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lunedì, Maggio 27, 2024

Passaporto digitale, tracciamento e informazioni condivise per prodotti più green

Con il passaporto digitale dei prodotti si mira ad avere informazioni condivise sull'origine di tutti i materiali e componenti utilizzati nel processo di produzione dei beni di consumo. Il report di Euractiv identifica benefici e criticità dello strumento

Lucia Guarano
Lucia Guarano
Giornalista e autrice, ha firmato per Round Robin editrice il romanzo-inchiesta: “La Guerra è finita”, candidato al premio Strega 2016. Ha collaborato con numerose testate internazionali (Al Jazeera English, Al Arabiya, The National, T- Qatar - The New York Times Style Magazine e Qatar Tribune) e nazionali (Giornalettismo, Huffington Post, Apcom). Ha tradotto dall’inglese il graphic novel “La Lucha” (Ed. Verso Books). Nel 2020 ha firmato, “Ilaria Alpi. Armi e veleni, le verità interrotte”, inchiesta a fumetti uscita in edicola, in allegato al Fatto Quotidiano.

L’UE sta attualmente riscrivendo le regole dell’economia circolare, con l’obiettivo di rendere i prodotti green, la norma all’interno del mercato unico e non più l’eccezione.

La parte centrale di questo programma è l’introduzione del cosiddetto “passaporto digitale dei prodotti” che traccerà l’origine di tutti i materiali e componenti utilizzati nel processo di produzione dei beni di consumo.

Benefici e criticità di questo nuovo strumento sono al centro del report realizzato da Euractiv, in cui viene analizzato il regolamento della Commissione europea sulla progettazione ecocompatibile e come si tradurrà in pratica per i consumatori e l’industria dell’UE.

L’adozione del passaporto digitale dei prodotti è stata infatti delineata nel documento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili dell’Unione Europea (Ecodesign for Sustainable Products Regulation, ESPR), un insieme di regole adottato il 30 marzo 2022 che mira a rendere tutti i prodotti all’interno del mercato unico durevoli e riparabili.

Passaporto digitale: regole più ampie e produttori più responsabili

L’ESPR amplia le precedenti regolamentazioni dell’UE, che attualmente si applicano solo agli apparecchi elettrici, inglobando una gamma più ampia di prodotti, compresi tessili e mobili. Stabilisce, inoltre, regole che puntano a rendere i produttori responsabili della fornitura di prodotti più circolari, fornendo anche servizi o garantendo la disponibilità di pezzi di ricambio.

“Il passaporto digitale dei prodotti è uno strumento in grado di consentire una più efficiente condivisione delle informazioni attraverso le catene di valore – ha dichiarato Stefan Sipka, analista politico del Centro di politica europea (EPC), a Euraktiv – I prodotti avrebbero un numero identificativo, simile a quello dei passaporti, e dovrebbero essere leggibili tramite codici QR o codici a barre”.

I passaporti digitali dovrebbero fornire, inoltre, informazioni sul confezionamento del prodotto.

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Opportunità e criticità

Le capitali europee, le imprese e la società civile – si legge nel report – si sono espresse positivamente sull’introduzione del passaporto digitale per una vasta gamma di prodotti. Tuttavia, molti hanno segnalato preoccupazioni riguardo alle categorie che potranno accedere ai diversi livelli di informazioni.

La protezione dei dati e la proprietà intellettuale sono stati infatti gli aspetti più frequentemente evidenziati da politici e industriali e le preoccupazioni non riguardano solo la natura dei dati condivisi, ma anche le categorie di persone che ne avrebbero accesso.

“Si prevede che i consumatori siano uno dei gruppi target – spiega ancora Sipka – Altri potrebbero essere i responsabili dell’azione di riciclo, che potranno vedere se ci sono sostanze chimiche pericolose o i riparatori, ma anche le autorità per verificare che i prodotti siano gestiti in conformità con le norme dell’Unione Europea. Per questo motivo, alcuni dati potrebbero avere diversi livelli di accesso a seconda del gruppo di destinazione”.

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Batterie: il progetto pilota

Il passaporto digitale dell’UE per i prodotti si ispirerà al regolamento sulle batterie recentemente approvato che stabilisce quali siano le condizioni perché una batteria sia più sostenibile e possa quindi entrare nel mercato europeo.

Oltre a rendere obbligatorio il passaporto digitale per le batterie dei mezzi di trasporto leggeri, quelle industriali con capacità superiore a 2 kWh e le batterie per i veicoli elettrici, il regolamento UE ha imposto una valutazione ed un’etichetta dell’impronta di carbonio per tutte le batterie dei veicoli elettrici (EV) e dei mezzi di trasporto leggeri (LMT) e per le batterie industriali ricaricabili con capacità superiore a 2kWh. Inoltre, le batterie portatili degli elettrodomestici dovranno essere progettate in modo che i consumatori possano rimuoverle e sostituirle facilmente.

Il regolamento ha poi stabilito degli obiettivi più ambiziosi per la raccolta dei rifiuti: per le batterie portatili: 45% entro il 2023, 63% entro il 2027 e 73% entro il 2030; per le batterie dei mezzi di trasporto leggeri: 51% entro il 2028 e 61% entro il 2031; e obiettivi minimi di riciclo per materiali recuperati dai rifiuti di batterie: litio, 50% entro il 2027 e 80% entro il 2031; cobalto, rame, piombo e nichel 90% entro il 2027 e 95% entro il 2031.

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Passaporto digitale: obiettivi e legislazione secondaria

Il passaporto digitale dei prodotti che in futuro accompagnerà gli articoli in commercio conterranno una quantità significativa di dati e informazioni relativi alla loro performance di sostenibilità.

Lo sviluppo di tali passaporti digitali, i metodi di calcolo degli obiettivi e le modalità di visualizzazione delle informazioni richiederà approfondimenti significativi sulla parte tecnica.

Ma, indipendentemente dal modo in cui saranno decisi, obiettivi e numeri concreti – si legge ancora nel rapporto – dovrebbero essere basati sulla fattibilità tecnica, consultazioni delle parti interessate e valutazioni d’impatto, tenendo conto delle implicazioni ambientali e socio-economiche.

La Commissione europea dovrà quindi trovare il giusto equilibrio nella discussione in corso sui prodotti sostenibili e le regole di Ecodesign, così come per la futura legislazione sui prodotti; dovrà definire le questioni tecniche nella legislazione secondaria e garantire che le parti interessate rimangano coinvolte e abbiano la possibilità di contribuire e condividere le loro competenze e preoccupazioni nel corso del processo.

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