Lo scorso fine settimana a Nairobi è andato in scena un’altra sessione dei lavori per mettere a punto un trattato globale contro l’inquinamento da plastica. L’incontro informale in presenza dei capi delegazione dell’Intergovernmental Negotiating Committee on Plastic Pollution (il tavolo negoziale cui è affidata l’elaborazione del testo del trattato), dal 30 giugno al 3 luglio presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Nairobi, nasceva con l’obiettivo di rimettere in moto un processo molto complesso, fermo alle dimissioni del precedente presidente dell’INC (l’ambasciatore Luis Vayas Valdivieso) e alla nomina del nuovo (il cileno Julio Cordano).
Il fallimento, a Ginevra (agosto 2025), della seconda parte della quinta sessione negoziale (INC5.2) ha rafforzato la sensazione di stallo vissuta durante tutto il percorso, con pochi petrostati che facendo leva sul voto a maggioranza assoluta hanno bloccato le aspirazioni delle nazioni che chiedono un trattato ambizioso. Nell’aprile scorso, sempre a Ginevra, nella sede delle Nazioni Unite, si è tenuta la terza parte dell’INC.5, appunto per eleggere il presidente del comitato e consentire così ai lavori di ripartire.
Proprio il nuovo presidente, in una delle note preparatorie per i lavori di Nairobi, ha spiegato che l’incontro è nato con l’obiettivo di offrire “un’occasione per uno scambio di opinioni” in preparazione della successiva sessione (la quarta parte della quinta sessione: INC-5.4) da tenersi “alla fine del 2026 o all’inizio del 2027”, ha auspicato. La riunione “non è una riunione decisionale”, scriveva, ma una piattaforma per discutere “possibili vie da seguire”.
La posta in gioco è alta. Nella Nota aggiuntiva del 16 giugno, Cordano ricorda che il negoziato si muove dentro una realtà fatta di “sviluppo tecnologico, progresso scientifico, comportamenti sociali e interazioni economiche”, una complessità che rende difficile costruire una risposta “collettivo, coerente, ambiziosa e adeguata” al problema.

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La metodologia delle “4 Cs”
Le delegazioni, dopo sei sessioni formali e diverse iniziative intersessionali, conoscono già bene le rispettive posizioni, afferma Julio Cordano. Per questo Nairobi dovrebbe servire, nelle intenzioni dell’INC, ad avviare un “dialogo approfondito”, “una comprensione più profonda” delle ragioni dietro le posizioni degli Stati, con l’identificazione di aree in cui fosse possibile una “ulteriore convergenza”. Anche le Guiding Questions (domande guida) ribadiscono lo stesso concetto: le domande preparatorie non dovevano “pregiudicare le posizioni o i futuri negoziati” e non erano pensate per produrre “testo concordato”. Dovevano piuttosto aiutare le delegazioni a prepararsi a discussioni, orientate alle soluzioni e guidate dalla metodologia delle “4 Cs”: “Conceptual discussions” (discussioni concettuali), “Clarity in the text” (chiarezza testuale), “Connections between parts of the instrument” (collegamenti tra le parti dello strumento) e “Comprehensive view of the instrument” (panoramica completa dello strumento).
Due obiettivi fissati e due output attesi
Stando ai documenti preparatori, da Nairobi ci si aspettava innanzitutto una revisione complessiva dello stato del negoziato. Due gli “obiettivi concreti” citati dal presidente.
Il primo era una “analisi approfondita dei nostri progressi compiuti”. Questa ricognizione servirà a preparare un documento informale di riferimento: l’“Aid to Negotiations” (sostegno alle trattative). Non un nuovo testo negoziale, ovviamente, ma un documento “no-surprises”, cioè privo di proposte non già considerate dai membri, per ordinare il materiale esistente e non riaprire il negoziato da zero.
Il secondo obiettivo posto dal chair è più dinamico: fare spazio a “nuove idee e proposte”. Nella Nota aggiuntiva si legge che Nairobi sarebbe potuta diventare “un’occasione preziosa per condividere possibili soluzioni”. Per questo il presidente ha invitato le delegazioni a guardare “al di là dei ruoli tradizionali” e a evitare la semplice reiterazione delle posizioni nazionali.
Da questi due obiettivi discenderanno due output distinti: da un lato il citato il documento informale di riferimento (“Aid to Negotiations”); dall’altro una “Summary Note”, preparata sotto la responsabilità del Presidente con il supporto del Segretariato, per raccogliere le nuove idee emerse durante il confronto.
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Cosa emerge dai lavori
“A quasi un anno dalla nostra partenza da Ginevra, senza una chiara linea d’azione da seguire, i colloqui aperti e costruttivi hanno rappresentato un gradito rilancio dell’INC sotto la guida del nuovo presidente”, scrive su LinkedIn la High Ambition Coalition to End Plastic Pollution, il gruppo di Paesi co-guidato da Ruanda e Norvegia che sostiene un trattato che intervenga sull’intero ciclo di vita della plastica, dalla progettazione e produzione fino alla gestione dei rifiuti. “A tal fine, la HAC ha proposto e sviluppato nuove idee e perfezionato approcci concettuali per compiere progressi e favorire la convergenza”.
“I negoziati sul trattato sulle materie plastiche riprendono in un momento in cui la fiducia nel multilateralismo vacilla. Questi negoziati rappresentano una prova per verificare se il multilateralismo sia ancora in grado di dare risultati concreti”, ha commentato David Azoulay, direttore del programma sanitario del Center for International Environmental Law Environmental (CIEL). “A differenza degli osservatori che non sono stati invitati alla riunione, questa settimana gli Stati membri hanno inviato i loro principali negoziatori — a dimostrazione dell’importanza che attribuiscono allo sforzo di risolvere la crisi della plastica. Ma escludere la società civile dalla sala delle trattative è inaccettabile e non deve ripetersi. La partecipazione non è un privilegio, è un diritto”, va avanti: “Non esiste alcuna via verso la giustizia e una transizione equa senza che le persone più colpite dalla crisi abbiano voce in capitolo nella definizione della soluzione”. Dopo le notazioni sul metodo, CIEL entra nel merito dei temi affrontati: “La maggioranza dei paesi non è interessata semplicemente a concludere un trattato, ma vuole trovare soluzioni efficaci e adeguate per le generazioni future […] Attendiamo con interesse il resoconto ufficiale della riunione redatto dal presidente e la futura bozza di testo. Ci auguriamo che entrambi riflettano in modo accurato ed esaustivo le misure volte ad affrontare tutte le cause alla radice dell’inquinamento da plastica, e non solo quelle limitate alla gestione dei rifiuti, nonché quelle proposte che hanno già ottenuto il sostegno della maggioranza dei paesi per sbloccare l’impasse sul consenso”.
Proprio il consenso, cioè l’approvazione a maggioranza assoluta tipica dei consessi delle Nazioni Unite, torna al centro del confronto. Ad esempio, il capo della delegazione indiana, Adarsh Swaika, rappresentante permanente presso il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), ha ribadito gli argomenti classici di quei paesi che vogliono un trattato minimalista: le decisioni devono essere prese per consenso, il campo di applicazione deve restare strettamente legato all’inquinamento da plastica, e non devono esserci limiti o regolazioni della produzione di polimeri primari, per tutelare il “diritto allo sviluppo”.

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I prossimi passi
Dopo questo primo meeting informale, ne seguirà un secondo, sempre in presenza, programmato dal 27 al 30 settembre a Bangkok, Tailandia. Prima di allora la presidenza dell’INC dovrà pubblicare i due documenti frutto del dibattito della scorsa settimana: l’Aid to Negotiations e il Summary Note.
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