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domenica, Aprile 14, 2024

Batterie, arriva il primo passaporto digitale. Un passo fondamentale per la transizione energetica

Uno dei capisaldi del nuovo Regolamento batterie dell’Unione europea è il passaporto digitale delle batterie. Un documento elettronico dove sono riunite tutte le informazioni indispensabili per avere un prodotto sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale

Tiziano Rugi
Tiziano Rugi
Giornalista, collaboratore di EconomiaCircolare.com, si è occupato per anni di cronaca locale per il quotidiano Il Tirreno Ha collaborato con La Repubblica, l’agenzia stampa Adnkronos e la rivista musicale Il Mucchio Selvaggio. Attualmente scrive per il blog minima&moralia, dove si occupa di recensioni di libri. Ha collaborato con la casa editrice il Saggiatore e con Round Robin editrice, per la quale ha scritto il libro "Bergamo anno zero"

Durante l’incontro annuale del World Economic Forum a Davos la Global Battery Alliance ha presentato un “prototipo” di passaporto digitale per le batterie dei veicoli elettrici, sul modello di quello richiesto dall’Unione europea nel nuovo Regolamento batterie in fase di approvazione, dagli Stati Uniti e dal Canada. Non si tratta di una questione meramente tecnica e burocratica, ma della “pietra angolare del sistema”, come l’ha definita il funzionario Ue Stefano Soro in un evento organizzato da Erion a Ecomondo 2022. Le informazioni richieste nei passaporti delle batterie sono, infatti, indispensabili per garantire una transizione energetica verso una mobilità elettrica sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.

I benefici del passaporto digitale della batteria nella transizione green

E dimostra come i dubbi sollevati da chi sostiene che i vincoli normativi siano troppo stringenti siano meramente strumentali. Certo, ci sono voluti tre anni per realizzarlo, ma è stato possibile raccogliere tutte le informazioni richieste dal legislatore senza divulgare informazioni sensibili dal punto di vista commerciale, altro tema caro agli scettici. In assenza del passaporto sarebbe molto più difficile, inoltre, sviluppare in maniera efficace l’altro pilastro dell’elettrificazione dei trasporti, l’economia circolare, che si fonda sulla necessità di informazioni certe e attendibili sul prodotto iniziale nella fase di riciclo e riutilizzo.

La raccolta, lo scambio e il confronto sui dati tra tutti gli attori coinvolti nel ciclo di vita della batteria sulla provenienza dei materiali, la composizione chimica del prodotto, la storia di produzione e le prestazioni di sostenibilità per gli esperti favorirà nuovi livelli di trasparenza e della tracciabilità lungo tutta la catena del valore, mentre l’esistenza di standard compatibili a livello globale ridurrà gli attriti commerciali tra i mercati. Con ricadute positive anche sui consumatori, che potranno prendere decisioni di acquisto più consapevoli e in ottica di riparabilità del prodotto.

Leggi anche: Batterie, con il nuovo Regolamento l’Unione Europea si prepara al futuro dell’elettrico

Cos’è il passaporto della batteria e quali informazioni sono obbligatorie

Vediamo adesso quali sono le informazioni contenute nel passaporto digitale, una sorta di gemello elettronico della batteria fisica. Prendendo come esempio le batterie di Audi e Tesla, nel “prototipo” di passaporto realizzato dalla Global Battery Alliance si trovano tutte le informazioni relative alle caratteristiche tecniche della batteria, alla provenienza dei materiali utilizzati e il rispetto degli obblighi di sostenibilità, sia ambientali come la rendicontazione dell’impronta di carbonio della batteria, sia sociali: ovvero il rispetto dei diritti umani e l’assenza di impiego di lavoro minorile nella sua costruzione o in fase di estrazione delle materie prime.

ReSource, una piattaforma digitale per la tracciabilità dei minerali che ha collaborato al progetto, ha mappato e tracciato completamente le catene di approvvigionamento di cobalto e litio dalle miniere nella Repubblica Democratica del Congo (per il cobalto) e in Cile (per il litio) attraverso ogni fase della catena di approvvigionamento. Certo, adesso c’è la necessità di applicare il progetto pilota su larga scala. E non sempre sarà così facile raccogliere informazioni molto delicate.

Mentre le autorità nazionali dovranno prevedere un sistema per effettuare controlli a campione sui dati presentati dai produttori da inserire nel passaporto della batteria. Ci sarà, infine, la necessità di coinvolgere i consorzi che si occupano di riciclo, semplificando il passaggio di informazioni con i produttori. Per questo motivo l’Unione europea ha pensato a un registro elettronico con la funzione di anagrafe dove sono inseriti tutti i passaporti esistenti.

Leggi anche: Un passaporto digitale per il riutilizzo e il riciclaggio? Lo studio commissionato dall’Ue

Il passaporto della batteria nel nuovo Regolamento Ue

Riguardo all’Unione europea non dovrebbero più esserci novità rispetto a quanto stabilito in tema di passaporto digitale della batteria nella proposta di Regolamento. Infatti, la notizia è del 23 gennaio, l’ultimo trilogo tra le istituzioni di Bruxelles e i rappresentanti degli Stati membri ha dato il via libera al testo senza modifiche. Si applicherà a tutte le batterie, immesse sul mercato o messe in servizio per mezzi di trasporto leggeri, alle batterie industriali con capacità superiore a 2kWh e alle batterie per veicoli elettrici. Diventerà obbligatorio a partire dal quarto anno dall’entrata in vigore del Regolamento.

È la prima volta che viene introdotto il passaporto in un Regolamento dell’Unione europea e questo secondo Stefano Soro, capo unità della Direzione della Commissione europea per il Mercato interno, l’Industria, l’Imprenditoria e le Pmi “è la dimostrazione di come il Regolamento batterie sia un apripista per un nuovo modo di fare legislazione sui prodotti”.

Per realizzarlo, spiega il funzionario Ue “ci siamo basati sul sistema dell’ecodesign e dell’etichettatura energetica, passando però da un approccio focalizzato esclusivamente sulla fase d’uso dei prodotti energivori come gli elettrodomestici o gli smartphone, per i quali c’è l’obbligo di esporre l’efficienza energetica, a una visione più ampia che guarda all’intero ciclo vita, dalla concezione al mix energetico della produzione arrivando al fine vita”. L’ambizione, adesso, sarà di estenderlo ai prodotti intermedi e alle singole materie prime. Il quadro normativo c’è già: basterà rifarsi alla Ecodesign for Sustainable Products Regulation.

Leggi anche: Il nostro Speciale BATTERIE

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