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lunedì, Maggio 27, 2024

Gli inceneritori dovranno pagare le loro emissioni di gas serra. Primo voto al Parlamento europeo

Con una decisione che si attendeva da tempo, la Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha votato l’inclusione degli inceneritori tra gli impianti obbligati a partecipare al mercato ETS (Emissione Trading Sistem). Una scelta che potrebbe costare caro alla Capitale

Andrea Turco
Andrea Turco
Giornalista freelance. Ha collaborato per anni con diverse testate giornalistiche siciliane - I Quaderni de L’Ora, radio100passi, Palermo Repubblica, MeridioNews - e nazionali. Nel 2014 ha pubblicato il libro inchiesta “Fate il loro gioco, la Sicilia dell’azzardo” e nel 2018 l'ibrido narrativo “La città a sei zampe”, che racconta la chiusura della raffineria di Gela da parte dell’Eni. Si occupa prevalentemente di ambiente e temi sociali.

Non sappiamo se il sindaco Roberto Gualtieri lo avesse messo in conto quando ha deciso di costruire un inceneritore nella Capitale. Ora però c’è una data a partire dalla quale i costi di gestione aumenteranno di più, e guarda caso, quella data coincide proprio con l’anno in cui, stando alle parole dello stesso sindaco di Roma, l’impianto potrebbe essere inaugurato: il 2026.

Con una decisione che si attendeva da tempo, la Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha votato nella giornata di ieri l’inclusione degli inceneritori tra gli impianti che dovranno acquistare crediti per compensare le emissioni climalteranti prodotte. Fino a questo momento, infatti, l’Unione europea aveva escluso gli inceneritori dal mercato dell’ETS (Emission Trading System) basandosi sull’assunto che le emissioni di anidride carbonica di un inceneritore erano minori rispetto a quelle che si sarebbero ottenute producendo energia in un altro modo o smaltendo rifiuti in un’altra maniera. Intanto, però, le energie rinnovabili hanno fatto passi da gigante, così come le pratiche di economia circolare. Così nel frattempo l’esenzione degli inceneritori dal pagamento delle quote di emissione è diventata anacronistica, poiché le emissioni di un inceneritore attualmente sono più che doppie di quelle mediamente generate in Europa dalla produzione di energia elettrica.

In questi mesi il Parlamento si è spaccato sulla data di avvio della nuova decisione: c’era chi, come la relatrice ombra S&D Jytte Guteland, proponeva di estendere il sistema Ue ETS all’incenerimento dei rifiuti già dal 2024; e chi, come il responsabile della proposta Peter Liese (Ppe), puntava invece a un avvio dal 2028. Alla fine ha prevalso la via di mezzo.

La proposta della Commissione Ambiente, passata con una larga maggioranza (66 a 20), fa parte del Pacchetto clima noto anche come Fit for 55, che intende ridurre le emissioni del Vecchio Continente del 55% al 2030 (rispetto alle emissioni registrate nel 1990). Oltre al passaggio sugli inceneritori, è stata votata anche l’inclusione degli yacht di lusso e del trasporto marittimo nell’ETS. Mentre per le abitazioni e il trasporto commerciale è stato introdotto un sistema separato sulle emissioni, con l’obiettivo di tutelare i cittadini.

Leggi anche: “Si parla tanto dell’inceneritore di Copenaghen, ma la Danimarca chiuderà un terzo degli impianti”

Il mercato europeo delle quote di emissioni

Per descrivere il meccanismo ETS ci rifacciamo a una spiegazione presa dal Ministero dello Sviluppo Economico, che analizza la direttiva che ha istituito 17 anni fa l’Eu Emission Trading System. “La Direttiva 2003/87/CE (modificata da ultimo dalla direttiva UE 2018/410)  prevede che dal primo gennaio 2005 gli impianti grandi emettitori dell’Unione Europa non possano funzionare senza un’autorizzazione alle emissioni di gas serra – si legge sul sito del MiSE – Ogni impianto autorizzato deve compensare annualmente le proprie emissioni con quote (European Union Allowances – EUA, equivalenti a 1 tonnellata di CO2eq) che possono essere comprate e vendute dai singoli operatori interessati. Gli impianti possono acquistare le quote nell’ambito di aste pubbliche europee o riceverne a titolo gratuito. In alternativa, possono approvvigionarsene sul mercato”.

Nel 2013, come si accennava in precedenza, fu presa la decisione di escludere gli inceneritori dal pagamento delle quote di emissione. Più precisamente, come scrive il Ministero della Transizione Ecologica, “l’articolo 2, comma 2, del d.lgs. 30/2013 e s.m.i., prevede l’esclusione dal campo di applicazione di tutti gli impianti di incenerimento che trattino annualmente, per più del 50 per cento in peso rispetto al totale dei rifiuti trattati, le seguenti tipologie di rifiuti:

  1. a) Rifiuti urbani;
  2. b) Rifiuti pericolosi;
  3. c) Rifiuti speciali non pericolosi prodotti da impianti di trattamento, alimentati annualmente con rifiuti urbani per una quota superiore al 50 per cento in peso”.

A distanza di 9 anni dall’esenzione, a breve l’Europa potrebbe stringere le maglie sulla tipologia A, quella trattata dagli inceneritori. Dopo il voto della Commissione, la palla passa al Parlamento europeo, che dovrà pronunciarsi in plenaria il prossimo giugno.

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“Vantaggi sia per il clima che per il lavoro”

C’è da aspettarsi che farà discutere il voto di due eurodeputate italiane della Commissione Ambiente. A votare per il sì alla proposta di far pagare le emissioni climalteranti agli inceneritori è stato anche il gruppo Socialisti e Democratici, incluse le deputate Alessandra Moretti e Simona Bonafè, entrambe del Partito Democratico. Se al Comune di Roma, alla Regione Lazio e a quanto pare in Parlamento il Pd si esprime a favore dell’inceneritore, da Bruxelles giunge un segnale opposto che, se sarà confermato in plenaria, renderà l’impianto ancora più costoso. Un segnale che si aggiunge a quello partito due giorni fa a Pomezia, dove i consiglieri comunali del Pd hanno votato insieme a M5s e Lega una mozione contro l’inceneritore a Santa Palomba, il quartiere romano incuneato proprio nel territorio del Comune pontino.

Quello di Moretti e Bonafè non è però l’unico a favore proveniente dall’Italia. “Come gruppo dei Verdi/ALE – afferma la deputata Eleonora Evi – accogliamo con favore l’inclusione, a partire dal 2026, degli inceneritori municipali all’interno del sistema di scambio di quote di emissioni, come proposto nella relazione sulla revisione della direttiva approvata dalla Commissione per l’ambiente del Parlamento europeo. L’inclusione degli inceneritori all’interno dell’ETS richiederà alle aziende di rifiuti l’acquisto di crediti di emissioni per ogni tonnellata di CO2 emessa durante il trattamento di rifiuti domestici, aziendali e industriali. Tale costo aggiuntivo dell’incenerimento fungerà così da incentivo per la prevenzione dei rifiuti e per un maggiore riciclo, che diventerà quindi più competitivo (meno costoso) dell’incenerimento. Questo comporta sostanziali benefici per il clima e l’occupazione: si stima che le emissioni di CO2 associate a queste attività possano diminuire di 8,8 milioni di tonnellate all’anno nel 2030, e che i posti di lavoro aggiuntivi possano raggiungere i 21.200 nel 2030, considerando che il settore del riciclo richiede più manodopera di quello dell’incenerimento dei rifiuti”.

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La postilla sugli inceneritori e il sistema ETS

La votazione del 17 maggio da parte della Commissione Ambiente potrebbe cambiare parecchi equilibri a livello nazionale nella gestione dei rifiuti. Una delle nazioni più esposte è proprio l’Italia. Non solo perché il nostro Paese vede attivi già 37 inceneritori, ma anche perché il caso di Roma è quello più noto ma non è l’unico e all’orizzonte ce ne sono altri. Inevitabilmente, se la proposta fosse confermata in plenaria e poi la Commissione europea emanasse la direttiva conseguente, i piani economici dei progetti in campo andrebbero quanto meno rivalutati.

“L’inclusione della proposta degli inceneritori è estremamente positiva poiché il raddoppio delle emissioni di CO2 fossile da tali strutture è passato inosservato e non affrontato per decenni” commenta Janek Vähk, coordinatore del programma per il clima, l’energia e l’inquinamento atmosferico di Zero Waste Europe (ZWE). Che però fa notare la presenza di una postilla alla votazione, da parte della Commissione Ambiente dell’Europarlamento, che potrebbe annacquare la decisione presa. Non senza polemiche, infatti, è passata la proposta di una revisione: entro il 31 dicembre del 2024 la Commissione europea dovrà presentare una relazione al Parlamento europeo in cui esaminerà i possibili impatti dell’inclusione degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani nel sistema ETS.

“Dal punto di vista di ZWE – aggiunge Janek Vähk – l’inclusione tardiva e la revisione non sono giustificate. La spedizione e il conferimento in discarica dei rifiuti sono entrambi ben regolamentati e hanno obiettivi specifici come la riduzione al minimo delle discariche e gli obblighi di pretrattamento. Queste regole saranno ulteriormente inasprite con l’attuale revisione del regolamento sulle spedizioni di rifiuti e della direttiva quadro sui rifiuti. L’inclusione è di fondamentale importanza per consentire il raggiungimento degli obiettivi dell’Ue in materia di clima e circolarità. Ci auguriamo che il Parlamento europeo sosterrà la posizione della commissione Ambiente nella sua prossima votazione di giugno, sostenendo l’inclusione degli inceneritori di rifiuti urbani nell’EU ETS”.

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