fbpx
mercoledì, Aprile 17, 2024

L’EPR tessile olandese ai nastri di partenza: “Nel 2030 riutilizzo e riciclo al 75%”

Nei mesi scorsi l’Olanda ha introdotto una normativa EPR per i rifiuti tessili, per favorire riciclo e riutilizzo, prevedendo target minimi per ciascuna delle due attività. Il consorzio che si occuperà della raccolta spiega a EconomiaCircolare.com cosa cambierà per il mercato olandese del tessile

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

A luglio 2023 l’Olanda ha previsto un meccanismo di responsabilità estesa del produttore (EPR – Extended producer responsibility) per la gestione dei rifiuti tessili. I produttori e gli importatori sono obbligati a istituire un sistema per raccogliere separatamente abiti e tessuti, per consentire un maggiore riutilizzo e un riciclo di alta qualità. Il decreto EPR olandese deriva dal programma politico Circular Textiles 2020-2025 del governo. Nel 2019, nel piano “Verso una catena tessile circolare”, il settore si è impegnato a lavorare insieme per adempiere alla propria responsabilità estesa. Così lo scorso anno è nata la fondazione Stichting UPV Textiel, un’organizzazione di produttori a cui possono partecipare sia i soci che i non soci. La fondazione stipula convenzioni con Comuni, raccoglitori, selezionatori, negozi dell’usato e riciclatori e collabora con aziende che sviluppano nuove iniziative di raccolta e trattamento.

Con Paul te Grotenhuis di INretail, associazione di categoria che rappresentare gli interessi collettivi dei rivenditori dei settori casa e arredamento, moda e sport in Olanda, tra le realtà che hanno fondato Stichting UPV Textiel, Economiacircolare.com ha approfondito le modalità organizzative e di funzionamento del giovanissimo sistema olandese.

Un osservatorio utile anche per chi, come l’Italia, si appresta a definire il proprio sistema di responsabilità estesa dei produttori per la frazione tessile.

Di questo parleremo anche a Ecomondo, durante uno dei panel organizzati dal nostro magazine (Ecodesign, EPR, riciclo. Roadmap per un tessile circolare).

 

Che impatto ha avuto sul vostro Paese la proposta della Commissione europea (datata 5 luglio 2023) di modificare la direttiva quadro sui rifiuti per rendere i produttori responsabili dell’intero ciclo di vita dei prodotti tessili e per favorire la gestione sostenibile dei rifiuti tessili in tutta l’UE?

La base legale per i regimi di responsabilità estesa del produttore sono gli articoli 8 e 8a della European Waste Framework Directive. Tutti gli Stati membri devono approntare un sistema di raccolta separato per il tessile entro il 2025. Questo è il motivo per cui l’Olanda ha approvato a luglio 2023 il Decreto EPR, che regola la materia. Chi produce e importa nel mercato olandese abiti o prodotti tessili per la casa adesso è responsabile anche per il fine vita degli stessi prodotti.

Leggi anche: EPR per i rifiutili tessili

Qual è il perimetro dell’EPR vigente in Olanda? È limitato ai soli abiti o include anche scarpe e accessori, tessile per la casa, invenduti, resi, scarti di produzione? Prima dell’EPR si faceva la raccolta differenziata per i rifiuti tessili (e se sì, di quali)?

Sono inclusi nel decreto EPR i capi di abbigliamento, gli abiti da lavoro, la biancheria intima, da letto e per la casa di nuova produzione, compresi quelli con un contenuto minimo riciclato. In futuro il decreto potrà essere esteso anche ad altri prodotti tessili. Finora in Olanda sono le autorità municipali a essersi occupate della raccolta differenziata, attraverso cassonetti in strada o con il porta a porta e, in maniera residuale, all’interno delle isole ecologiche.

Secondo i dati citati nel decreto EPR, nel 2018 sono stati raccolti da privati cittadini 305.100 tonnellate di prodotti tessili, scarpe escluse (17.7 kg per abitante). Di questi, 169.000 tonnellate sono state incenerite e 136.100 (44,6%) sono state raccolte separatamente in negozi di seconda mano o cassonetti per gli abiti usati. Nel 2012 la quantità di abiti raccolti era stata di 255.000 tonnellate.

Nell’EPR vigente anche i distributori sono ricompresi nella categoria dei produttori”? Lo schema EPR prevede la raccolta nella distribuzione?

Sono soggetti alle norme del decreto EPR i produttori e chi importa per la vendita nel mercato olandese. Vi rientrano quindi le aziende con sede in Olanda, i distributori con sede in Olanda o i distributori di e-commerce come Amazon per la quota di prodotti che vendono nel mercato olandese. Non vi rientrano i negozi per la vendita di abiti di seconda mano.

Leggi anche: Rifiuti tessili, verso una nuova responsabilità

L’EPR vigente definisce obiettivi separati per il riuso, il riciclo e il recupero energetico?

Gli obiettivi di riciclo e riuso sono definiti con precisione all’interno del decreto, dopo uno studio che ha individuato la percentuale attuale di riciclo intorno al 15%. Entro il 2025 il 50% dei prodotti tessili nel mercato olandese dovrà essere riutilizzato o riciclato e nel 2030 la quota arriverà al 75%.

Si tratta di target combinati, quindi le aziende possono propendere per investire più nel riciclo o nel riuso, anche se ci sono dei livelli minimi di riuso e di riciclo: 20% di riuso e 25% di riciclo nel 2025 e 25% di riuso e 33% di riciclo nel 2030.

Come viene garantito che anche le vendite sulle piattaforme online siano sottoposte a regime EPR? 

I distributori su piattaforme online, con sede estera ma che vendono i prodotti nel mercato olandese, come Amazon, Shein e Aliexpress, sono obbligati a rispondere alle regole sulla responsabilità estesa del produttore e devono indicare un loro rappresentante legale. Nominare un rappresentante legale sul territorio nazionale per le piattaforme di e-commerce è la miglior soluzione possibile perché un produttore al di fuori dell’Olanda possa essere chiamato a rispondere degli obblighi EPR previsti dal decreto.

Leggi anche: Leggi anche: Per il fast fashion rivendere i capi usati non riduce le emissioni. Lo studio di Trove

Di chi è la proprietà del rifiuto raccolto?

Il proprietario dei rifiuti raccolti è il raccoglitore. Potrebbe essere un’organizzazione come Humanitas o Sympany nei Paesi Bassi. Ma ci possono essere anche situazioni in cui il governo locale stipula un contratto diverso sulla proprietà dei rifiuti raccolti con il raccoglitore. In questo caso, il governo locale potrebbe essere il proprietario. Quindi non c’è una risposta univoca alla domanda.

A quanto è stato fissato il contributo ambientale?

La Stichting UPV Textiel ha redatto un bilancio per i costi di creazione e gestione di un sistema di raccolta e trattamento collettivo. I finanziamenti saranno forniti attraverso un contributo intermedio nel 2024, stimato intorno a 3 centesimi per pezzo, e un contributo medio di 6 centesimi per pezzo nel 2025, ovvero di circa 10 centesimi per chilogrammo nel 2024 e 20 centesimi nel 2025. Si tratta di stime preliminari, mentre in autunno si svolgerà un’analisi più approfondita per tracciare i costi totali della raccolta e del trattamento dei prodotti tessili scartati e individuare con esattezza la base per il contributo annuale. L’analisi dei costi avrà luogo periodicamente.

© Riproduzione riservata

spot_img

POTREBBE INTERESSARTI

Ultime notizie