Per avvicinare gli obiettivi nazionali di raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) agli obiettivi europei è necessario avvicinare la raccolta ai cittadini e alle cittadine. Portando i contenitori nei luoghi che frequentano abitualmente. Un passo – vedremo quanto importante – in questa direzione arriva dall’accordo sottoscritto dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) e dal Centro di Coordinamento RAEE “per rafforzare la rete dei punti di conferimento su tutto il territorio nazionale e dare nuovo impulso alla raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.”
L’intesa è in vigore da oggi e introduce per 36 mesi alla possibilità “per aziende e istituzioni, a partire dal MASE stesso, di attivare convenzioni con il CdC RAEE per organizzare attività dedicate alla raccolta dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche”.
In che modo? Ministeri, uffici pubblici, aziende, scuole “potranno realizzare presso i propri spazi depositi dedicati, dove raccogliere i rifiuti elettronici”.
RAEE “dual use” ma anche domestici
Sarà possibile conferire in questi depositi due tipologie di rifiuti elettronici.
La prima sono i RAEE “dual use” generati internamente alle strutture che avviano la raccolta, che siano ministeri, uffici pubblici o imprese. Si definiscono “dual use” i rifiuti delle apparecchiature destinate mercato domestico (ad esempio stampanti) ma che sono usate per scopi professionali (in un ufficio o in uno studio professionale). E che, “per natura e quantità, possono essere assimilati ai RAEE di origine domestica, quali, ad esempio, frigoriferi, forni a microonde, monitor, PC, tablet e smartphone”, spiega la nota del CdC RAEE (qualche dettaglio in più si può trovare nella guida operativa realizzata da EconomiaCircolare.com in collaborazione con Erion Professional).
Ma se questo tipo di raccolte era già possibile – grazie anche al servizio “Grandi Utilizzatori” del centro di coordinamento – la novità dell’accordo MASE-CdC RAEE sta nell’apertura a “piccoli rifiuti elettrici ed elettronici portati da dipendenti e utenti dai propri domicili”. Chi lavora per l’azienda o l’ufficio pubblico o chi lo frequenta (potrebbe essere ad esempio l’ufficio Anagrafe di un grande comune) può portare i propri piccoli RAEE domestici, proprio quelli che di solito dimentichiamo per anni negli armadi e che invece potremo consegnare senza dover appositamente cambiare i nostri programmi quotidiani.
Spiega a EconomiaCircolare.com Fabrizio Longoni, direttore generale del Centro di Coordinamento RAEE: “Questa è la novità che deriva dall’accordo di programma con il ministero: che, per 36 mesi, ha introdotto questa nuova possibilità”. Di fatto, riflette, “è come se l’ufficio o l’azienda gestissero RAEE di terzi. Che poi, insieme a quelli prodotti internamente, vengono messi nei contenitori e portati via direttamente dai soggetti incaricati dai sistemi collettivi”, i consorzi.
Leggi anche: RAEE, i dati ufficiali della raccolta: 32,5%, lontano l’obiettivo europeo del 65%
I soggetti abilitati alla raccolta
Chi può avviare questo tipo di raccolta? Il testo dell’accordo parla di “realtà commerciali, industriali, istituzionali e di altro tipo”. Sono “tutti i soggetti con codice fiscale o partita IVA che producono propri RAEE”, chiarisce ancora Longoni. “Ad esempio un’industria che deve smaltire i computer dei propri impiegati, così come il Consiglio Nazionale delle Ricerche oppure l’Istat: in questo caso sono soggetti pubblici ma che svolgono attività per le quali si impiegano apparecchiature che, quando diventano rifiuti, rientrano nella definizione ‘dual use’”. Tra i soggetti che potranno beneficiare dell’accordo anche le scuole (mam precisa Longoni, “nell’accordo di programma con ANCI, quindi nei servizi che vengono erogati ai centri di raccolta comunali, alla fine dell’anno scorso è stata aggiunta la possibilità per comuni o gestori del servizio di raccolta di iscrivere anche scuole o altri uffici pubblici presenti nel comune, proprio per favorire il conferimento”).
Un aspetto dirimente per chiarire il perimetro dei soggetti interessati è rappresentato dai requisiti minimi di quantitativi annui di RAEE prodotti: indicati nell’accordo (gli stessi previsti per i cosiddetti “grandi utilizzatori”), “si tratta di quantitativi abbastanza contenuti”, dice il dg.
Leggi anche: Iattoni (UNITAR): “Recupero materie prime critiche nei RAEE? Investire sulla qualità dei dati”
Offrire un servizio
Sarebbe riduttivo considerare questa novità solo dal punto di vista della gestione dei rifiuti o degli obiettivi europei di raccolta (che pure sono un tema rilevante anche per l’autonomia strategica e la competitività europea e italiana). Le imprese e gli uffici, ragiona ancora Longoni, “possono offrire un servizio ai propri dipendenti o a chi frequenta i propri uffici mettendo a disposizione in un luogo facilmente accessibile uno o più contenitori. Quando le persone arrivano e hanno, ad esempio, delle cuffiette da smaltire, possono usare i contenitori messi a disposizione dall’azienda o dal soggetto pubblico”.
Le convenzioni col CdC RAEE
Azienda o ufficio pubblico “che hanno la facoltà di offrire il servizio solo ed esclusivamente se si iscrivono al Centro di coordinamento e ricevono il servizio garantito dal Centro: perché in questo modo c’è la certezza della destinazione dei rifiuti”. Affinché questo meccanismo virtuoso possa prendere il via, infatti, sarà necessario che le realtà commerciali, industriali, istituzionali stipulino una specifica convenzione col Centro di coordinamento RAEE.
I rifiuti raccolti alla posta, nei ministeri e nelle scuole “saranno successivamente presi in carico dall’organizzazione del Centro di Coordinamento RAEE che, attraverso i Sistemi Collettivi dei Produttori di AEE (i cosiddetti consorzi, ndr), avvierà a corretto trattamento quanto raccolto”. Il ritiro, come indicato, sarà gratuito.
Parla di “un passo concreto nell’attuazione delle politiche del Ministero per la promozione dell’economia circolare e l’uso efficiente delle risorse”, Laura D’Aprile, capo dipartimento sviluppo sostenibile del MASE. “Rafforzare la rete di conferimento dei RAEE significa favorire il recupero di materie prime critiche, ridurre gli impatti ambientali e rendere sempre più capillare un servizio essenziale per i cittadini, attraverso l’attività di raccolta di imprese e pubbliche amministrazioni”. Per Longoni l’accordo “rappresenta un passo concreto per rafforzare la raccolta dei rifiuti elettronici su tutto il territorio nazionale e rendere il sistema sempre più capillare ed efficiente. Il coinvolgimento attivo del tessuto produttivo e istituzionale del Paese, che diventa punto di raccolta nei luoghi di frequentazione abituale delle persone, consente di avvicinare i cittadini a comportamenti corretti e responsabili con un approccio semplice e facilmente praticabile” E auspica “una partecipazione sempre più ampia da parte delle realtàfacoltà industriali e istituzionali”.

Leggi anche: Materie prime critiche, via libera al primo impianto europeo per recuperare terre rare dai RAEE
Dalla sperimentazione alla possibile innovazione normativa
I 36 mesi di sperimentazione, dice ancora Longoni a EconomiaCircolare.com, “serviranno a fare una valutazione compiuta dell’iniziativa. È previsto un comitato ccomposto da soggetti di ambo le parti – CdC RAEE e MASE – proprio per valutare come andrà la sperimentazione. Valutando la bontà dell’attività, il ministero potrebbe anche valutare l’eventuale estensione futura di questo servizio. E, se si dovessero verificare alcune condizioni, la sperimentazione potrebbe diventare magari una modifica normativa”.
Le altre iniziative dell’accordo tra CdC RAEE e MASE
L’accordo MASE – CdC RAEE riguarda anche “lo sviluppo di iniziative congiunte in materia di economia circolare, come la realizzazione di campagne di sensibilizzazione pubblica, patrocinate dal MASE, e il monitoraggio dei risultati sui RAEE raccolti”.
© Riproduzione riservata



