venerdì, Maggio 27, 2022

Riparazione, riciclo e rinnovabili: Acer alla prova della sostenibilità

La multinazionale dell’hi-tech racconta il suo percorso per migliorare le performance ambientali di processi e prodotti. La strada è ancora lunga ma si sta intervenendo su più fronti: tra questi l’ottimizzazione della logistica, l’impiego di energia da fonti rinnovabili e un maggiore accesso alla riparazione

Silvia Santucci
Giornalista pubblicista, dal 2011 ha collaborato con diverse testate online della città dell’Aquila, seguendone le vicende post-sisma. Ha frequentato il Corso EuroMediterraneo di Giornalismo ambientale “Laura Conti”. Ha lavorato come ufficio stampa e social media manager di diversi progetti, tra cui il progetto “Foresta Modello” dell’International Model Forest Network. Nel 2019 le viene assegnata una menzione speciale dalla giuria del premio giornalistico “Guido Polidoro”

La strada della sostenibilità è un percorso in continuo divenire che, attraverso piccoli step, può portare a grandi risultati, anche da un punto di vista economico. Per una grande multinazionale la sfida è ovviamente più ardua, ma non impossibile se parte da obiettivi chiari e misurabili. EconomiaCircolare.com ha preso in analisi alcuni aspetti del lavoro di Acer, azienda ICT tra le maggiori al mondo, presente in oltre 160 Paesi con i suoi computer e device elettronici.

Il country manager per l’Italia di Acer, Diego Cavallari, tiene a evidenziare che il ricorso alle energie rinnovabili del colosso taiwanese è “al 40%”. E aggiunge: “Crediamo di raggiungere il 60% entro il 2025 e il 100% entro il 2035, come stabilito dagli accordi RE100”. La RE100 è un’iniziativa che riunisce grandi aziende di tutto il mondo con l’obiettivo di arrivare ad utilizzare solo energia pulita. Per quel che riguarda la Acer, gli accordi includono tutta la supply chain, quindi anche i fornitori, l’80% dei quali è impegnato a raggiungere il target RE100 entro il 2025. Obiettivi, che non sono soltanto ambientali, chiarisce Cavallari: “Se riusciamo a produrre con meno acqua e meno energia, in un mondo in cui gli elementi potranno andare a mancare o a scarseggiare, c’è anche un beneficio economico”.

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Riparare è meglio che acquistare

La crescita nell’uso dei dispositivi elettronici, l’obsolescenza programmata e la richiesta di prestazioni sempre più elevate confliggono con il raggiungimento dei target di riduzione delle emissioni e di rifiuti. Solo in Italia, nel 2021 sono state raccolte 384mila tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) segnando una crescita del 6,4% rispetto all’anno precedente.

Allungare la vita dei prodotti diventa dunque un obiettivo importante per le imprese, anche se a prima vista in contraddizione con il loro obiettivo di vendere più device e innovare di continuo modelli e tecnologie. Acer Italia ha scelto di mettere a punto un servizio di riparazione e potenziamento dei dispositivi, valido anche per prodotti che non sono più in garanzia e risalenti anche a dieci anni fa. Per accedervi, basta raggiungere o contattare telefonicamente il servizio assistenza di Arese, vicino Milano, attivo dal 2019, il cui numero è reperibile sul sito di Acer. Anche se non è scontato che tutti i clienti in possesso di un dispositivo Acer siano a conoscenza di questa possibilità: sui social, almeno negli ultimi mesi non ne abbiamo trovato cenno e la comunicazione in tal senso, come annuncia lo stesso Cavallari, va potenziata. Il numero dei pc riparati è comunque notevole e in aumento: nel 2019 sono stati riparati 38.538 pc, nel 2020 45.069 e nel 2021 69.501. Inoltre, Sertec360, il laboratorio per la riparazione di articoli elettronici ad Arese effettua riparazioni, a livello aziendale, anche per altri produttori.

Il nostro test sul centro di riparazione

Abbiamo testato il servizio per i nostri lettori. Dopo aver segnalato il modello e il tipo di guasto, l’operatore telefonico valuta che tipo di intervento potrebbe servire e i pezzi che eventualmente andrebbero sostituiti, ipotizzando anche i costi. A questo punto, se l’utente decide di far riparare il proprio computer, gli viene inviato un corriere a casa che preleva il pacco con il pc e lo porta in laboratorio.

Al cliente viene proposto un preventivo dettagliato dopo l’esame del device. Se si decide di accettarlo, il pc viene riparato e restituito; se invece il preventivo viene rifiutato, si paga un piccolo costo per la gestione della pratica e il pc guasto viene rispedito al mittente.

Il servizio di assistenza è valso ad Acer Italia un premio conferito  dall’Istituto indipendente ITQF (Istituto Tecnico di Qualità e Finanza), il terzo posto miglior servizio nella tipologia Desktop, e Notebook.

Quando il dispositivo non si può riparare, ne vengono recuperate le parti utilizzabili per riparare altri device, mentre le parti restanti vengono smaltite tra i rifiuti RAEE. Acer è inoltre socio del consorzio Erion, consorzio di Responsabilità Estesa dei Produttori per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici.

E nelle sedi estere cosa avviene? Ogni Paese ha il suo centro di riparazione, che ha un funzionamento simile a quello italiano; in Grecia, Spagna, Francia e Svizzera, il call center è però localizzato in Italia e non nello stesso Paese dove avvengono le riparazioni.

“Un team dedicato di persone a livello EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), denominato SBI TEAM (Service Business Intelligence), – spiega Cavallari – si occupa di ottimizzare e standardizzare il più possibile i processi per poi replicarli negli altri Repair center così da poter sempre garantire un assistenza di livello sia per i prodotti Acer che per tutto il portafoglio clienti di Sertec360”.

“Un altro importante Team – prosegue – a livello EMEA è quello del FAST TEAM, un gruppo di ingegneri che, tramite la condivisione delle problematiche, si adoperano per risolvere guasti e questioni, che necessitano di maggiori competenze tecniche sfruttando la possibilità di avere un contatto diretto con il team di progettazione di Taiwan”.

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Esercizi di sostenibilità

Un altro aspetto legato alla riparabilità è la robustezza di un prodotto, che influisce inevitabilmente sul suo fine vita. Per questo Acer ha puntato anche sulle linee rugged, cioè blindate, costruite con standard militari che conferiscono maggiore robustezza. Questi device sono adatti anche ai bambini, dal momento che sono a prova di caduta da un metro e mezzo o immersione in acqua.

L’azienda ha messo in commercio anche un portatile che fa della sostenibilità il suo punto forte: facilità di riparazione, attenzione nel packaging e uso di materiali riciclati sono le caratteristiche di Aspire Vero.

Come spiega Cavallari, grazie a questo specifico pc si sta mettendo a punto una filiera “green” che si potrà estendere ad altri prodotti e sono già in arrivo altri device con queste caratteristiche, dai monitor ai mouse.

L’aspetto più interessante del pc è sicuramente la facilità di accesso alla riparazione, grazie a normali viti che l’utente può aprire facilmente. Questo significa che, dopo il periodo di garanzia, l’utente non solo può riparare eventuali guasti ma può anche aggiornare delle componenti e migliorare le prestazioni. Le parti di ricambio o gli aggiornamenti necessari continuano ad essere reperibili tramite il centro assistenza di Acer Italia.

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Plastiche PCR nei pc Acer

Un’altra caratteristica interessante del modello proposto è l’uso di plastiche derivanti da riciclo post-consumo (PCR, post-consumer recycled), che vengono impiegate per il 30% nel rivestimento inferiore e superiore del pc, la cornice dello schermo e il piano di lavoro, e nel 50% per la tastiera. Sono 8,8 milioni i prodotti di Acer realizzati ricorrendo anche alle plastiche da riciclo, provenienti dagli scarti delle apparecchiature informatiche o recuperate negli oceani. Solo nel 2020, questi tipi di plastiche sono state applicate a più di 300 modelli.

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Scelta del packaging e ottimizzazione della logistica

La multinazionale dell’hi-tech ha tagliato le dimensioni e il peso delle scatole dei prodotti, così come l’uso degli imballaggi e dei sacchetti di plastica. Le scatole di cartone sono realizzate con carta riciclata al 90%, il tessuto non tessuto con il 100% di PET riciclato e le polpe di cellulosa con il 100% di carta kraft riciclata. Ridurre il volume e il peso degli imballaggi ha ridotto di conseguenza le emissioni di carbonio prodotte durante il trasporto, che peraltro si svolge in buona parte su rotaia, con le spedizioni di notebook via treno dalla Cina aumentate del 128%. Un miglioramento delle performance si è registrato anche aumentando migliorando l’efficienza delle spedizioni con una maggiore velocità di carico e l’ottimizzazione del trasporto su strada ricorrendo a container più capienti, per il 50% delle spedizioni a carico parziale (LTL) nel 2020. Queste azioni hanno permesso di tagliare circa 311 tonnellate di emissioni di carbonio.

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