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venerdì, Gennaio 22, 2021

Bioplastiche, approvato lo statuto del consorzio Biorepack

Con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, il consorzio entra a far parte della filiera Conai. Un settore d’eccellenza, quello delle bioplastiche, con Biorepack che racchiude da sola 252 aziende, 2600 addetti, 700 milioni di euro di fatturato. “Per rafforzare la leadership nel settore della bioeconomia circolare”

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Economia Circolare
Redazione EconomiaCircolare.com

“Essere il primo consorzio europeo per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica significa fare un passo avanti senza confronti nel campo del riconoscimento del valore del riciclo biologico e consentire al nostro Paese di rafforzare la sua leadership nel settore della bioeconomia circolare”. Non nasconde la soddisfazione, e allo stesso tempo l’ambizione, Marco Venturi, presidente di Biorepack, nel commentare l’approvazione dello statuto da parte del ministero dell’Ambiente e del ministero dello Sviluppo Economico. Con la recente pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 14 novembre, il consorzio Biorepack diventa ufficialmente il settimo consorzio di filiera Conai.

Un iter lungo due anni

Ci sono voluti quasi due anni dalla richiesta, risalente al 10 dicembre 2018, con la quale il consorzio Biorepack ha presentato istanza di approvazione del proprio statuto, accompagnata da una relazione tecnica, che costituiva l’atto propedeutico al vero e proprio avvio delle attività del consorzio. A luglio 2019 l’ex Direzione generale per i  rifiuti  e  l’inquinamento  (RIN)  ha richiesto al  consorzio  alcuni chiarimenti tecnici in merito alla filiera  che intende gestire. Il 13 maggio 2020, rispondendo a un question time alla Camera dei Deputati – e nello specifico a un’interrogazione della deputata di Leu Rossella Muroni che chiedeva lumi sulle “iniziative del governo per tenere il Paese in linea con quanto previsto in Europa su una corretta gestione dei rifiuti e della plastica monouso e per scongiurare l’aumento dell’indifferenziata causa Covid” – il ministro dell’Ambiente Sergio Costa aveva preso una posizione netta sul tema.

“Dobbiamo ridurre l’usa e getta – ha osservato Costa in quell’occasione – e puntare sul materiale recuperabile secondo i princìpi dell’economia circolare: penso alle bioplastiche. Ho firmato la scorsa settimana lo statuto del primo consorzio di bioplastiche in Italia, Biorepack, che racchiude in sé 252 aziende, 2600 addetti, 700 milioni di euro di fatturato e una produzione di 90mila tonnellate di bioplastica all’anno. Si tratta di un consorzio che lavora nell’ambito del Conai, il consorzio nazionale degli imballaggi, e in parallelo con il Cic (Consorzio italiano compostatori). Le bioplastiche rientrano nell’economia circolare e sottraggono non meno di 120mila tonnellate di plastica non recuperabile, che a sua volta agganciano 500mila tonnellate all’anno di compost”.

Vale la pena ricordare che le bioplastiche, non derivate cioè dal petrolio e che possono essere biodegradabili, rappresentano una filiera industriale in cui l’Italia eccelle. Lo ha dimostrato la recente approvazione del cosiddetto “emendamento bioplastiche”, con il quale lo scorso 29 ottobre il Senato, nell’ambito dell’applicazione della direttiva Sup, ha stabilito la possibilità di utilizzare le bioplastiche sotto forma di bicchieri, posate, stoviglie e contenitori “ove non possibile l’uso di alternative riutilizzabili ai prodotti di plastica monouso”.

Un materiale speciale che ha bisogno di trattamenti speciali

In attesa della discussione alla Camera, dunque, il tema delle bioplastiche torna d’attualità. Anche perché per le loro caratteristiche le bioplastiche vanno sì conferite all’interno dei contenitori deputati alla raccolta della frazione organica ma, allo stesso tempo, per essere correttamente trattate hanno bisogno di impianti ad hoc. Va in questo senso il consorzio Biorepack, che è costituito da sei tra i principali produttori e trasformatori di bioplastiche – Ceplast, Ecozema-Fabbrica Pinze Schio, Ibi plast, Industria Plastica Toscana, Novamont e Polycart – e che si occuperà appunto della gestione a fine vita degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile che possono essere riciclati con la raccolta della frazione organica dei rifiuti e trasformati, con specifico trattamento industriale, in compost o biogas.

“Siamo estremamente soddisfatti – aggiunge Versari, presidente di Biorepack – perché con l’approvazione dello statuto viene riconosciuta la specificità di un materiale con un fine vita del tutto peculiare rispetto a quello degli altri presidiati dagli attuali sei consorzi di filiera del Conai. Siamo pronti sin da subito a collaborare con il Conai, gli altri consorzi e l’ANCI per coordinare e ottimizzare la gestione del riciclo, affinché i cittadini possano conferire correttamente nella raccolta dell’umido domestico gli imballaggi in bioplastica e l’Italia incrementare i risultati di riciclo”.

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