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giovedì, Maggio 30, 2024

Perché è importante celebrare la Giornata mondiale delle api

La ricorrenza, che si festeggia a partire dal 2017, è l'occasione per parlare di questi preziosissimi insetti. Non solo per ciò che ci danno, il miele in primis, ma perché sono la garanzia di una maggiore biodiversità. Ecco perché sempre più persone mettono a loro disposizione degli spazi per poter crescere e diffondersi

Andrea Martire
Andrea Martire
Laureato in Scienze Politiche, ha avuto una lunga collaborazione con "Il Caffè Geopolitico", testata di settore. Lo spinge uno spiccato interesse per lo studio del territorio urbano di Roma est, in cui vive e a cui ha dedicato 4 libri tra il 2017 e il 2022. Impiegato nell'associazionismo sindacale agricolo, ha esordito con un saggio ad Expo Milano nel 2015. È presidente di un'associazione che cerca di valorizzare quello che altri chiamano "periferia"

Ci sono ricorrenze dovute alla necessità di non perdere i ricordi ed altre che hanno una funzione di monito: la Giornata mondiale delle api risponde ad entrambe le esigenze. Istituita nel 2017, viene celebrata in occasione della nascita di Anton Jansa, datata 1734, sloveno pioniere dell’apicoltura. Ma perché tanta importanza a questo insetto?

Innanzitutto, le api forniscono preziosi prodotti dell’alveare. Chi non annovera il miele tra i rimedi della nonna contro il mal di gola? E come dimenticare polline, pappa reale, cera, propoli, da sempre utilizzati dall’uomo? In tutta l’Unione Europea, Regno Unito compreso, 17 milioni di alveari e 600mila apicoltori producono ogni anno circa 250mila tonnellate di miele. L’UE è il secondo maggiore produttore di miele dopo la Cina, ciò nonostante ne importa principalmente dalla stessa Cina per coprire il suo fabbisogno interno. La stessa Italia non copre la domanda nazionale, dovendo importare soprattutto da Spagna e Romania.

Meno noto, forse, ma decisamente più importante è il ruolo da impollinatori svolto dalle api. Secondo Ispra, le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali e garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo. In sostanza, fanno da vettore cioè trasportano da un fiore all’altro il polline, consentendo la crescita di frutta e verdura e garantendoci la possibilità di alimentarci in modo vario e sano.

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I rischi per le api (e per noi)

Il 75% (cioè 3 su 4) dei tipi di colture alimentari si basa sugli insetti impollinatori, di cui le api rappresentano la classe più importante ed efficiente. Da loro dipende il 90% dei fiori selvatici e la realizzazione di molti medicinali di origine vegetale. Le api sono dunque indispensabili e, da qualche anno, in pericolo, soprattutto a causa dell’uomo.

La scomparsa graduale dell’habitat naturale, la tendenza alla monocultura, l’uso sempre più massiccio di pesticidi a base di neonicotinoidi (usati per lo più per il mais) e il progredire dell’inquinamento stanno riducendo pericolosamente il numero degli eleganti insetti gialli e neri. L’uomo sta cercando di rimediare, intanto con la ricorrenza fissata al 20 maggio di ogni anno.

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La socialità delle api

Ma ora dobbiamo introdurre una distinzione. L’ape è anche un animale molto “sociale”, che di solito vive in grandi colonie nelle quali il singolo perde importanza a vantaggio dell’utilità sociale. Sembrano marxiane? Sì, un po’. Nell’iconografia classica c’è la regina, i fuchi che attendono tremanti e le api operaie, che faticano tutti i santi giorni; sembra un racconto di Dickens.

Ma poi ci sono le api (e anche altri tipi di insetti, in verità) definite “solitarie”, cioè che rifuggono la comunità e stanno da sole o in microcomunità. Non vivono in un contesto organizzato ma si accontentano di quello che trovano, buchi nel legno, cavità naturali, o possono anche costruire dei micro nidi.

C’è da aggiungere all’identikit che non producono miele, non riconoscono regine (né fanti), e ovviamente non hanno nessuna voglia di sistemarsi in un alveare a fare le comprimarie! Il rarefarsi di aiuole e siepi sta facendo mancare loro fondamentalmente la casa, con conseguente impossibilità di produrre impollinazione in giro per il mondo.

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Gli hotel per le api

Per questo si sta facendo avanti la pratica del bug hotel o bee hotel se riferito alle sole api, cioè installare nel proprio giardino una casettina di legno, un piccolo nido, un qualunque tipo di riparo sicuro per dare un tetto alle solitarie (e molto più produttive delle altre), un’alcova in cui riprodursi, un rifugio sicuro contro le intemperie. È una buona azione e serve ad assicurarsi un certo grado di biodiversità, che altrimenti sarebbe a rischio e consente di usare e riusare materiali tutti naturali.

Trend di questo tipo vengono soprattutto dall’America del Nord. Può essere un modo per scatenare l’artigiano che è in noi, per utilizzare materiali che altrimenti sarebbero posti a giacere in cantina o destinati alle discariche. E non servono nemmeno i cartelli, come si farebbe per gli hotel umani; un’ape solitaria il posto se lo trova da sola, senza preavviso. Può essere un’idea per vedere ripopolato il proprio giardino. Dopo aver dato rifugio alle solitarie si noterà, in tempi brevi, un numero maggiore di insetti e di fiori. Come dire, una rigenerazione naturale.

La città di Brighton (quasi 300mila abitanti avvolti dalla nebbia dell’East Sussex) ha prodotto un rimedio davvero singolare, i mattoni delle api (in inglese è decisamente più elegante, suona Brighton’s bees bricks). Si tratta di veri mattoni, fatti con materiali riciclati per intero, più grandi dei mattoni tradizionali e con dei fori all’interno per ospitare le nursery delle api. Lo scopo è quello di usarli, includerli nelle costruzioni, almeno in parte.

Dall’aprile 2020 è obbligatorio dotare le nuove costruzioni di questo tipo di laterizio, ma c’è da dire che non tutti gli entomologi li vedono come una soluzione. Possiamo dire che è un modo per assicurarsi una presenza stabile di preziosi insetti, fornendo loro un alloggio. E in Italia? Forse non siamo ancora del tutto consapevoli dei rischi che corriamo. Per il momento segnaliamo Bellaria – Igea Marina che si è dotata di bee hotel, ben 4. L’augurio è che insieme al resto del territorio romagnolo colpito dall’alluvione si rialzi presto e che i luoghi dove gli impollinatori possono prosperare moltiplichino a dismisura.

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