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Benvenute e benvenuti al decimo numero della rassegna internazionale di EconomiaCircolare.com. Oggi leggerete dei primi 100 giorni della Commissione von der Leyen.2, di multilateralismo ambientale, di come l’attivismo potrà adeguarsi al nuovo clima politico trumpiano. E poi di città che dicono no alle pubblicità ‘fossili’, di polimeri ritenuti sicuri che invece non lo sono, di come poche grandi imprese che estraggono petrolio e gas siano responsabili della metà delle emissioni globali di CO2, di finanza che specula sulle politiche ambientali. E ancora di batterie che illuminano le tende di Gaza e delle “zero emission zones” in Norvegia.
Buona lettura!
100 GIORNI DELLA NUOVA COMMISSIONE EUROPEA: “DUE PASSI AVANTI, UNO INDIETRO”
La lettura di E3G sui primi 100 giorni della nuova Commissione europea. Che ha messo in atto una serie di piani faro volti a rilanciare l’economia dell’UE in tempi difficili, ma senza una strategia complessiva omogenea. Sebbene alcuni pezzi forniscano collegamenti forti e logici tra decarbonizzazione e competitività, le loro ambizioni mancano di nuove fonti di finanziamento o di un meccanismo credibile per un’azione congiunta dell’UE. Nel frattempo, il primo sforzo di “semplificazione” produce deregolamentazione e incertezza. Un inizio traballante.
Leggi l’analisi sul sito web di E3G
GOVERNANCE AMBIENTALE: IL 2024 TRA PROGRESSI E BATTUTE D’ARRESTOIl 2024 è stato un anno cruciale per la governance ambientale globale, segnato da negoziati complessi su clima, biodiversità e sostanze chimiche. Il punto nello “State of Global Environmental Governance 2024” dell’International Institute for Sustainable Development: se da un lato si sono ottenuti alcuni successi, dall’altro il sistema multilaterale appare sempre più inadeguato ad affrontare crisi interconnesse. E di fronte alla lentezza dei processi negoziali, la giustizia climatica emerge come strumento alternativo per ottenere azioni concrete.
Leggi il report sul sito dell’International Institute for Sustainable Development |
36 AZIENDE RESPONSABILI DELLA METÀ DELLE EMISSIONI GLOBALI DI CO₂Un nuovo studio rivela che il 50% delle emissioni globali di CO₂ proviene dai combustibili fossili prodotti da sole 36 aziende, tra cui Saudi Aramco, ExxonMobil e Coal India. Il rapporto rafforza la richiesta di responsabilità legale per le aziende del settore, con dati già usati in cause legali e normative contro i giganti del petrolio.
20 miliardi di tonnellate di CO₂, tante sono le emissioni prodotte nel 2023 dai combustibili fossili estratti dalle 36 aziende I dati dello studio mostrano che, se fosse un Paese, Saudi Aramco sarebbe il quarto più grande inquinatore al mondo
Queste aziende tengono il mondo legato ai combustibili fossili e non hanno intenzione di rallentare la produzione Christiana Figueres, ex responsabile ONU per il clima
Stiamo vivendo un momento cruciale nella storia dell’umanità. È essenziale che i governi si assumano la responsabilità e usino la loro autorità per fermare la causa principale della crisi in cui ci troviamo: l’espansione dei combustibili fossili Kumi Naidoo, Fossil Fuel Non-Proliferation Treaty Initiative
Leggi il resoconto sul Guardian |
STOP ALLA PUBBLICITÀ ‘FOSSILE’: CITTÀ IN PRIMA LINEA PER IL CLIMASempre più città nel mondo stanno vietando la pubblicità di prodotti altamente inquinanti, come compagnie aeree, SUV e aziende fossili. Studi dimostrano che le restrizioni pubblicitarie possono influenzare il comportamento dei consumatori. Dopo il divieto degli spot sul cibo spazzatura a Londra nel 2019, le famiglie hanno ridotto l’assunzione di calorie del 7%, prevenendo potenzialmente 100.000 casi di obesità. Analogamente, vietare la pubblicità di prodotti inquinanti potrebbe ridurre la domanda e, di conseguenza, le emissioni, allineando le politiche urbane con gli obiettivi climatici.
Leggi l’articolo su The Conversation |
WALL STREET SCOMMETTE CONTRO LE LEGGI GREEN: MILIARDI DALLE CAUSE LEGALIUn’inchiesta rivela come fondi speculativi e investitori di Wall Street stiano finanziando cause legali multimilionarie contro governi che introducono leggi ambientali restrittive. Attraverso il meccanismo ISDS (Investor-State Dispute Settlement), aziende del settore fossile e minerario hanno ottenuto almeno 92 miliardi di dollari di denaro pubblico. Il fenomeno è in crescita.
La somma ottenuta dalle aziende fossili e minerarie in cause contro gli Stati attraverso il sistema ISDS è pari a 92 miliardi di dollari. Il 50% delle cause è finanziato da terze parti: investitori di Stati Uniti, Regno Unito e Canada
Il finanziamento da parte di terzi permette, o addirittura incoraggia, gli investitori a presentare cause senza rischi diretti, eliminando un deterrente chiave contro richieste deboli o speculative Lisa Sachs, direttrice del Columbia Center on Sustainable Investment
Leggi la notizia sul Guardian |
ATTIVISMO CLIMATICO NELL’ERA TRUMP 2.0Bill McKibben, attivista climatico di lunga data, denuncia l’attacco dell’amministrazione Trump 2.0 alle politiche ambientali degli Stati Uniti. Mentre le restrizioni aumentano per gli attivisti climatici, McKibben propone nuove strategie di mobilitazione. Crede che la speranza e la partecipazione attiva siano armi più efficaci della sola protesta contro il negazionismo climatico. Inoltre, sottolinea come stati e comunità locali possano guidare il cambiamento indipendentemente dal governo federale.
Leggi l’intervista sul sito di E360 |
CRISI ELETTRICA A GAZA: BATTERIE PERICOLOSE PER ILLUMINARE LE TENDEA causa del conflitto, la popolazione di Gaza è costretta a ricorrere a vecchie batterie per avere luce nelle tende. Con la rete elettrica distrutta e i rifornimenti energetici bloccati, le batterie industriali sono diventate l’unica fonte di energia per 2,3 milioni di persone. La riparazione e il riutilizzo di batterie danneggiate sta creando un’emergenza sanitaria a Gaza.
30.000 tonnellate: questa sarebbe la quantità di batterie da smaltire a Gaza, attualmente accumulate in siti non idonei, con gravi rischi ambientali
Leggi la notizia su Climate Home News |
NORVEGIA VERSO LE “ZERO EMISSION ZONES”: STOP AI VEICOLI A BENZINALa Norvegia si prepara a vietare le auto a benzina nelle “zero emission zones” per accelerare la transizione verso i veicoli elettrici. Il ministro dei Trasporti, Jon-Ivar Nygård, ha annunciato che il governo lavorerà per introdurre leggi che consentano alle città di imporre restrizioni alla circolazione dei veicoli a combustione.
Le auto elettriche sono state il 96% del totale delle nuove immatricolazioni in Norvegia nel mese scorso Il 70% dei furgoni venduti in Norvegia è ancora alimentato a diesel
Leggi la notizia sul Telegraph |
IL RISCHIO DEI NUOVI RITARDANTI DI FIAMMAUn nuovo studio dimostra che i ritardanti di fiamma polimerici, considerati sicuri, possono degradarsi e rilasciare sostanze tossiche. Questi composti, largamente utilizzati nell’elettronica e negli arredi, erano stati introdotti per sostituire versioni precedenti vietate per la loro pericolosità. Tuttavia, test su campioni ambientali e analisi tossicologiche rivelano che i polimeri possono scomporsi in agenti dannosi per la salute umana e l’ambiente Leggi il resoconto su Inside Climate News |





