La circolarità non è un comparto a sé nelle logiche di pensiero del progettista ma fa parte di un approccio sistemico. Il buon senso che spinge verso l’ideazione di un prodotto, il suo essere smart contiene già al suo interno i driver della circolarità.
È su queste direttive che si muove la video-intervista a Juan Francisco Fruci, Docente e Direttore di Design del Prodotto presso l’Universidad de Las Américas a Quito in Ecuador, registrata nel corso di Intelligenza Circolare, l’evento internazionale organizzato lo scorso ottobre a Roma da ISIA Roma Design e dal magazine EconomiaCircolare.com.
Presente e futuro del design
Da ex-studente dell’ISIA Roma Design di Roma e da docente, Fruci ha una visione chiara dell’evoluzione del design: “Quando si rompe lo schema di progettare solo delle cose, quando si pensa nella logica dei servizi, delle cose immateriali lì c’è già un approccio che mette in piedi il servizio, che è circolare di per sé. Quindi quando c’è questa contaminazione del pensiero, gli studenti iniziano ad aprire gli occhi a tante altre alternative che finiscono per essere circolari, non è proprio il fine ma diventa una conseguenza di questa logica“. Come a dire che la progettazione della circolarità è già intrinseca nella circolarità della progettazione.
Ma in che modo il design può aiutare nella costruzione di un futuro più sostenibile? “Si devono cercare − spiega Fruci − due polarità: o si deve pensare agli oggetti infiniti o agli oggetti ‘istantanei’. Che siano oggetti o servizi. Gli oggetti infiniti sono i più durevoli, quella sarebbe l’utopia: fare delle cose che devono sopravvivere al tempo e dall’altra parte fare delle cose che scompaiano al più presto. Se uno si muove tra questi due estremi è meglio che stare in mezzo”.
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E se si progetta male?
Nella interviste che vi abbiamo raccontato finora (e che potete recuperare sul canale YouTube di EconomiaCircolare.com) abbiamo sempre guardato alle possibilità che il design può offrire alla sostenibilità ma esiste un modo di progettare che non aiuta il Pianeta.
“Se non si progetta bene un prodotto o un servizio, − avverte − il consumo diventa lineare di per sé, perché la logica di scartare viene dalla miopia. Non si vede tutta la realtà, la si vede un po’ distorta e non si capisce che qualcuno dovrà farsi carico delle cose. Il pensiero sistemico è proprio quello: gestire la complessità. L’economia è un aspetto molto complesso ma questo scambio di beni, di merce, di valore, se resta nello stesso circuito ha molto più da guadagnare, è più intelligente in quel senso”.
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