La montagna dei rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) aumenta di anno in anno: nel 2022 hanno raggiunto i 62 milioni di tonnellate mentre si stima che nel 2030 toccheranno gli 82 milioni. A questa fotografia se ne aggiunge un’altra non meno preoccupante, che rende il problema ambientale ancora più grande e non solo legato alla già difficile gestione del loro fine vita. Secondo l’ultimo Circularity Gap Report, infatti, in soli sei anni è stato estratto quasi lo stesso quantitativo di materie vergini di tutto il secolo scorso. Non a caso il Critical Raw Materials Act, in vigore da maggio 2024, spinge l’Europa a ridurre dipendenze dalle materie prime critiche importate e a far salire la quota di approvvigionamento da riciclo di materiali come litio, cobalto, nickel, etc. entro il 2030.
È in questa direzione che si colloca VALOR – Valorizzazione del riuso e trattamento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, progetto del programma Interreg Italia–Francia Marittimo 2021–2027. Capofila è la Regione Liguria, con un partenariato che include Università di Genova, Università di Pisa, Université Côte d’Azur, Comune di Massa e il partner corso Corsicab. Avviato il 1° febbraio, durerà 36 mesi (fino al 31 gennaio 2028), disponendo di un budget di circa 1,85 milioni di euro.
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Promuovere riutilizzo e riciclo delle materie prime critiche con l’AI
L’ambizione di VALOR è racchiusa in una formula molto concreta: chiudere il ciclo, riutilizzando i rifiuti e rendendoli una vera e propria risorsa. Anche per questo, spiega Luca Natale, project manager di VALOR per Regione Liguria, “la cosa che dobbiamo cercare di non fare è prendere, sfarinare tutto, distruggere e buttare”.
Da qui l’uso di visione artificiale e machine learning: leggere le schede elettroniche prima che diventino polvere, riconoscere i componenti “di valore” e guidare separazioni più selettive, con rese più alte nel recupero delle materie prime critiche. Perché chiudere il ciclo significa intervenire prima che il valore si perda: non limitarsi a trattare il rifiuto, ma promuovere il riutilizzo dei dispositivi elettronici, il recupero delle materie prime critiche e il riciclo efficiente dei materiali.
Oltre gli obiettivi astratti: il modello RIUSU
C’è poi un altro elemento di VALOR, quello tecnologico, basato sulla tracciabilità digitale di flussi e trasformazioni che rende più trasparenti i processi, facilita controlli e certificazioni e prepara il terreno a filiere più mature. “Per questo abbiamo deciso di sperimentare la tracciabilità digitale tramite un registro condiviso immutabile basato su blockchain: un’infrastruttura che aumenta trasparenza e resilienza”, spiega Gianluca Dini, Professore Ordinario all’Università di Pisa.”
Il progetto italo-francese prova a tenere insieme tutti questi piani, tecnico, sociale e di filiera, perché è lì che la circolarità smette di essere un obiettivo astratto e diventa un sistema che funziona.
In questo scenario, si inserisce una best practice come l’esperienza sviluppata in Corsica con il modello RIUSU che propone un sistema territoriale di ricondizionamento a finalità sociale, affiancato da un’opzione low-tech (soluzioni leggere/open source) per ampliare l’accesso a dotazioni digitali essenziali.
“Il modello si fonda su una rete multi-attore (associazioni e cooperative dell’economia sociale e solidale, enti pubblici, aziende e mediatori digitali) e su una governance di terza parte di fiducia che coordina ricondizionamento, attribuzione alle persone fragili e formazione di base”, fa sapere Bernardu Cesari, Delegato Generale di Hub Corsica.
Resta, infine, la sfida più “industriale”: far sì che il valore recuperato trovi davvero sbocco. “Il riciclo non esiste senza una produzione che chieda questi materiali”, osserva Laura Mascheretti, Strategic Development & Innovation specialist di Erion Compliance Organization.
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