Longoni (CdC RAEE): “Non tutti i RAEE raccolti dalla distribuzione hanno una corretta gestione”

A colloquio col direttore generale del Centro di coordinamento RAEE per parlare dell’accordo con la distribuzione e degli incentivi e delle sanzioni per migliorare la raccolta: “Ci sarà un contributo rilevante anche nel percorso di superamento della procedura d’infrazione europea”

Daniele Di Stefano
Daniele Di Stefano
Giornalista ambientale, redattore di EconomiaCircolare.com e socio della cooperativa Editrice Circolare

Premialità, penalità e fondi per convincere la grande distribuzione ad investire di più nella raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE). E poi elusione dell’obbligo del corretto trattamento, carenze nel ritiro a domicilio, evoluzione della normativa EPR. Ne parlo con il direttore generale del Centro di coordinamento RAEE, Fabrizio Longoni.

 

Direttore, a fine dicembre il CdC RAEE ha siglato un accordo di programma con la distribuzione: da una parte si innalzano i premi legati alle buone performance di raccolta, per incentivare i rivenditori; dall’altra si raddoppiano le penalità per le performance non adeguate. Secondo lei come sono andate finora le raccolte nella distribuzione?

Oggi la distribuzione intercetta circa il 20% dei RAEE avviati annualmente a trattamento. A questa quota vanno aggiunti anche i quantitativi raccolti dai punti vendita che, non usufruendo del servizio di ritiro dei Sistemi Collettivi, conferiscono i RAEE presso i centri di raccolta comunali: questi flussi vengono quindi raccolti dai distributori, ma conteggiati nella raccolta complessiva dei Comuni. L’Accordo di programma siglato lo scorso dicembre introduce un elemento di forte incentivo per l’attività di raccolta da parte della distribuzione, che consiste in un incremento significativo dei premi di efficienza riconosciuti per ogni tonnellata di RAEE gestita: +10% per le sorgenti luminose (R5), +20% per frigoriferi e monitor (R1 e R3) e +30% per grandi e piccoli elettrodomestici (R2 e R4). Dall’altro alto, per rendere il sistema ancora più efficiente, l’Accordo prevede sia un innalzamento dei quantitativi minimi da raccogliere per accedere ai premi, allineandoli a quelli previsti per i centri di raccolta comunali, sia il raddoppio delle penali a carico dei sistemi collettivi in caso di anomalie del servizio. Un aspetto, quest’ultimo, che non desta particolare preoccupazione, dal momento che i sistemi collettivi hanno storicamente garantito livelli di servizio superiori ai target fissati. L’auspicio è che le nuove condizioni incentivino la distribuzione ad incrementare in modo significativo i volumi avviati a trattamento, passando da circa 1,5 kg/ab a 6 kg/ab, uno sfidante per 4.

Se guardiamo i dati della raccolta dei frigoriferi e lavatrici, ad esempio, che sono in larghissima parte elettrodomestici di sostituzione – compro il nuovo, e a chi viene a portarlo restituisco il vecchio – sembra evidente che qualcosa non funzioni in quel “a chi viene a portarlo lascio il vecchio”. Con la conseguente elusione dell’obbligo di raccolta. Dove sta il problema? Insufficiente informazione dei consumatori? Disinteresse di chi consegna e installa a portare indietro l’usato? Interesse a non farlo?

I dati relativi alla raccolta di frigoriferi e lavatrici mostrano con evidenza che il meccanismo del “compro il nuovo e restituisco il vecchio a chi lo consegna” non funziona sempre come dovrebbe se tali RAEE non sono successivamente tracciati e inseriti in un percorso corretto, determinando in alcuni casi l’elusione dell’obbligo di avvio ad adeguato trattamento. Una recente ricerca realizzata da Ipsos Doxa Italia su incarico del CdC RAEE, che ha analizzato l’esperienza dei consumatori nei ritiri dei RAEE da parte della distribuzione, evidenzia che il servizio di ritiro del vecchio frigorifero o della vecchia lavatrice è stato erogato nel 73% dei casi in cui il consumatore avrebbe avuto interesse a riceverlo, mentre nel 27% dei casi non è stato erogato, principalmente a causa della richiesta di un pagamento aggiuntivo o della mancanza di contestualità tra il ritiro dell’usato e la consegna della nuova apparecchiatura. Quindi una azione obbligatoria che si presenta carente da parte di chi ha l’obbligo di ritirare quello dismesso gratuitamente e contestualmente alla consegna del nuovo l’apparecchio.

Va sempre considerato che non tutti i RAEE raccolti dalla distribuzione confluiscono nel canale della corretta gestione. In alcuni casi, il valore economico derivante dalla gestione di questi apparecchi in flussi di rifiuti diversi da quello dei RAEE – come, ad esempio, quello del ferro – induce a deviare questi rifiuti, compromettendone la tracciabilità e la corretta gestione. Ma commettendo un reato.

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Avete fatto stime su quali risultati potremmo aspettarci dalle premialità e dalle misure che agevolano l’allargamento della platea dei punti di raccolta (come la riduzione dei quantitativi minimi richiesti per il ritiro dei rifiuti, o 150.000 euro l’anno in favore di nuovi luoghi di raggruppamento)? Che contributo potranno dare per superare la procedura d’infrazione contro l’Italia?

Ci aspettiamo che l’incremento delle premialità possa determinare un aumento significativo della raccolta. Premi di efficienza più elevati rappresentano per la distribuzione un’opportunità concreta per migliorare la propria redditività e dovrebbero costituire quindi un forte stimolo alla corretta gestione dei RAEE all’interno del sistema ufficiale, con un contributo rilevante anche nel percorso di superamento della procedura d’infrazione europea. L’ordine di grandezza di tale premialità è di svariati milioni di euro, e si tratta di euro tracciati e legali che la distribuzione a volte non guadagna a fronte di incassi di dubbia provenienza.

Per quanto riguarda l’allargamento della platea dei luoghi di raggruppamento si tratta di un’evoluzione sostanzialmente certa, stimabile in una triplicazione rispetto alla numerica attuale. Questo risultato è atteso per due ragioni principali. La prima è la riduzione del quantitativo minimo annuo di RAEE raccolti richiesto per accedere al servizio di ritiro diretto da parte dei sistemi collettivi, che passa da 400 a 200 kg. Si tratta di una soglia che si ritiene facilmente raggiungibile dalla maggior parte dei punti vendita già iscritti o che, in applicazione della normativa, si iscriveranno al portale del CdC RAEE. La seconda riguarda il mantenimento del fondo, pari a 150.000 euro annui, destinato alle associazioni di categoria della distribuzione che promuovono la creazione di nuovi luoghi di raggruppamento tra i propri associati.

L’accordo con la distribuzione interviene anche su altri aspetti cruciali: trasparenza e la tracciabilità. Ci vuole raccontare?

Trasparenza e tracciabilità come già ribadito sono elementi imprescindibili nella gestione dei RAEE e sono stati oggetto di una crescente attenzione anche nelle più recenti disposizioni normative. La normativa, infatti, prevede che tutti i punti vendita di apparecchiature elettriche ed elettroniche iscrivano sul portale del CdC RAEE i depositi in cui raccolgono i RAEE e rendicontino annualmente i quantitativi gestiti, pena l’applicazione di sanzioni. L’Accordo di programma rafforza ulteriormente questo impianto, stabilendo che tutti i soggetti che operano per conto della distribuzione e che non garantiscono una tracciabilità analitica della provenienza dei RAEE non possano accedere ad alcuna forma di premialità.

La distribuzione riveste certamente un ruolo centrale in questo ambito, ma non è l’unico attore della filiera chiamato a intervenire. Tutti i soggetti coinvolti nella raccolta dei RAEE sono chiamati a fare la propria parte e, affinché ciò avvenga in modo efficace, è fondamentale anche il contributo delle autorità competenti e degli organi di controllo.

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Vengono stanziati fondi ingenti anche per la comunicazione. Eppure fino ad oggi la comunicazione non è mancata. Quali sono stati finora, secondo lei, i limiti, le difficoltà?

È vero, la comunicazione non è mai mancata. A partire dallo scorso anno, tuttavia, i sistemi collettivi dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono normativamente obbligati a destinare il 3% dei propri ricavi totali ad attività di comunicazione sulla corretta gestione dei RAEE, mentre fino al 2024 eventuali investimenti in questo ambito erano effettuati su base volontaria.

Le difficoltà principali dell’attività di comunicazione sono essenzialmente due. La prima riguarda aiutare i cittadini a identificare correttamente i RAEE: ancora oggi molti dispositivi vengono erroneamente considerati rifiuti indifferenziati o smaltiti nei flussi della plastica o del vetro. La seconda emerge una volta riconosciuta la tipologia di rifiuto e consiste nel convincere i cittadini a compiere il passo successivo, ovvero uscire di casa e conferire il RAEE – anche di piccole dimensioni, spesso lasciato inutilizzato in un cassetto – presso un centro di raccolta comunale o un punto vendita. I fondi stanziati per la comunicazione sono orientati soprattutto a far conoscere i RAEE e le modalità di raccolta 1 contro 1 e 1 contro 0, e a stimolare i distributori a garantirle in modo sistematico, contribuendo alla creazione di una rete di raccolta capillare, facilmente accessibile e comoda per tutti i consumatori.

Da più voci arriva la richiesta di ulteriori interventi legislativi per semplificare la raccolta dei RAEE e farla arrivare là dove le persone sono tutti i giorni: uffici pubblici, scuole, grandi imprese. È una cosa fattibile a livello di legislazione nazionale, secondo lei? Che contributo potrebbe dare per avvicinare gli obiettivi europei?

La semplificazione della raccolta è uno dei temi su cui il CdC RAEE sta concentrando maggiormente la propria attenzione. In particolare, è in corso un dialogo con le istituzioni per superare i limiti normativi che oggi impediscono a uffici pubblici, scuole, grandi imprese e altre strutture ad alta frequentazione di raccogliere RAEE, non essendo soggetti in possesso delle specifiche autorizzazioni per la raccolta. L’obiettivo è quello di creare una rete di raccolta presso queste strutture, dove dipendenti e utenti possano conferire i propri RAEE, poi ritirati direttamente dai sistemi collettivi dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche. In questo scenario, il CdC RAEE si pone come interlocutore di riferimento per lo stato italiano, assicurando che i RAEE raccolti presso queste strutture siano gestiti correttamente e nel rispetto della normativa. Un modello di raccolta sotto l’egida del CdC RAEE che potrebbe dare un contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi europei.

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La scorsa estate la Commissione ha presentato una valutazione della direttiva RAEE in vista di una possibile revisione entro quest’anno. Circolano voci del cambiamento dello strumento legislativo: dalla direttiva al regolamento, per superare le difformità tra gli stati membri. E di una revisione dei meccanismi di responsabilità estesa del produttore (EPR). Qualcuno propone di allargare la platea dei soggetti responsabili della governance delle PRO; e di prevedere, come in Francia, che l’eco-contributo serva anche a sostenere la riparazione, allungando la vita dei beni, in linea con la gerarchia europea dei rifiuti. Sarebbero misure utili?

Attualmente l’Italia ha dato attuazione al principio di responsabilità estesa del produttore attraverso un sistema in cui i produttori di AEE costituiscono o aderiscono a sistemi collettivi per la gestione dei RAEE. Laddove a livello europeo venissero introdotte modifiche, sia sullo strumento legislativo sia sul perimetro dell’EPR, il nostro Paese le recepirebbe e, se necessario, rivedrebbe le modalità organizzative e gestionali del sistema.

In termini generali, tutte le misure che contribuiscono al perseguimento degli obiettivi della gerarchia europea dei rifiuti – dalla prevenzione alla preparazione per il riutilizzo – sono da considerarsi utili. Il CdC RAEE esprimerà valutazioni puntuali sulle variazioni normative una volta che queste saranno diventate attuative, con la finalità che lo ha sempre contraddistinto, cioè quella di raggiungere gli obiettivi che saranno definiti.

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