions and effects on behavioural spillovers“) e ha coinvolto quasi 4.000 persone, dimostrando che aggiungere suggerimenti morali o sociali agli incentivi economici può stabilizzare comportamenti ecologici duraturi: “I nudges sembrano prevenire il ritorno a comportamenti meno sostenibili”.

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Gli incentivi monetari non sono sufficienti per un cambiamento duraturo nei comportamenti
Il cambiamento comportamentale è cruciale per raggiungere la neutralità climatica. L’IPCC sottolinea l’importanza di modificare i nostri stili di vita verso la sostenibilità. “Incentivare i comportamenti pro-sociali e pro-ambiente – spiegano le ricercatrici e i ricercatori – è un’impresa delicata. Sebbene il cambiamento comportamentale sia urgentemente necessario per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico, gli interventi monetari hanno spesso effetti collaterali negativi”.
Ad esempio un ridotto impegno ambientale una volta che le persone percepiscono di aver fatto la loro parte: dopo un periodo iniziale, spiegano infatti i ricercatori, molti individui tendono a ridurre i loro sforzi ecologici poiché sentono di aver già fatto la loro parte. Questo può portare, ad esempio, a un uso più intenso dell’energia in altre aree o a un aumento dei voli a lungo raggio. “Il problema è particolarmente rilevante nel contesto della crisi climatica globale, dove c’è urgente necessità di azioni sostenibili e durature, piuttosto che di sforzi isolati e temporanei.
Le spinte gentili che consolidano la transizione
Per contrastare questo fenomeno, i ricercatori hanno testato l’effetto di piccoli “nudges” comportamentali, “spinte gentili”, che svolgono la funzione di un richiamo alle norme morali o sociali.
Questi “nudges”, si legge nella ricerca, sembrano contribuire a stabilizzare e prolungare l’impegno ambientale delle persone, rendendo più probabile che i comportamenti ecologici diventino abitudini a lungo termine. “Le spinte comportamentali testate nello studio – si legge nella ricerca – comprendevano semplici richiami alle norme sociali (ad esempio, ‘Pensi che un volo a lungo raggio sia accettabile per i tuoi coetanei?’) o ai valori personali prima di prendere una decisione (ad esempio, ‘Prendere un volo a lungo raggio è in linea con i tuoi standard morali?’)”. Queste domande hanno dimostrato sperimentalmente di prevenire il ritorno a comportamenti meno sostenibili, consolidando l’effetto positivo degli incentivi economici e creando abitudini verdi a lungo termine.
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Nuove accortezze per politiche ambientali di successo
I risultati offrono nuovi strumenti, da affiancare a quelli economici, a disposizione de decisori politici che cercano di promuovere comportamenti sostenibili a lungo termine.
“Integrare incentivi economici con spinte comportamentali può rivelarsi una strategia vincente per ridurre le emissioni di carbonio e promuovere il miglioramento energetico delle abitazioni, obiettivi centrali delle politiche ambientali dell’UE”.

AGGIORNAMENTO DEL 14 MAGGIO 2026
Scongelare i cervelli: perché le spinte gentili sono la chiave
Lo studio del JRC mette in luce un punto fondamentale, ma per comprenderne appieno la portata è necessario fare un passo indietro e guardare dentro la nostra mente, il vero campo di battaglia della transizione ecologica. Come spiegato nel saggio “Scongeliamo i cervelli non i ghiacciai” (Solferino Libri, 2025) del neuroeconomista Matteo Motterlini, il più grande ostacolo all’azione climatica non è la mancanza di dati o di soluzioni tecnologiche, ma il nostro stesso apparato cognitivo. Il nostro cervello, forgiato da millenni di evoluzione per rispondere a minacce immediate e massimizzare il vantaggio individuale a breve termine, è intrinsecamente inadatto a gestire una crisi come quella climatica: lenta, globale e che richiede un sacrificio individuale per un beneficio collettivo e futuro. È qui che si manifesta in tutta la sua potenza il dilemma del “free rider” (lo “scroccone”): perché dovrei ridurre i miei consumi, pagare di più per un’auto elettrica o rinunciare a un volo aereo, se i miei vicini, o un’altra nazione, non lo fanno?
La logica individuale, apparentemente razionale, porta a un disastro collettivo. Gli incentivi economici, da soli, non risolvono questo dilemma; anzi, come nota il JRC, rischiano di rafforzare la logica del “do ut des”, escludendo la motivazione intrinseca. Una volta terminato il bonus, la spinta ad agire svanisce. È qui che le “spinte comportamentali” (nudges) evidenziate dal JRC diventano uno strumento essenziale. Richiamare le norme sociali (“cosa pensano gli altri del tuo comportamento?”) o i valori morali (“questa azione è in linea con ciò in cui credi?”) non è un semplice trucco psicologico. È un modo per attivare quei meccanismi evolutivi di cooperazione che possediamo, ma che si innescano solo in condizioni di fiducia, trasparenza e responsabilità condivisa. Questi nudges ci aiutano a percepire la comunità globale come il nostro “villaggio”, dove la reputazione conta e dove nessuno vuole essere additato come colui che danneggia il bene comune.
Inoltre, queste strategie diventano cruciali per contrastare la disinformazione organizzata che, come sottolinea Motterlini, non nega più l’evidenza ma semina dubbi strategici (“la transizione costa troppo”, “non serve a nulla se la Cina non agisce”), facendo leva proprio sui nostri bias cognitivi per paralizzare l’azione. Integrare gli incentivi con i nudges, quindi, non è solo una strategia più efficace: è l’unica via per “scongelare i nostri cervelli”, superare i nostri limiti evolutivi e trasformare una consapevolezza fragile in un’abitudine robusta e duratura.
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