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venerdì, Novembre 27, 2020

Quell’emendamento sulle bioplastiche che fa discutere, tra dubbi e mediazioni

Tra gli applausi del governo e delle opposizioni, lo scorso 29 ottobre il Senato ha approvato la legge di delegazione europea 2019. Che, tra le altre cose, disciplina la direttiva Sup sui prodotti monouso. Per Assiobioplastiche “la logica non è quella della sostituzione 1:1”

Andrea Turco
Andrea Turco
Giornalista freelance. Ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane - I Quaderni de L’Ora, radio100passi, Palermo Repubblica, MeridioNews - e nazionali. Nel 2014 ha pubblicato il libro inchiesta “Fate il loro gioco, la Sicilia dell’azzardo” e nel 2018 l'ibrido narrativo “La città a sei zampe”, che racconta la chiusura della raffineria di Gela da parte dell’Eni. Si occupa prevalentemente di ambiente e temi sociali.

“Credo sia evidente, anche ai più distratti, come l’azione del governo e della maggioranza sui temi ambientali anticipa la normativa europea e ne apre la strada”. Con questa dichiarazione fiera del senatore del M5s Pietro Lorefice il Senato ha approvato il 29 ottobre il disegno di legge n°1721, più noto come legge di delegazione europea 2019, vale a dire il provvedimento normativo che contiene le disposizioni di deleghe legislative necessarie per il recepimento delle direttive e degli altri atti dell’Unione Europea all’interno dell’ordinamento italiano. L’atto, che ora passa all’esame della Camera, prevede appunto misure importanti in materia ambientali – dalle comunità energetiche all’auto elettrica – e disciplina l’utilizzo di plastiche biodegradabili e compostabili al posto della plastica per i contenitori monouso, bicchieri inclusi.

Nello specifico si tratta di un adeguamento alla direttiva Sup, che era stata approvata dal Parlamento europeo l’anno scorso e che qualcuno ricorderà per il divieto alla vendita di bastoncini cotonati per la pulizia delle orecchie (con qualche eccezione) e per il divieto di piatti e posate usa e getta. La direttiva però non prevedeva limiti all’utilizzo dei bicchieri in plastica. Ecco perché l’emendamento presentato da Lorefice – insieme ai colleghi e alle colleghe Andrea Ferrazzi, Barbara Floridia ed Emma Pavanelli – chiedeva di prevedere, ”ove non possibile l’uso di alternative riutilizzabili ai prodotti di plastica monouso”, l’immissione sul mercato di prodotti di “plastica biodegradabile e compostabile certificata conforme allo standard europeo EN13432 e con percentuali crescenti di materia prima rinnovabile”. Alla fine della propria esposizione, avvenuta giovedì scorso, Lorefice ha ricevuto, ricambiandoli, persino gli applausi dell’opposizione – una scena piuttosto rara in Parlamento. Ricevendo il plauso anche da parte del governo. “Grazie al lavoro svolto dal Movimento 5 Stelle al Senato potremo adesso recepire in modo corretto e senza incertezze la direttiva europea – ha osservato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – È una misura ambientale importante, che dà un ulteriore contributo alla lotta contro l’utilizzo delle plastiche monouso e fornisce al contempo maggiori certezze alle numerosissime imprese del settore”. Tutti contenti dunque? Non proprio.

I dubbi e le motivazioni

Se si osservano i numerosi commenti al post su Facebook del ministro Costa, sono in tanti a rimarcare che si sarebbe potuto fare di più sulla lotta al monouso, una delle pratiche più evidenti dell’economia lineare che l’economia circolare tenta di debellare. A partire dal fatto che la sostituzione delle plastiche con le bioplastiche non risolve da solo il problema ma, in un certo senso, si limita a rinviarlo. Perché è chiaro che sarebbe stato auspicabile incentivare maggiormente recupero e riutilizzo. Se non vogliamo ritrovarci domani con un mare in cui al posto delle plastiche ci sono le bioplastiche. All’indomani dell’approvazione della direttiva Sup, definita addirittura “rivoluzionaria”, il portale TuttoAmbiente aveva pubblicato un interessante commento d’analisi. In cui si sosteneva tra l’altro che non ci si può certo accontentare della demonizzazione della plastica, additandola come nemico pubblico dell’ambiente, perché “il problema non è  la plastica, è la dispersione nell’ambiente di questi prodotti, una volta che non ci servono più: il problema è l’educazione, civica e ambientale, ancora oggi relegata a mera iniziativa personale e volontaria. Non solo la plastica, ma nessun rifiuto deve essere disperso nell’ambiente Tuttavia l’educazione non basta se, a monte, non disponiamo delle infrastrutture necessarie a mettere in pratica quello che si insegna, permettendo il riuso – in primis – e il recupero di questi prodotti”.

C’è poi chi fa notare che il recepimento approvato dal Senato non si limita ad applicare la direttiva dell’Unione Europea ma ne cambia in un certo senso i connotati. Perché l’elenco degli articoli vietati al 2021, e contenuti nell’allegato B (tra i divieti), non include i bicchieri che invece sono nell’allegato A (riduzione consumo). Uno Stato membro dell’UE può scegliere di spostare un articolo da una lista all’altra, inserendo dunque i bicchieri tra i monouso da vietare,  ”ove non possibile l’uso di alternative riutilizzabili”, e prevedendo altrimenti l’inserimento di prodotti in ““plastica biodegradabile e compostabile”? Abbiamo posto questi interrogativi al senatore Lorefice. “Come si può verificare dai resoconti di commissione e aula – dice il parlamentare pentastellato – i miei due emendamenti riferiti alla SUP avevano una formulazione iniziale diversa da quella finale votata in aula. Infatti per quello sulle plastiche biodegradabili e compostabili siamo arrivati a un testo differente, e anche quello sui bicchieri ha subito diverse riformulazioni. I testi finali sono il frutto di una mediazione con le altre forze di maggioranza”. 

La posizione di Assobioplastiche

A chiedere maggiore chiarezza sull’applicazione della direttiva Sup era stata anche Assobioplastiche, l’associazione di categoria che dal 2011 riunisce produttori e trasformatori dei materiali biodegradabili e compostabili. In un’audizione alla commissione Ambiente l’associazione aveva ricordato che il contributo del Parlamento al governo “consentirebbe agli operatori del settore di poter continuare a programmare nel nostro Paese gli investimenti necessari per mantenere produzioni e livelli occupazionali, consolidando in tal modo un importante settore della nostra economia che altrimenti vedrebbe una massiccia importazione di prodotti in particolare dai Paesi asiatici”. Considerando che le “bioplastiche sono uno dei simboli della bioeconomia e della chimica verde”, un settore “ su cui l’Italia è leader in Europa”.

Sono gli stessi promotori a tracciare un importante distinguo. “Questo non significa in alcun modo, si badi bene, sposare la logica della sostituzione 1:1 delle plastiche con le bioplastiche – si legge nel memorandum depositato al Senato – Tutti i prodotti monouso, compresi quelli in bioplastica, devono essere significativamente ridotti (come già avvenuto con gli shopper in cui detta riduzione è stata di circa il 50%). Significa semplicemente che nel doveroso spostamento delle produzioni e dei consumi verso i prodotti riutilizzabili, non può disconoscersi, in certe condizioni (si pensi ad esempio alla ristorazione collettiva), un ruolo per prodotti monouso con un ben definito ed efficace circuito di riciclo, in grado di coniugare ambiente (compresa la gestione della FORSU) e sicurezza igienico/alimentare. Spetterà ai singoli legislatori nazionali, in sede di recepimento della SUP, fissare le condizioni di utilizzo dei prodotti monouso in bioplastica, tenendo ben presente che la logica non è appunto quella della sostituzione 1:1 delle plastiche con le bioplastiche”. Un appello che, dopo la recente approvazione del Senato, ora è rivolto alla Camera.

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