sabato, Maggio 28, 2022

Termovalorizzatore, inceneritore e inquinamento: 6 cose da sapere

Mentre a Roma si discute la realizzazione di un inceneritore, abbiamo raccolto informazioni da diverse fonti per cercare di rispondere alla domanda che tutti ci facciamo: quale e quanto inquinamento viene prodotto da un termovalorizzatore/inceneritore?

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Redazione EconomiaCircolare.com

Ma quanto inquinamento produce un termovalorizzatore (o inceneritore, come ritiene più appropriato l’Accademia della Crusca)? Accanto all’altra questione – “Risolve il problema dei rifiuti o azzoppa l’economia circolare?”, ma su questo EconomiaCircolare.com tornerà… – quello degli impatti sanitari e ambientali degli inceneritori è uno dei temi più sentiti, soprattutto dalle popolazioni. Diciamo subito che non esiste una risposta semplice a questa domanda. Perciò abbiamo provato a raccogliere un po’ di informazioni, a volte contrastanti, da fonti diverse e metterle qui in fila.

Quanto inquinamento produce un termovalorizzatore  / inceneritore? RISPOSTA 1

Come ci ha spiegato Francesco Di Maria, professore di Ingegneria dell’Università degli studi di Perugia, il rapporto ISPRA sulle emissioni in aria (Informative inventory report – Italy 2021), “evidenzia come nel trentennio 1990-2019 a fronte di un incremento del quantitativo di rifiuti inceneriti, che è passato da circa 1,8 milioni di tonnellate del 1990 a circa 6 milioni del 2021,  si è avuto un forte calo del totale delle emissioni del settore incenerimento”. Di Maria ha aggiunto poi: “Alcuni inquinanti come le diossine (vedi figura seguente) di fatto sono ‘scomparse’. Lo stesso vale, per esempio, per i metalli pesanti”. In alcuni casi, ragiona il professore, le emissioni totali sono rimaste quasi invariate ma considerato il forte incremento dei quantitativi di rifiuti inceneriti “questo vuol dire un forte calo delle emissioni per la singola tonnellata incenerita”.

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Quanto inquinamento produce un termovalorizzatore / inceneritore? RISPOSTA 2

Un recente studio condotto da Zero Waste Europe (ZWE) prende in considerazione tre termovalorizzatori di ultima generazione: per quantificarne gli effetti sulla salute misura il bioaccumolo degli inquinanti (il processo attraverso cui sostanze tossiche si accumulano all’interno di un organismo) nelle zone intorno agli impianti. A differenza delle emissioni ai camini degli inceneritori, dunque, ZWE misura le concentrazioni negli esseri viventi intorno agli impianti. Ad esempio gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), che “sono riconosciuti per le proprietà mutagene e cancerogene. L’International Agency for Research on Cancer ha inserito il Benzo(a)Pirene e altri IPA tra i possibili o probabili cancerogeni per l’uomo”, spiega l’Arpa. Quelli trovati sugli aghi di pino vicino all’inceneritore di Pilsen (Repubblica Ceca) sono 87 volte superiori alla quantità rilevata negli aghi di pino in altre zone della città. I policlorobifenili (PCB: “L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro classifica i PCB quali sostanze cancerogene per l’uomo”, spiega l’ISS) erano tre volte superiori alla media in tutti i casi di studio. Questo significa che le persone che vivono nelle vicinanze degli impianti potrebbero subire danni se mangiassero verdure coltivate in questi terreni. Le analisi condotte dimostrano che nella maggior parte dei casi si superano i limiti definiti dall’Ue per la sicurezza alimentare.

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FONTE: https://zerowasteeurope.eu/library/the-true-toxic-toll-biomonitoring-of-incineration-emissions/

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Come viene calcolato l’inquinamento prodotto da un termovalorizzatore / inceneritore? RISPOSTA 3

Come sempre, il modo in cui si cerca la risposta ad un quesito cambia il segno della risposta. Questo vale anche quando parliamo di inceneritori e termovalorizzatori. Attualmente, ci ha spiegato Arpa Piemonte, “le misurazioni e i campionamenti delle emissioni vengono effettuati in una sezione adeguata del camino di espulsione, quindi non sono possibili interferenze da altre fonti”. Insomma i sensori che rilevano gli inquinanti vengono posizionati direttamente nel “tubo di scarico” degli impianti.  “Diverso è il caso dei monitoraggi dell’aria ambientale che possono risentire delle immissioni di diverse fonti”. Perché se, come sappiamo, la maggiore fonte di alcune sostanze inquinanti è il traffico veicolare, e le misurazioni relative un impianto avvengono in aree in cui il vento porta sistematicamente i fumi di scarico delle auto che corrono sulla vicina autostrada, difficile stabilire una relazione causale tra le concentrazioni misurate e l’impianto di incenerimento. Proprio per questo i risultati di molte ricerche “non ufficiali” vengono contestati. Lo studio ZWE, però, tiene conto anche di questo. Uno degli inceneritori monitorati, quello di Pilsen, sorge in un’area di campagna isolata e dunque poco influenzata da altri agenti inquinanti. Nonostante questo il dato empirico rilevato da ZWE è lo stesso: dove ci sono termovalorizzatori, i valori di particolari sostanze inquinanti sono più alti.

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Quanto inquinamento viene prodotto da un termovalorizzatore / inceneritore nelle fasi di accensione e spegnimento? RISPOSTA 4

Le misurazioni delle agenzie di controllo sugli inquinanti come le diossine sono fatte per un breve lasso di tempo, tra le 6 e le 12 ore all’anno, peraltro annunciate in anticipo. E non riguardano le fasi di accensione e spegnimento, perché le misurazioni si fanno nei momenti di funzionamento ordinario (anche se, spiega Arpa Piemonte, “la legge impone che le emissioni in tali fasi siano minimizzate e non sia ammessa l’alimentazione dei rifiuti”). Eppure è proprio in queste fasi che le sostanze emesse possono essere maggiori. Studi condotti da ToxicoWatch, infatti, hanno dimostrato che nella fase di accensione e spegnimento degli impianti di combustione di rifiuti o durante i malfunzionamenti, la quantità di inquinanti è estremamente superiore: in poche ore le diossine superano quelle calcolate sulla media annuale nella fase di funzionamento a regime.

I limiti di legge che regolano l’inquinamento del termovalorizzatore/inceneritore sono sufficientemente cautelativi? RISPOSTA 5

Esiste un problema di limiti di legge e di modalità delle misurazioni? Secondo Arpa Veneto “le normative europee sulle emissioni industriali, sull’incenerimento e sull’applicazione delle migliori tecniche disponibili in tale ambito sono del tutto adeguate a garantire la compatibilità ambientale delle soluzioni prospettate”. Massimiliano Varriale, del WWF, ci ricorda però come “i limiti di emissione sono valori di compromesso assegnati in base alle migliori tecnologie disponibili e non sono del tutto cautelativi per la salute umana”. Secondo Zero Waste Europe, ad esempio, sarebbe necessaria una misurazione continua delle sostanze tossiche nelle ciminiere degli inceneritori, e non solo in condizioni normali ma anche nelle fasi di avviamento, arresto e incidenti tecnici.

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Inceneritori e termovalorizzatori fanno male al clima? RISPOSTA 6

Se è vero che l’inceneritore produce energia, altrettanto vero è che produce anche anidride carbonica ed altre sostanze nemiche del clima. Proprio questo, mentre l’Europa ha fissato l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, è un altro tema caldo del dibattito. L’impronta di carbonio dell’incenerimento è tra i 650 e gli 800 grammi di anidride carbonica fossile per ogni kWh prodotto, quello medio di produzione energetica europea è oggi di circa 250. Senza contare che gran parte del carbonio emesso viene dall’incenerimento di rifiuti urbani di natura fossile come plastica e tessuti artificiali. Quindi, dal punto di vista del clima, produrre energia con gli inceneritori è una follia. È per questo “che la stessa Danimarca, patria dell’incenerimento che si è posta l’obiettivo della carbon neutrality al 2050, visto che uno dei maggiori contributori di CO2 è proprio il settore dell’incenerimento ha annunciato pubblicamente un piano di decommissioning per il 30% della capacità complessiva”, ci ha spiegato Enzo Favoino, coordinatore scientifico di Zero Waste Europe.

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