Uno studio del Joint Research Ccentre della Commissione europea (JRC) pubblicato ieri ha stimato i materiali di imballaggio (vetro, plastica, metalli, carta e cartone e materiali compositi) immessi sul mercato tra il 2011 e il 2025 in 19 Stati membri. Lo ha fatto sulla base di una metodologia che mette in relazione prodotto-confezione-formato. Sono stati analizzati anche alcuni trend nella sostituzione di materiali da imballaggio usati per lo stesso prodotto. Tra le diverse tendenze, non sempre riconducibili ad unità, il report (Estimating packaging placed on the market at national level – 2026) segnala un dato importante e forse inatteso, alla luce dello stigma che ha investito la plastica e della evidente tendenza a sostituire i polimeri degli imballaggi monouso con altri materiali: “La plastica – afferma il JRC – è l’unica categoria di imballaggi che mostra una tendenza al rialzo tra il 2011 e il 2025, con una crescita dell’11% in termini assoluti”.
La metodologia elaborata, spiegano Valeria De Laurentiis, Vasco Orza e Giulia Listorti, autore e autrici del lavoro, “sarà utilizzata per supportare gli Stati membri nella comunicazione obbligatoria dei quantitativi di rifiuti da imballaggio e servirà a effettuare un confronto tra i quantitativi comunicati, nell’ambito del monitoraggio del raggiungimento degli obiettivi di riciclaggio stabiliti nel regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti da imballaggio”.
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98 chili di imballaggi a testa ogni anno. E la plastica continua a crescere
Lo studio – che ha interessato i dati di 19 paesi nei quali vive il 97% della popolazione UE – ha stimati che la quantità totale di tutti gli imballaggi immessi sul mercato (nel perimetro analizzato) ammonta mediamente “alla cifra impressionante di 98 kg pro capite”, più o meno il peso di un grande frigorifero domestico. Grosso modo 1,9 chilogrammi a settimana, in media. Il settore alimentare e delle bevande la fa da padrone col 97% (in peso) del materiale di imballaggio presente sul mercato (sempre nel perimetro analizzato).
“I volumi complessivi degli imballaggi sono rimasti sostanzialmente stabili – afferma la ricerca -. I volumi del vetro hanno subito un calo nel 2020 per poi registrare una ripresa, mentre quelli della plastica sono aumentati di circa l’11% in termini assoluti”. Con il nostro paese che risulta secondo tra quelli analizzati (dopo Spagna e Germania) per quantità pro capite di imballaggi in plastica.
Tra il 2011 e il 2025 la plastica cresce da 5,4 a 5,9 milioni di tonnellate, pari a quasi 14 kg pro capite. Tra le varie plastiche, il polimero che rappresenta la quota maggiore degli imballaggi destinati al consumo è il PET, quello delle bottiglie, per capirci. Ma questo dato, che per un italiano sembra quasi scontato, non lo è in altri paesi UE: in Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi e Svezia, la quantità di PET è inferiore e addirittura superata dal polipropilene (PP), che viene normalmente utilizzato per una più ampia varietà di prodotti alimentari e bevande. Un dato che salta agli occhi leggendo le stime del JRC è la non omogeneità dei mercati dei diversi paesi UE.

Le differenze tra paesi
La situazione varia infatti notevolmente: le quantità di imballaggi in plastica immesse sul mercato sono rimaste relativamente stabili in Belgio, nei Paesi Bassi e in Francia, ad esempio, mentre paesi come l’Irlanda, la Romania e la Polonia hanno registrato un aumento del consumo. In Italia, l’uso di acqua in bottiglie di plastica è significativo e rappresenta il 46% degli imballaggi in plastica stimati dal modello . Mentre questa percentuale scende al 6% in Svezia. Anche i dati pro capite mostrano notevoli differenze: nel 2024, in Germania erano immessi sul mercato 16 kg di imballaggi in plastica a persona, mentre in Svezia solo la metà, a fronte di un dato medio dei 19 paesi pari a 14 kg.
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Plastica, ma soprattutto vetro
Se alla plastica spetta la palma – molto edificante dal punto di vista commerciale, meno da quello ambientale – della crescita, al vetro tocca quella del dominio quantitativo. Dei 98 kg di imballaggi pro capite stimati per il 2024, il 75% è costituito da vetro, grazie alla suo peso maggiore: “Il vetro, in parte grazie alla sua elevata densità, rappresenta la quota maggiore della massa degli imballaggi, seguito dal PET e dal PP”. Le bottiglie di vetro riutilizzabili e monouso rappresentano la quota maggiore degli imballaggi immessi sul mercato, con la birra al primo posto con circa 16,5 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda la plastica, le quote maggiori sono legate soprattutto ad acqua in bottiglia, prodotti alimentari trasformati, lattiero-caseari e soft drinks.

Consumi e imballaggi
Il report cerca di verificare se esista una correlazione tra andamento della spesa per i consumi e trend di imballaggi. Quello che emerge è che il packaging non è una semplice ombra dei consumi monetari: è piuttosto il risultato di un intreccio tra volumi acquistati, prezzi, mix di prodotti, materiali utilizzati e modelli nazionali di consumo.
Il report offre un esempio: la birra venduta soprattutto in bottiglie di vetro comporta una massa di imballaggio per litro superiore rispetto alla birra venduta prevalentemente in lattine di alluminio: “Un paese in cui la birra viene venduta principalmente in bottiglie di vetro avrà una massa di imballaggio per unità di volume maggiore rispetto a un paese in cui la birra viene venduta prevalentemente in lattine di alluminio”. Materiali diversi, pesi diversi, abitudini diverse: è qui che la correlazione economica si rompe.
Per questo, secondo il JRC, a questo livello di aggregazione l’uso di imballaggi non può essere previsto in modo affidabile partendo soltanto dalla spesa alimentare o dalla spesa per bevande.
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I (diversi) trend nella sostituzione dei materiali
Il marketing ci ha abituato a vedere gli stessi prodotti via via venduti con imballaggi diversi. Il report del JRC dedica una sezione specifica (Substitution between packaging materials) alla a questo argomento. “È stata condotta un’analisi su quattro prodotti selezionati (latte, bevande gassate, succhi di frutta e acqua in bottiglia) per individuare eventuali tendenze di sostituzione in termini di materiali di imballaggio nel periodo 2011-2025”. I prodotti analizzati rappresentano, nel complesso, circa il 45% della massa degli imballaggi plastici immessi sul mercato nel 2024.
Il JRC considera un possibile segnale di sostituzione quando, in un Paese e per un dato prodotto, il materiale dominante sul mercato perde almeno 15 punti percentuali di quota, oppure quando un materiale alternativo ne guadagna almeno altrettanti. Alla fine, il report individua sette casi (latte in Bulgaria, Francia, Romania, acqua in bottiglia in Italia, Bulgaria e Slovacchia, succhi di frutta in Svezia).
Dall’analisi di questi casi, non emergerebbe però una tendenza generale. In alcuni Paesi la plastica avanza, in altri arretra. Ad esempio in Italia, secondo le stime del report, nell’acqua in bottiglia il PET guadagna 18 punti percentuali mentre il vetro ne perde altrettanti: il report sostiene che il PET ha in larga parte soppiantato il vetro come materiale dominante. Una dinamica simile si vede in Slovacchia, sempre sull’acqua in bottiglia, dove il PET cresce di 15 punti a scapito del vetro.
Ma quello che accade in Italia e Slovacchia non è generalizzabile. In Bulgaria, sempre nell’acqua in bottiglia, il PET perde 17 punti e il vetro ne guadagna 17. Nel latte invece, sempre in Bulgaria, il PP (polipropilene) perde 18 punti, mentre crescono il cartone per liquidi e, in misura minore, l’HDPE (polietilene ad alta densità).
Restando al latte, in Francia il PET guadagna 23 punti percentuali, erodendo quote sia al cartone per liquidi sia all’HDPE. In Romania, il cartone per liquidi perde 26 punti, mentre aumentano PET e HDPE: due plastiche che, insieme, sostituiscono una parte consistente del packaging in cartone.
Ma serve ancora attenzione nell’interpretazione dei dati: questi cambiamenti osservati nei risultati dal modello statistico del JRC “non riflettono necessariamente una sostituzione intenzionale di materiale”. Perché a cambiare può essere anche il mix dei prodotti venduti all’interno della stessa categoria. Le dinamiche variano tra paese, prodotto e abitudini di consumo. Ad esempio, spiega la ricerca, “il calo delle confezioni in cartone per liquidi e l’ascesa del vetro nel mercato svedese dei succhi potrebbero derivare da una crescente preferenza per i succhi di alta qualità, tradizionalmente venduti in bottiglie di vetro, piuttosto che da una sostituzione sistematica di un materiale con un altro”.

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La metodologia messa a punto dal JRC
Il rapporto aggiorna una metodologia impiegata per un analogo report pubblicato nel 2024, integrando l’analisi sul settore alimentare e delle bevande, con tre ulteriori categorie di consumo domestico: prodotti per la cura della casa, prodotti per la cura della persona e alimenti per animali da compagnia. Il metodo usato dal JRC è, in sostanza, una grande operazione di ricostruzione statistica: partire dai prodotti venduti, capire in che tipo di confezione sono stati venduti, attribuire un peso medio a ogni imballaggio vuoto e moltiplicare il tutto per le unità immesse sul mercato. “I volumi di vendita dei prodotti di consumo per tipo di imballaggio (distinti per tipologia, dimensioni e materiale) vengono combinati con i coefficienti di massa unitari associati a ciascun articolo di imballaggio”, spiegano gli autori.
I dati di partenza sono quelli di Euromonitor International, coprono 19 stati membri, dal 2011 al 2025, e riguardano 73 prodotti raggruppati in 16 categorie tra cui alimenti e bevande, cura della casa, cura della persona e pet food.
Lo strumento centrale dell’analisi è il cosiddetto “Product Variant” (PV): combinazione prodotto-confezione-formato, ad esempio: “milk, HDPE bottle, 1000 ml”. Ogni variante viene scomposta in tre elementi: il prodotto contenuto, il tipo di imballaggio definito da materiale e forma, e la dimensione della confezione. È come se il modello statistico permettesse di guardare su ogni scaffale dei nostri negozi domandandosi “quanto latte è stato venduto?”, ma anche “in quale bottiglia, di quale plastica, da quanti millilitri?”.
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