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lunedì, Maggio 27, 2024

Agrivoltaico sostenibile: soluzioni di recupero e gestione dell’acqua

Proseguono gli incontri di Agrivoltaico sostenibile, l’iniziativa promossa da ENEA per creare una rete nazionale in grado di promuovere conoscenze e scambio di buone pratiche per lo sviluppo e la diffusione dei sistemi agrivoltaici. Il progetto è portato avanti con la collaborazione di ETA – Florence Renewable Energies

Carlotta Indiano
Carlotta Indiano
Classe ‘93. Giornalista freelance. Laureata in Cooperazione e Sviluppo e diplomata alla Scuola di Giornalismo della Fondazione Basso a Roma. Si occupa di ambiente ed energia. Il suo lavoro è basato su un approccio intersezionale, femminista e decoloniale. Scrive per IrpiMedia e collabora con altre testate.

Dal 13 al 21 maggio, si svolge in tutta Italia la Settimana Nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione. Con un 2022 definito l’anno più secco d’Europa, come testimoniano i dati satellitari di Copernicus, l’emergenza idrica è al centro dei tavoli di lavoro di tutte le regione d’Italia ed è un tema caro all’Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue, che promuove l’iniziativa con incontri e attività su tutto il suolo nazionale e ha sviluppato anche uno specifico Piano Invasi.

Energia, acqua, agricoltura

“Tutte le azioni relative al risparmio idrico sono azioni che al di là del contesto climatico, comunque critico negli ultimi anni, non hanno controindicazione: si tratta di una politica razionale in ogni contesto”. Ha affermato Nicola Colonna, della task force Agrivoltaico Sostenibile di Enea, durante il quinto incontro promosso da Agrivoltaico sostenibile.

E poi ha precisato: “Bisogna collegare il tema idrico al tema energetico, acqua ed energia sono strettamente interconnessi, dobbiamo immaginare azioni all’interno del Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, ancora in fase di consultazione pubblica”.

I temi dell’energia, dell’acqua e dell’agricolutura sono, infatti, strettamente legati: ragionare di acqua ed energia significa anche sicurezza alimentare.

I nuovi sistemi agrivoltaici non devono prevedere solamente sistemi irrigui più efficienti, ma devono provare a garantire funzioni ulteriori per il riutilizzo dell’acqua. E dunque, nelle aspettative della rete di lavoro che si è formata sotto Enea, c’è una collaborazione sempre più necessaria tra chi deve gestire l’acqua, tra cui i consorzi di bonifica, e chi, invece, mette a punto sistemi di recupero attraverso i sistemi agrivoltaici.

Già a maggio del 2021 il decreto legge n 77 indicava chiaramente che l’accesso agli incentivi per l’agrivoltaico è subordinato alla realizzazione di sistemi di monitoraggio che consentano di verificare l’impatto sulle colture, il risparmio idrico, la produttività agricola per diverse tipologie di colture a la continuità delle attività delle aziende agricole interessate.

Leggi anche: Agrivoltaico, la proposta del decreto ministeriale all’esame della Commissione europea

Consorzio di bonifica Litorale Nord: il caso del Lazio

Un consorzio di bonifica è un ente pubblico economico che gestisce l’acqua: da una parte c’è l’attività di bonifica vera e propria, dunque lo scolo della acque e la manutenzione delle acque sotto il livello del mare, e dall’altra parte la gestione dell’acqua irrigua, l’acqua, cioè, a uso agricolo.

L’esperienza del Consorzio di bonifica Litorale Nord (CBLN), riportata nell’intervento di Nicolò Sacchetti, presidente del consorzio, membro del comitato esecutivo Anci nazionale e Presidente Coldiretti Roma, aiuta a comprendere le difficoltà del settore agricolo in concomitanza con l’aumento dei prezzi dell’energia e con la siccità causata dai cambiamenti climatici.

Il consorzio di bonifica del Lazio prende tutte le aree più a rischio idrico d’Europa, compresa Roma, per un’estensione di 628.00 ettari. La sola attività di bonifica si concentra su 254.00 ettari. Il reticolato idrografico secondario utilizzato per la pulizia dei fossi si estende per ben 2740 km mentre lo svi0luppo della rete irrigua per 1700. L’attività del consorzio è molto vasta: nell’area di Roma l’adduttore principale prende l’acqua del Tevere e la trasporta per 54 km mentre la maggior parte dell’area irrigua del comprensorio dell’agro romano arriva fino a Cerveteri attraverso vari pompaggi con un consumo energetico elevato. C’è poi tutta la parte di manutenzione degli impianti di sollevamento, impianti idrovori che tengono asciutte le aree di Ostia, Casal Palocco, Isola Sacra e Fiumicino, infrastrutture risalenti alla fine dell’800, quindi precedenti al periodo fascista a cui si fa risalire erroneamente la bonifica dell’area.

Il consorzio è tra i primi soggetti che subiscono i danni causati dai cambiamenti climatici e dall’aumento dei prezzi dell’energia. Il primo problema è garantire l’approvvigionamento della risorsa acqua in maniera sufficiente al settore agricolo – nell’area di Tarquinia c’è, per esempio, il problema della scarsità di acqua, mentre sul territorio coperto dal Tevere, dove c’è sempre tanta acqua, ci si scontra con il problema del cuneo salino, che rende l’acqua salata.

Il secondo grande tema è la distribuzione dell’acqua a un costo accessibile per il comparto agricolo. Gli impianti idrovori consumano un milione e 388.000 kilowattora (kwh) all’anno mentre gli impianti irrigui 13 milioni e mezzo: sono numeri ai quali corrisponde un costo significativo dato l’incremento, nel 2022, dei costi dell’energia del 60% rispetto al 2021. I costi per l’area di Roma, l’Area di Tarquinia e l’Area Ardea sono arrivati nel 2021 a 5 milioni e 343 mila euro: una prospettiva insostenibile sul lungo termine dato che la parte energetica incide per circa l’85% sul costo dell’acqua a metro cubo.

Per il presidente Sacchetti servono delle alternative per cui il consorzio ha immaginato alcune soluzioni, non tutte ancora praticabili: l’idroelettrico è molto difficile da realizzare in un territorio come quello del Lazio dove non ci sono salti, tranne sulla diga della Madonna delle Mosse; mentre la copertura dei canali con pannelli fotovoltaici non è tecnicamente possibile. Anche la copertura dei grandi impianti agrivoltaici con pannelli solari non è applicabile per la mancanza di campi estesi mentre il fotovoltaico galleggiante sembra essere una delle possibilità praticabili in questa fase. Alla luce delle difficoltà, per il consorzio rimangono percorribili le soluzioni che prevedono mix energetici differenziati.

Per fare ciò, Sacchetti ha evidenziato la necessità di rendere i consorzi parte integrante delle comunità energetiche rinnovabili per la condivisione dell’energia e l’autoconsumo a distanza.

Leggi anche: Agrivoltaico, ecco le linee guida per favorire l’integrazione tra produzione agricola ed energetica

Rain Water Recovery: sistemi indipendenti di raccolta dell’acqua

Si è concentrato sulle soluzioni anche l’ingegnere Giovanni Simoni, Ceo di Kenergia fondatore del Solarpower Europe, che ha presentato, invece, il Rain Water Recovery, un progetto di impianto fotovoltaico dotato di sistema di raccolta d’acqua

Kenergia è un gruppo di aziende, tra cui la principale Agiovoltaico piemontese che si occupa di agrivoltaico in Piemonte attraverso la sinergia con le aziende agricole sul territorio, che lavora con progettisti e sviluppatori cercando soluzioni per unire il settore delle rinnovabili al settore agricolo. Per Simoni, le comunità energetiche rinnovabili rappresentano il futuro del mercato elettrico per cui chi vuole produrre attraverso agrivoltaico sostenibile dovrà necessariamente trovare delle soluzioni all’interno di comunità più ampie per la ricondivisione dell’energia. In qualità di azienda, il gruppo si rivolge soprattutto a piccole e medie imprese e aziende agricole.

L’approccio per l’utilizzo dell’agrivoltaico deve concentrasi sui bisogno del terreno, delle piante e delle coltura. Capire le necessità delle diverse colture, infatti, consente di comprendere i meccanismi stessi di gestione delle piante e di sfruttare al meglio il contributo tencologico del settore elettrico. Per questo motivo, la normativa dovrebbe essere più flessibile e garantire alle strutture di adattarsi maggiormente al luogo in cui vengono utilizzate. L’anello di congiunzione tra agricoltura ed energia, anche per Simoni, dunque, è certamente l’acqua. Utilizzare il fotovoltaico per raccogliere l’acqua in maniera ordinata, risparmiando il terreno dove si può produrre, è lo scopo del progetto Rain Water Recovery.

Brevettato nel 2020, il progetto punta all’aumento della disponibilità dell’acqua “autoprodotta”, per rendere indipendenti le imprese agricole della variabile climatica. Il progetto prevede un investimento iniziale aggiuntivo del 5% del costo del campo fotovoltaico per la raccolta dell’acqua, pratica che occupa una piccola parte di suolo. Inoltre, nello stadio iniziale di progettazione bisogna scegliere anche le macchine che verranno utilizzate, per evitare investimenti eccessivi in futuro per l’adattamento dei macchinari.

Il grande vantaggio del Rain Water Recovery è l’indipendenza del sistema di raccolta dell’acqua dal movimento dei moduli dell’impianto fotovoltaico, che favorisce l’installazione delle strutture su impianti già esistenti e su impianti fissi.

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